I fumi degli abbruciamenti agricoli continuano a soffocare la Valle del Sabato, con picchi pericolosi di PM10 e PM2.5 che costringono i residenti a restare in casa durante certe ore del giorno. Il fenomeno, tutt’altro che marginale, è al centro di una campagna portata avanti da Legambiente Avellino, che chiede con forza l’introduzione di un divieto esplicito e la formazione obbligatoria di tutti gli operatori della filiera agricola. L’inquinamento da abbruciamenti agricoli nella Valle del Sabato è un problema che si ripresenta con cadenza ricorrente, e secondo l’associazione ambientalista non è più rinviabile un cambio di rotta strutturale.
Fumo e polveri sottili: cosa succede nella Valle del Sabato
Quando i campi vengono bruciati per smaltire residui colturali, il fumo si diffonde rapidamente nell’aria della valle, un territorio caratterizzato da una conformazione geografica che tende a intrappolare gli inquinanti. Le rilevazioni segnalano picchi di PM10 e PM2.5 ben oltre le soglie considerate accettabili per la salute umana. Le polveri sottili di diametro inferiore ai 2,5 micrometri sono le più insidiose: penetrano in profondità nelle vie respiratorie e possono raggiungere il circolo sanguigno, aggravando patologie cardiache e respiratorie preesistenti.
La situazione è tale che molti cittadini della Valle del Sabato si trovano costretti a restare in casa nelle ore in cui la concentrazione di fumi è più alta. Non si tratta di un disagio episodico: il fenomeno si ripete con una frequenza che, secondo Legambiente, lo rende una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria. I carabinieri forestali sono già intervenuti, elevando le prime sanzioni nei confronti di chi pratica gli abbruciamenti in modo non consentito, ma le multe da sole non sembrano sufficienti a modificare abitudini radicate nel territorio.
La posizione di Legambiente: divieto e formazione come risposta all’inquinamento da abbruciamenti agricoli
Legambiente Avellino non si limita a denunciare il problema. L’associazione avanza una proposta in due direzioni: da un lato, l’introduzione di un divieto formale degli abbruciamenti agricoli nella valle; dall’altro, l’avvio di un percorso di formazione obbligatoria per tutti gli operatori del settore agricolo, affinché conoscano e adottino pratiche alternative di gestione dei residui colturali.
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Antonio Dello Iaco, vicepresidente di Legambiente Avellino, ha sottolineato la necessità di investimenti, monitoraggio costante e coordinamento tra i sindaci dei Comuni della valle. Quest’ultimo punto è particolarmente rilevante: l’inquinamento atmosferico non conosce confini comunali, e una risposta frammentata rischia di essere inefficace. Serve, secondo l’associazione, un approccio sovracomunale che metta attorno allo stesso tavolo le amministrazioni locali, le associazioni di categoria agricola e gli enti preposti al controllo ambientale.
La campagna si inserisce nel più ampio progetto #liberidaiveleni promosso da Legambiente a livello nazionale, che punta a ridurre l’esposizione delle comunità locali a sostanze nocive di origine antropica, incluse quelle derivanti da pratiche agricole non sostenibili.
Perché gli abbruciamenti sono ancora così diffusi
La pratica degli abbruciamenti agricoli ha radici antiche. Per decenni è stata considerata il metodo più rapido ed economico per liberarsi di stoppie, potature e altri residui vegetali a fine stagione. In assenza di alternative accessibili e di una cultura agronomica aggiornata, molti agricoltori continuano a ricorrere al fuoco come strumento ordinario di gestione del fondo.
Il problema è che il contesto normativo e scientifico è profondamente cambiato. Le conoscenze sull’impatto delle polveri sottili sulla salute sono oggi consolidate, e diverse regioni italiane hanno già adottato restrizioni o divieti stagionali. In Irpinia, tuttavia, la situazione appare ancora in una fase di transizione: le norme esistono, ma la loro applicazione è discontinua e la consapevolezza tra gli operatori agricoli rimane disomogenea.
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La formazione professionale rappresenta in questo senso uno strumento chiave. Non si tratta soltanto di informare gli agricoltori sui divieti, ma di accompagnarli nella scoperta di pratiche alternative: il compostaggio dei residui vegetali, la trinciatura e l’interramento delle stoppie, o il recupero energetico della biomassa sono tutte soluzioni tecnicamente praticabili che riducono drasticamente le emissioni in atmosfera.
Il ruolo del monitoraggio e delle istituzioni locali
Uno dei nodi centrali della questione riguarda la capacità di monitoraggio della qualità dell’aria nella Valle del Sabato. Senza dati sistematici e aggiornati, è difficile quantificare con precisione l’impatto degli abbruciamenti e costruire politiche efficaci. Legambiente chiede che le istituzioni investano in reti di rilevamento più capillari, in modo da rendere visibile ciò che oggi è spesso invisibile ai più.
Il coordinamento tra sindaci, invocato da Dello Iaco, è un passaggio politicamente delicato ma necessario. Ogni Comune tende a gestire il proprio territorio in modo autonomo, ma un fenomeno come l’inquinamento atmosferico da abbruciamenti agricoli richiede risposte condivise: ordinanze allineate, controlli coordinati, comunicazione unitaria verso i cittadini e gli agricoltori.
L’auspicio di Legambiente è che la pressione civica e la documentazione scientifica spingano le amministrazioni locali a muoversi con maggiore determinazione. I carabinieri forestali hanno già dimostrato che i controlli sono possibili e che le sanzioni vengono applicate. Ora serve che attorno a quella risposta repressiva si costruisca anche un sistema di incentivi e supporto per chi vuole cambiare metodo, trasformando una pratica inquinante in un’opportunità di aggiornamento professionale per l’agricoltura irpina.
La Valle del Sabato ha tutte le caratteristiche per diventare un caso virtuoso: un territorio agricolo attivo, un tessuto associativo presente e attento, istituzioni locali potenzialmente reattive. Che questa pressione si traduca in provvedimenti concreti dipenderà in larga misura dalla volontà politica di affrontare un problema che, ogni stagione, torna a pesare sulla qualità della vita di chi abita lungo il fiume Sabato.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





