Panorama

Droni ucraini colpiscono nuovi siti del colosso russo Wildberries

Magazzino industriale in fiamme di notte con vigili del fuoco, fumo denso e persone che osservano a distanza
Vigili del fuoco al lavoro davanti a un hub logistico incendiato nella notte, sullo sfondo di mezzi di soccorso e fumo.

I droni ucraini hanno colpito nella notte tra martedì e mercoledì due hub logistici di Wildberries, il maggiore rivenditore online russo, nelle regioni di Krasnodar e Stavropol, provocando almeno 15 feriti secondo la fondatrice della società e i governatori locali; Kiev sostiene che quei centri fossero coinvolti nella fornitura di componenti e materiali destinati all’esercito russo.

Attacchi nella notte contro i magazzini Wildberries

Le prime segnalazioni sono arrivate poco dopo la mezzanotte GMT, quando l’agenzia statale russa Tass ha riferito dell’attivazione della contraerea a Nevinnomyssk, nella regione di Stavropol. Nel giro di pochi minuti, sui canali locali sono comparsi video girati dai residenti: fiamme alte, colonne di fumo e il bagliore degli incendi visibile a distanza, in aree industriali dove lavorano centinaia di persone.

La fondatrice di Wildberries, Tatyana Kim, ha confermato su Telegram che i lavoratori sono stati evacuati dai centri logistici colpiti a Krasnodar e Nevinnomyssk. “Non ci sono parole per descrivere tutti i sentimenti e le emozioni causati dagli attacchi contro persone comuni, contro i nostri dipendenti, contro di noi che stiamo solo facendo il nostro lavoro”, ha scritto Kim, aggiungendo però che l’azienda intende continuare le attività “per il bene delle persone”. Una frase dura, quasi di sfogo, arrivata mentre i vigili del fuoco erano ancora impegnati nelle operazioni di spegnimento.

Secondo il governatore di Stavropol, Vladimir Vladimirov, cinque persone sono rimaste ferite nel complesso logistico alla periferia di Nevinnomyssk e sono state curate in regime ambulatoriale. A Krasnodar, ha spiegato il governatore Veniamin Kondratyev, i feriti sono dieci: tre versano in condizioni gravi. BBC Verify ha analizzato filmati circolati online e ha confermato la presenza di incendi in entrambe le località.

Kiev rivendica: “Colpiti centri legati all’esercito russo”

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto mercoledì che l’Ucraina ha colpito hub logistici nelle regioni di Krasnodar e Stavropol “coinvolti nel fornire all’esercito russo componenti per droni, apparecchiature di navigazione e altri materiali”. La rivendicazione inserisce l’operazione in una strategia ormai ricorrente: raggiungere, con velivoli senza pilota a lungo raggio, infrastrutture considerate utili alla macchina militare di Mosca.

Kondratyev ha parlato di un “massiccio attacco” contro la regione di Krasnodar. Frammenti di drone, secondo il governatore, avrebbero colpito anche il terreno di un’azienda ad Armavir, uccidendo un dipendente. L’amministrazione cittadina ha riferito inoltre che un deposito petrolifero è stato raggiunto, con un incendio divampato nell’area. Detriti sono caduti anche su due condomìni a Krasnodar e su due abitazioni nel villaggio di Dinskaya, senza causare feriti.

Zelensky ha aggiunto che le forze ucraine avrebbero colpito anche un deposito di petrolio, una petroliera e quattro navi cargo della cosiddetta flotta ombra russa nelle acque tra il Mar d’Azov e il Mar Nero. Con questa espressione si indica la rete di navi usate da Mosca per aggirare le sanzioni internazionali sulle esportazioni di petrolio, introdotte dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022. Mosca, al momento, non ha fornito una ricostruzione completa dei danni navali indicati da Kiev.

Il secondo attacco in quattro giorni

Gli attacchi della notte rappresentano il secondo episodio contro strutture di Wildberries in meno di una settimana. Nel fine settimana erano stati colpiti magazzini a Tambov ed Elektrostal, città non lontana da Mosca: il bilancio indicato dalle fonti disponibili parla di otto morti. Le immagini satellitari pubblicate dopo quei raid mostrano danni gravi, in alcuni casi con edifici quasi completamente svuotati dagli incendi.

A Elektrostal, in particolare, tre strutture risultano bruciate. Non è ancora chiaro quanti venditori siano stati coinvolti né quale parte della merce stoccata sia andata perduta, ma l’impatto sugli operatori che usano i marketplace russi appare già rilevante. Wildberries, come la rivale Ozon, funziona in larga parte da piattaforma: mette in contatto venditori indipendenti e acquirenti, gestisce magazzini, consegne e pagamenti in tutta la Federazione russa.

Serhii Kuzan, presidente dell’Ukrainian Security and Cooperation Centre, aveva spiegato alla BBC che il sito di Wildberries sarebbe stato usato da volontari russi per acquistare equipaggiamento militare. “La ragione principale per colpire i magazzini Wildberries è interrompere la logistica russa e la fornitura di beni a doppio uso, elettronica critica e merci sanzionate all’esercito russo e ai produttori di armi”, ha detto. Una lettura che Kiev considera parte del conflitto, mentre a Mosca viene presentata come un attacco a infrastrutture civili.

Venditori colpiti e ricadute sull’economia russa

Dietro i grandi capannoni colpiti dai droni ucraini ci sono anche centinaia di piccoli venditori, spesso dipendenti quasi del tutto dalle piattaforme online. Una commerciante identificata dalla BBC Russian con il nome di fantasia Elena ha raccontato di aver perso abiti destinati alla vendita, unica fonte di reddito per la sua famiglia. “Se ci saranno altri attacchi, probabilmente non ce la farò”, ha confidato. Poi una frase semplice, ma pesante: “Fa paura continuare a caricare la merce in quello che sembra un forno”.

Per Kiev, colpire la logistica significa ridurre la capacità russa di rifornire il fronte e aggirare le restrizioni occidentali sui materiali a uso militare o duale. Per Mosca e per le imprese coinvolte, invece, il costo immediato ricade anche su lavoratori, addetti ai magazzini, corrieri e venditori che operano dentro una filiera commerciale enorme. È uno degli effetti più visibili della guerra a distanza: non solo basi, depositi e infrastrutture energetiche, ma anche snodi economici privati entrati, secondo l’Ucraina, nel perimetro della logistica bellica russa.

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