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Mano sul trackpad di un laptop con pop-up di consenso ai cookie sullo schermo, su una scrivania con smartphone e tazza
Schermata di consenso ai cookie su un laptop: la scelta tra accettare o rifiutare i dati al centro del dibattito sulla privacy online.

Google informa gli utenti europei, anche in Italia, attraverso la schermata “Before you continue to Google” sulle modalità con cui usa cookie e dati, chiedendo oggi, 25 luglio 2026, una scelta esplicita per proseguire nell’accesso ai suoi servizi e gestire consenso, privacy e pubblicità personalizzata.

Google, consenso privacy e uso dei cookie

La schermata di consenso compare prima dell’accesso a Google e spiega, in modo diretto, che cookie e dati vengono utilizzati per “fornire e mantenere” i servizi del gruppo, monitorare eventuali interruzioni, proteggere gli utenti da spam, frodi e abusi, e misurare il coinvolgimento del pubblico. È il passaggio che molti utenti vedono prima di una ricerca, di YouTube o di altri strumenti collegati all’ecosistema Google: poche righe, due pulsanti principali, e l’opzione per approfondire.

Nel testo, Google chiarisce che alcune attività di raccolta dati servono anche a capire come vengono usati i suoi servizi e a migliorarne la qualità. Non si parla soltanto di pubblicità, dunque, ma anche di sicurezza tecnica e funzionamento delle piattaforme. Una distinzione che l’azienda mette in evidenza, perché da lì dipende la differenza tra i cookie necessari e quelli usati per finalità aggiuntive.

Cosa cambia scegliendo “Accetta tutto”

Se l’utente seleziona “Accetta tutto”, Google spiega che userà cookie e dati anche per sviluppare e migliorare nuovi servizi, misurare l’efficacia degli annunci, mostrare contenuti personalizzati e proporre pubblicità personalizzata in base alle impostazioni dell’account o del browser. È, in sostanza, il consenso più ampio: quello che permette di adattare risultati, suggerimenti e inserzioni al comportamento dell’utente.

La personalizzazione, viene precisato nella schermata, può basarsi anche sull’attività precedente svolta da quel browser, come le ricerche Google già effettuate. Da qui arrivano raccomandazioni più coerenti con gli interessi mostrati nel tempo, ma anche annunci costruiti su segnali digitali raccolti durante la navigazione. Google aggiunge inoltre che i dati possono essere impiegati per rendere l’esperienza adeguata all’età dell’utente, quando questa informazione è rilevante.

Non è un dettaglio secondario. Nel linguaggio della piattaforma, contenuti personalizzati e annunci personalizzati non coincidono sempre: i primi possono riguardare risultati, suggerimenti o raccomandazioni; i secondi, invece, sono legati alla pubblicità. L’utente, davanti alla schermata, decide se autorizzare anche questi utilizzi ulteriori.

L’opzione “Rifiuta tutto” e i contenuti non personalizzati

Con “Rifiuta tutto”, Google afferma che non userà i cookie per le finalità aggiuntive indicate nella schermata, cioè quelle legate allo sviluppo di nuovi servizi, alla misurazione degli annunci e alla personalizzazione di contenuti e pubblicità. Restano però gli usi necessari per il funzionamento dei servizi, la sicurezza e la prevenzione di abusi. In altre parole, il rifiuto non elimina ogni trattamento tecnico, ma limita quelli non indispensabili.

La società precisa anche come funzionano i contenuti non personalizzati. Questi possono essere influenzati da elementi come il contenuto che si sta visualizzando, l’attività nella sessione di ricerca in corso e la posizione geografica. Per gli annunci non personalizzati, invece, Google cita il contenuto visualizzato e la posizione generale dell’utente, senza ricorrere alla cronologia più ampia del browser per costruire un profilo pubblicitario.

È una differenza pratica, più che teorica. Chi rifiuta la personalizzazione continuerà comunque a vedere annunci, ma meno modellati sulle attività precedenti. Potranno essere legati, ad esempio, alla pagina aperta in quel momento o all’area geografica da cui arriva la connessione. Una pubblicità meno mirata, ma non assente.

Gestire le impostazioni da “Altre opzioni”

La schermata invita infine a selezionare “Altre opzioni” per consultare informazioni aggiuntive e gestire in modo più dettagliato le impostazioni della privacy. È il percorso pensato per chi non vuole limitarsi a scegliere tra accettazione e rifiuto integrale, ma preferisce intervenire sulle singole categorie di trattamento. Google indica anche l’indirizzo g.co/privacytools, accessibile in qualsiasi momento per rivedere le scelte.

Questo punto è centrale per gli utenti che vogliono modificare il consenso dopo la prima decisione. Le preferenze, infatti, possono cambiare: c’è chi accetta la personalizzazione su un dispositivo e la rifiuta su un altro, chi usa un account condiviso, chi cancella i cookie del browser e vede riapparire la richiesta. Tutto passa dalla gestione delle impostazioni.

Nel messaggio, Google non introduce termini tecnici complessi, ma concentra l’informativa sui principali effetti della scelta: funzionamento dei servizi, sicurezza, misurazione, annunci, contenuti su misura e controllo dell’utente. La richiesta finale resta semplice: decidere se accettare, rifiutare o approfondire. Ed è proprio lì, in quel clic iniziale, che si gioca una parte concreta della gestione quotidiana della privacy online.

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