Almeno 12 persone sono morte e 23 risultano ancora disperse nell’incendio divampato giovedì pomeriggio nell’area di Los Gallardos, in provincia di Almería, nel sud-est della Spagna, dove centinaia di vigili del fuoco stanno cercando anche oggi, sabato, di contenere i focolai alimentati da caldo estremo, terreno secco e vento forte.
Incendio ad Almería, vittime e dispersi nella zona di Bedar
Le squadre di emergenza sono concentrate attorno al villaggio di Bedar, sulle colline dell’entroterra andaluso, dove secondo le autorità spagnole sono state trovate diverse vittime. Tra i morti ci sarebbero quattro cittadini britannici, anche se né Madrid né il Foreign Office di Londra hanno diffuso finora identità o altri dettagli ufficiali.
Il bilancio, hanno avvertito funzionari locali dell’area di Los Gallardos, potrebbe salire. I soccorritori stanno ancora cercando 23 persone disperse, mentre alcune famiglie straniere proprietarie di seconde case nella zona non sarebbero state raggiunte telefonicamente. Il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot ha spiegato che i servizi consolari stanno provando a contattare “belgi con cui non è stato possibile mettersi in contatto”.
Secondo Antonio Sanz, ministro andaluso della Salute e delle Emergenze, il rogo ha già percorso circa 6.600 ettari di territorio, pari a oltre 16 mila acri. È uno degli incendi più gravi registrati in Spagna per numero di vittime negli ultimi decenni: nel 1984 morirono 20 persone a La Gomera, alle Canarie, mentre nel 1979 un incendio nei pressi di Lloret de Mar, in Catalogna, costò la vita a 21 persone, tra cui nove bambini.
Le fiamme spinte da caldo, vento e terreno secco
Il fronte di fuoco si è mosso con rapidità nel pomeriggio di giovedì, quando le temperature nell’area sfioravano i 40 gradi e il vento ha spinto le fiamme verso case isolate, strade secondarie e terreni agricoli. In quel momento, hanno riferito fonti locali, le squadre antincendio hanno lavorato soprattutto per proteggere abitazioni e vie di fuga, più che per attaccare direttamente il fronte.
La causa dell’incendio di Los Gallardos è stata collegata, nelle prime ricostruzioni, alla caduta di un cavo elettrico. Le società elettriche locali, però, hanno respinto questa ipotesi, e gli accertamenti tecnici sono ancora in corso. Nessuna conclusione definitiva è stata comunicata dalle autorità.
Sanz ha detto che durante la notte le condizioni meteo sono migliorate, consentendo ai vigili del fuoco di affrontare la giornata “con prospettive migliori rispetto a ieri”. Poi ha aggiunto: “Questo è il primo giorno in cui possiamo lanciare un attacco diretto al fuoco. Fino ad ora, le condizioni e il comportamento dell’incendio ci avevano permesso solo di lavorare in difesa”. Una frase asciutta, ma che rende il punto: prima, semplicemente, avvicinarsi era troppo rischioso.
La fuga dei residenti e il caso dell’auto bruciata
Tra gli episodi su cui si concentrano gli investigatori c’è quello di un’auto carbonizzata in cui sono stati trovati quattro corpi. Sanz aveva spiegato che le vittime sarebbero “di origine britannica”, anche perché il veicolo aveva il volante a destra. Non sono stati forniti altri elementi, e le identificazioni richiederanno tempo.
Una turista britannica, Lucinda Curtois, arrivata in Spagna giovedì con il compagno Riyaz Cheytan e i figli adolescenti, ha raccontato alla Bbc la fuga da Bedar. “Sembrava quasi una nuvola a fungo di fumo, come se fosse esplosa una bomba”, ha detto. Curtois ha confidato di temere che almeno altri due cittadini del Regno Unito siano morti: “Hanno lasciato la casa a piedi, non so perché. Posso solo pensare che la strada fosse tagliata, vivono in campagna”.
Le autorità locali di Bedar hanno riferito che alcune delle persone decedute non avrebbero seguito il percorso di evacuazione raccomandato. Resta però da chiarire quanto quelle indicazioni siano state comunicate in modo efficace, in una zona fatta di case sparse, stradine strette e residenti stranieri non sempre collegati ai canali ufficiali. Solo allora si capirà se qualcosa, nella gestione dell’allarme, non ha funzionato.
La Spagna e il peso degli incendi nell’estate europea
L’incendio in Andalusia si inserisce in un’estate segnata da roghi in più Paesi del Sud Europa, dalla Francia al Portogallo, fino ad altre aree della Spagna. Le ondate di calore prolungate, con temperature vicine o superiori ai 40 gradi, hanno reso più fragile un territorio già provato dalla siccità e dalla pressione sulle risorse idriche.
Secondo il servizio europeo Copernicus, l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente, con un aumento delle temperature circa doppio rispetto alla media globale. Questo non significa che ogni singolo incendio abbia una causa diretta unica, ma crea condizioni più favorevoli alla propagazione dei roghi: vegetazione secca, suoli aridi, venti caldi e interventi più difficili per i soccorritori.
A Los Gallardos e Bedar, intanto, la priorità resta trovare i dispersi e mettere in sicurezza le abitazioni ancora minacciate. Nei centri di accoglienza, tra residenti evacuati e turisti rimasti senza alloggio, si attendono notizie. “Vogliamo solo sapere chi manca”, ha raccontato un abitante alla stampa locale. Una frase semplice. E, per ora, la più pesante.





