A Delhi, lunedì, decine di migliaia di giovani indiani della Generazione Z sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, dopo le polemiche sul sistema degli esami universitari e sul trattamento riservato all’attivista Sonam Wangchuk, ricoverato con la forza al termine di uno sciopero della fame: una protesta nata online come parodia politica e diventata, nel giro di pochi mesi, uno dei movimenti giovanili più visibili dell’India.
Delhi, la protesta dei giovani contro il governo Modi
Il corteo annunciato dal Cockroach Janta Party, il “partito degli scarafaggi”, avrebbe dovuto raggiungere il Parlamento indiano il 9 luglio, ma già nelle ore precedenti la mobilitazione aveva attirato l’attenzione delle autorità e dei media nazionali. A Jantar Mantar, l’osservatorio settecentesco nel cuore di Delhi che da anni è anche luogo di sit-in e manifestazioni, studenti, famiglie e attivisti si sono radunati con cartelli, maschere e slogan contro il governo guidato da Narendra Modi.
Secondo le ricostruzioni dei media indiani, la protesta è cresciuta dopo il ricovero forzato di Sonam Wangchuk, ingegnere e attivista di 59 anni, noto anche fuori dall’India per le sue battaglie civiche e ambientali. Wangchuk era in sciopero della fame da 20 giorni in sostegno al movimento: quando la polizia lo ha portato in ospedale, sabato, molti sostenitori hanno parlato di “atto intimidatorio”. In quel momento, una mobilitazione già ampia ha preso un’altra forma. Più politica, più dura.
Da satira online a movimento di piazza
Il Cockroach Janta Party è nato pochi mesi fa come iniziativa satirica, quasi uno scherzo, ha raccontato il suo fondatore Abhijeet Dipke, 30 anni, consulente di comunicazione politica ed ex studente della Boston University. Dipke ha spiegato di aver aperto un semplice modulo Google per raccogliere adesioni e di essersi trovato davanti a decine di migliaia di risposte: “Non pensavamo che sarebbe diventato tutto questo”, ha confidato in diverse interviste.
Il nome del movimento deriva da una polemica che ha coinvolto il presidente della Corte Suprema indiana, Surya Kant. Durante un’udienza, secondo quanto riportato dalla stampa locale, il giudice avrebbe paragonato alcuni giovani disoccupati orientati verso giornalismo e attivismo a “scarafaggi” e “parassiti”. Kant ha poi chiarito di riferirsi a persone con titoli di studio “falsi e fasulli”, non ai giovani indiani nel loro complesso. Ma la parola era ormai uscita dall’aula. E i ragazzi l’hanno ribaltata.
Così il Cockroach Janta Party, sigla che richiama in chiave parodica il Bharatiya Janata Party di Modi, al potere dal 2014, è passato dai meme alle strade. Alcuni volontari si sono presentati vestiti da scarafaggi durante iniziative di pulizia urbana e presìdi pubblici. Una provocazione, certo. Ma anche un modo per dire: se ci chiamate così, allora ci vedrete.
Il nodo degli esami NEET e la rabbia degli studenti
Al centro della protesta c’è soprattutto il NEET, il test nazionale di accesso alle facoltà di medicina in India, un esame da cui dipende il futuro di milioni di studenti. Il 3 maggio, secondo i dati riportati, quasi 2,28 milioni di candidati hanno sostenuto la prova dopo mesi, a volte anni, di preparazione. Pochi giorni dopo, però, l’esame è stato annullato in seguito ad accuse di fuga di domande.
Per molti ragazzi è stato un colpo pesante. Hanno dovuto ripetere la prova settimane più tardi, questa volta con misure di sicurezza rafforzate, mentre famiglie e associazioni denunciavano stress, spese aggiuntive e incertezza. Il CJP sostiene inoltre, insieme ad alcune famiglie, che circa 20 studenti siano morti per suicidio dopo l’annullamento dell’esame, a causa della pressione e dello sconforto; un dato che, al momento, viene citato dai promotori della protesta e richiede verifiche ufficiali caso per caso.
Lo scandalo ha riaperto una ferita già nota. Anche nel 2024 il NEET era stato investito da accuse simili, con contestazioni sulla regolarità della prova e sulla gestione delle graduatorie. Per questo i manifestanti chiedono una riforma del sistema educativo, più controlli contro le fughe di quesiti e responsabilità politiche chiare. La richiesta principale resta quella: le dimissioni del ministro Dharmendra Pradhan. Dopo il caso Wangchuk, Dipke ha alzato il tiro e ha chiesto anche le dimissioni di Modi.
L’opposizione cavalca il malcontento, il governo sotto pressione
Non è ancora chiaro se il Cockroach Janta Party riuscirà a ottenere risultati concreti, né se saprà trasformare la spinta di piazza in una struttura politica stabile. La manifestazione di lunedì, però, è stata descritta come una delle più grandi proteste nella capitale contro il governo Modi degli ultimi anni. Un segnale che a New Delhi non è passato inosservato.
Diverse figure dell’opposizione hanno espresso sostegno ai manifestanti. Il presidente del Congress, Mallikarjun Kharge, commentando le immagini degli studenti caricati dalla polizia, ha parlato di “attacco alla democrazia”. Mahua Moitra, deputata dell’All India Trinamool Congress, si è unita ai ragazzi in mattinata prima di recarsi in Parlamento, mentre il leader del Samajwadi Party, Akhilesh Yadav, ha chiesto che studenti e manifestanti vengano trattati “con rispetto”.
Per il governo, la questione è delicata perché tocca un punto sensibile della società indiana: l’istruzione come promessa di mobilità sociale. Nelle famiglie che investono risparmi, tempo e aspettative su un esame come il NEET, la percezione di un sistema vulnerabile alle irregolarità pesa più di qualsiasi slogan. E il movimento degli “scarafaggi”, nato per ridere del potere, ora prova a metterlo alle strette.





