Nel carcere di Napoli Poggioreale, nel mese di giugno 2026, la polizia penitenziaria ha sequestrato 76 telefoni cellulari, bloccato 6 droni e intercettato circa 2,5 chili di hashish, secondo quanto riferito dal sindacato Uspp, che lega il dato alla pressione crescente della criminalità organizzata sugli istituti penitenziari.
Poggioreale, un mese di sequestri tra cellulari, droni e droga
Il bilancio diffuso dall’Uspp parla di un mese segnato da controlli continui e da ritrovamenti ripetuti all’interno e nei pressi del penitenziario di Poggioreale, una delle strutture più grandi e complesse del Paese. Tra il materiale recuperato dagli agenti figurano micro telefoni, smartphone, dispositivi di piccole dimensioni e pacchi destinati, secondo le prime ricostruzioni, a superare le barriere dell’istituto.
Il dato più rilevante riguarda i 76 cellulari sequestrati, strumenti che in carcere possono consentire contatti non autorizzati con l’esterno, scambi di informazioni e, in alcuni casi, la prosecuzione di attività illecite. A questi si aggiungono i 6 droni bloccati, utilizzati — ha spiegato il sindacato — per introdurre materiale vietato evitando i controlli tradizionali agli ingressi.
Nel comunicato firmato dal presidente Giuseppe Moretti e dal segretario regionale Ciro Auricchio, il quadro viene definito come il segnale di un salto di qualità nei tentativi di elusione. “Si tratta di un bilancio che conferma l’intensificarsi dei tentativi di elusione dei controlli”, hanno spiegato i due rappresentanti dell’Uspp, parlando anche di una “crescente sofisticazione dei metodi adottati dal crimine organizzato”.
Il ruolo dei droni e i nuovi metodi per aggirare i controlli
L’uso dei droni nelle carceri non è un fenomeno nuovo, ma il numero dei velivoli intercettati in un solo mese a Poggioreale conferma una pressione costante sui sistemi di sicurezza. Piccoli, maneggevoli, capaci di muoversi nelle ore serali o in zone meno esposte, questi apparecchi vengono impiegati per trasportare pacchi leggeri: telefoni, droga, caricabatterie, schede sim.
Secondo quanto riferito dall’Uspp, nel mese di giugno sono stati intercettati anche circa 2,5 chilogrammi di hashish, quantitativo che, se immesso nel circuito interno, avrebbe alimentato traffici e tensioni tra detenuti. In carcere, del resto, anche un singolo telefono o poche dosi possono diventare merce di scambio, strumento di controllo, leva di pressione.
La polizia penitenziaria è intervenuta in più occasioni, con attività di osservazione, ispezioni e controlli mirati. Non vengono indicati, al momento, dettagli sui singoli episodi né eventuali persone denunciate, ma il sindacato insiste su un punto: la quantità di materiale sequestrato mostra che i tentativi sono frequenti, organizzati, spesso studiati nei tempi e nei percorsi.
L’allarme del sindacato: “Servono più agenti e più tecnologia”
Per l’Uspp, il caso di Napoli Poggioreale conferma una criticità già denunciata da tempo: gli istituti penitenziari devono fronteggiare tecniche sempre più avanzate con organici ridotti e dotazioni non sempre adeguate. “Nelle carceri è sempre più impellente la necessità di fronteggiare con più personale e più tecnologia la pressione della criminalità”, hanno dichiarato Moretti e Auricchio.
Il sindacato riconosce il lavoro svolto dagli agenti, ma sottolinea il costo umano e organizzativo di questa attività quotidiana. “Gli agenti dimostrano ogni giorno professionalità e dedizione”, hanno aggiunto, spiegando che il rafforzamento degli organici e il potenziamento delle dotazioni tecnologiche non possono più essere rinviati.
Il riferimento è anche a strumenti specifici: sistemi anti-drone, schermature, controlli elettronici più efficaci, apparecchiature per individuare micro dispositivi nascosti. In strutture complesse come Poggioreale, dove convivono numeri elevati, sezioni diverse e una pressione costante dall’esterno, la tecnologia può fare la differenza. Ma, da sola, non basta.
La carenza di organico e il nodo sicurezza nell’istituto napoletano
Il punto più delicato, secondo l’Uspp, resta la mancanza di personale. A Poggioreale, affermano Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio, mancherebbero “ben 200 agenti”, un vuoto che costringe il personale in servizio a turni pesanti e a una gestione quotidiana complessa. Solo con “duri sacrifici”, hanno detto, si riesce a tutelare sicurezza e legalità.
Il carcere napoletano, per dimensioni e posizione, rappresenta da anni uno snodo sensibile del sistema penitenziario campano. La presenza di detenuti legati a contesti criminali diversi, la pressione dei familiari all’esterno e la vicinanza con quartieri densamente abitati rendono più difficile ogni attività di controllo. Non è un dettaglio, nelle giornate di lavoro degli agenti.
L’allarme lanciato dal sindacato arriva dunque come richiesta rivolta all’amministrazione penitenziaria e al governo: più agenti di polizia penitenziaria, più strumenti, più capacità di prevenzione. I sequestri di giugno, nella lettura dell’Uspp, non sono soltanto un risultato operativo. Sono anche il segnale di una battaglia quotidiana, fatta di controlli, intuizioni, fatica e margini sempre più stretti.





