Panorama

Accordo storico sul nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita

Diplomatici Usa e saudita firmano documenti su un tavolo, con bandiere dei due Paesi e modellino di centrale
Firma di un’intesa tra Stati Uniti e Arabia Saudita in una sala istituzionale, con riferimento al nucleare civile.

Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno firmato mercoledì a Washington un accordo di cooperazione nucleare civile che apre la strada allo sviluppo di un programma atomico saudita, con l’obiettivo dichiarato di produrre energia e rafforzare i rapporti strategici tra i due Paesi, mentre in Medio Oriente resta alta la tensione legata all’Iran.

Accordo nucleare Usa-Arabia Saudita, cosa prevede l’intesa

Il Dipartimento dell’Energia americano ha definito l’intesa un accordo di “cooperazione nucleare pacifica”, destinato a garantire “grande accesso” alle aziende statunitensi nel futuro programma nucleare saudita. Il testo, però, non è stato ancora reso pubblico. Ed è proprio questo punto, a Washington come nelle capitali della regione, a pesare sul dibattito.

Secondo diversi media americani, l’accordo potrebbe consentire in futuro a Riad di arricchire uranio sul proprio territorio, in un impianto costruito con tecnologia statunitense. L’uranio arricchito può essere utilizzato come combustibile per centrali elettriche, ma anche — con livelli diversi di lavorazione — nella produzione di armi nucleari. Una distinzione tecnica, ma politicamente sensibile.

Insieme all’intesa principale, il Dipartimento dell’Energia ha annunciato la firma di un accordo bilaterale di salvaguardia. “Questi due accordi pongono le basi legali per una partnership pluridecennale e da molti miliardi di dollari”, si legge nella nota, che cita tra gli obiettivi anche la non proliferazione nucleare. Il governo saudita, da parte sua, ha parlato di “estensione della cooperazione esistente” nel settore energetico, ricordando la visita del leader saudita a Washington lo scorso novembre.

Il nodo dell’uranio arricchito e i timori degli esperti

Il punto più delicato resta la possibile facoltà concessa all’Arabia Saudita di produrre autonomamente combustibile nucleare. Rosemary Kelanic, direttrice del programma Medio Oriente del think tank statunitense Defense Priorities, ha detto che sarebbe “piuttosto sorprendente” se gli Stati Uniti autorizzassero impianti di arricchimento sauditi. “Non lo abbiamo mai fatto prima. Non abbiamo mai aiutato un altro Paese ad arricchire uranio sul proprio suolo”, ha spiegato.

La ragione, secondo gli esperti di non proliferazione, è semplice: chi controlla il ciclo del combustibile acquista una capacità tecnica che, in determinate condizioni, può ridurre i tempi necessari per un eventuale programma militare. Non significa costruire una bomba da un giorno all’altro. Ma cambia il quadro.

Il segretario americano all’Energia, Chris Wright, ha respinto le preoccupazioni. “State tranquilli, questi accordi rispettano i più alti standard di sicurezza nucleare e non proliferazione”, ha dichiarato, aggiungendo che l’intesa si basa sulle migliori tecnologie e competenze sviluppate negli Stati Uniti. Anche il Dipartimento dell’Energia ha sostenuto che l’accordo rafforzerà la sicurezza regionale e il vantaggio competitivo americano nel nucleare civile.

Il precedente più citato, in queste ore, è l’accordo firmato dagli Stati Uniti con gli Emirati Arabi Uniti nel 2009. In quel caso Abu Dhabi accettò di non produrre combustibile nucleare sul proprio territorio e di sottostare a una serie di restrizioni. Se la nuova intesa con Riad contenesse una clausola sull’arricchimento, segnerebbe una differenza netta.

Iran, Israele e il fragile equilibrio del Medio Oriente

L’annuncio arriva mentre resta aperto il confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran sul programma nucleare di Teheran. Washington e Tel Aviv sostengono di aver colpito obiettivi iraniani a febbraio anche per impedire all’Iran di dotarsi di un’arma atomica, un’intenzione che la Repubblica islamica nega da anni.

Il tema tocca da vicino Riad. Nel 2018, in un’intervista alla Cbs, il principe ereditario Mohammed bin Salman disse che il regno non puntava ad acquisire armi nucleari, ma aggiunse una frase rimasta negli archivi diplomatici: “Senza dubbio, se l’Iran sviluppasse una bomba nucleare, noi lo seguiremmo il prima possibile”. Parole pesanti, oggi rilette con attenzione.

L’Arabia Saudita è un alleato di lunga data degli Stati Uniti e ospita diverse basi americane, finite nel mirino di attacchi iraniani durante le ultime fasi di tensione regionale. Due giorni prima dell’annuncio, inoltre, gli Houthi dello Yemen, alleati di Teheran, avevano dichiarato un “blocco marittimo” contro il regno saudita. In questo contesto, anche un accordo civile assume un peso strategico.

Da Israele sono arrivate reazioni prudenti. Il ministro dell’Economia Nir Barkat ha detto che Israele “può gestirlo” se l’Arabia Saudita sviluppa energia nucleare per fini pacifici. Israele, secondo valutazioni diffuse da anni tra analisti e governi occidentali, dispone di armi nucleari, ma non conferma né smentisce.

Il passaggio al Congresso e la partita politica a Washington

L’accordo sarà ora trasmesso al Congresso degli Stati Uniti per l’esame previsto dalla legge. Alcuni parlamentari democratici e repubblicani hanno già lasciato intendere che si opporranno, anche se il Partito repubblicano di Donald Trump controlla entrambe le Camere e, al momento, i contrari non sembrano avere i numeri per bloccare l’intesa.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha respinto l’idea che l’accordo possa avvicinare Riad a capacità militari nucleari. “Gli Stati Uniti non raggiungeranno alcun accordo con nessun Paese al mondo che comporti un rischio di proliferazione”, ha detto ai giornalisti. Una risposta secca, arrivata mentre i democratici ricordavano il suo passato sostegno al “No Nuclear Weapons for Saudi Arabia Act”, una proposta che chiedeva l’approvazione del Congresso per ogni accordo nucleare con Riad.

Il senatore democratico del Massachusetts Edward Markey ha accusato Rubio e Trump di permettere “a una nazione autoritaria e belligerante” di sviluppare tecnologie nucleari mentre si giustifica la guerra con l’Iran come misura contro una bomba iraniana. “La loro ipocrisia è pari solo alla loro imprudenza”, ha detto.

Sul piano economico, l’intesa può valere miliardi per le aziende americane coinvolte nella costruzione di impianti e forniture tecnologiche. Sullo sfondo c’è anche la concorrenza di Russia e Cina, che secondo ricostruzioni di stampa avrebbero discusso con Riad accordi simili. Per Washington, perdere terreno nel nucleare civile saudita avrebbe significato lasciare spazio ai rivali. Per l’Arabia Saudita, invece, è una vittoria diplomatica: non cambia gli equilibri domani mattina, ma può ridisegnarli negli anni.

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