A Giffoni, lunedì 20 luglio, il regista Enzo D’Alò ha presentato il restauro in 2K de “La gabbianella e il gatto”, il film d’animazione tratto dal racconto di Luis Sepúlveda, per riportare sul grande schermo una storia che da quasi trent’anni parla a bambini e adulti di amicizia, solidarietà, ambiente e rispetto di chi è diverso.
La gabbianella e il gatto torna a Giffoni in versione restaurata
C’è una generazione che ha imparato il nome di Zorba prima ancora di capire davvero cosa volesse dire prendersi cura di qualcuno. E ce n’è un’altra, seduta in sala a Giffoni, che oggi guarda Fortunata, la piccola gabbiana orfana cresciuta da un gatto, con occhi nuovi. Il film di Enzo D’Alò, uscito nel 1998 e diventato uno dei titoli più amati dell’animazione italiana, è stato presentato nella nuova versione restaurata in 2K, realizzata dai laboratori Cine Lab Services di Roma.
Dal 20 luglio, la versione restaurata sarà disponibile su Mediaset Infinity. Non è solo un’operazione tecnica, ha spiegato il regista napoletano, ma un modo per restituire al pubblico «la vitalità» di un’opera che molti spettatori portano ancora nella memoria. «Rivederlo oggi sul grande schermo è una gioia immensa», ha detto D’Alò, parlando di un film che per lui somiglia a «un vecchio amico» capace, ancora adesso, di raccontare qualcosa.
Enzo D’Alò: “Una storia che parla ancora al presente”
Secondo Enzo D’Alò, la forza de “La gabbianella e il gatto” sta nella semplicità apparente con cui affronta temi complessi: inquinamento, diversità, amicizia, senso della comunità. «Da trent’anni racconta di solidarietà e comprensione di chi non è come noi», ha spiegato il regista, ricordando come quei contenuti, affidati ad “animaletti” e “disegnini”, arrivino con naturalezza anche agli adulti. Una frase detta quasi sorridendo, ma con il tono di chi sa quanto il cinema per l’infanzia possa essere serio.
In sala, davanti ai bambini della sezione Elements +3, l’effetto è stato immediato. Alcuni erano accompagnati da madri cresciute a loro volta con il film, in un passaggio di testimone che racconta bene il percorso dell’opera. La storia della gabbianella che crede di essere un gatto e del gatto che le insegna a volare, del resto, continua a funzionare perché non predica. Mostra. E solo allora, quasi senza farsene accorgere, lascia arrivare il messaggio.
Il ricordo di Luis Sepúlveda e la forza dell’animazione
D’Alò ha dedicato un passaggio anche a Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno autore della “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. «Era un autore speciale», ha confidato il regista, ricordando i suoi romanzi per adulti e la capacità di trasformare l’impegno civile in racconto accessibile ai più piccoli. Nel libro, come nel film, la giustizia non è una parola astratta: passa attraverso gesti minimi, promesse mantenute, responsabilità prese quando sarebbe più comodo voltarsi dall’altra parte.
Il restauro ha lavorato sulla luminosità, sulla ricchezza dei colori e sulla qualità visiva della versione originale. È stata valorizzata anche la colonna sonora firmata da David Rhodes, con i contributi di Samuele Bersani, Ivana Spagna, Gaetano Curreri, Antonio Albanese e Leda Battisti. D’Alò ha spiegato che la nuova lavorazione digitale ha permesso di intervenire sul colore e sul suono con strumenti non disponibili all’epoca: «È stato come riaprire una finestra su un mondo che conoscevamo bene», ha detto, «ma che oggi può respirare con una luce e una profondità nuove».
Tecnica, intelligenza artificiale e nuovi progetti
Parlando con i ragazzi, Enzo D’Alò si è soffermato anche sull’evoluzione dell’animazione. Oggi molti disegni nascono su tavolette grafiche, non più sulla carta, e la tecnologia consente una precisione impensabile alla fine degli anni Novanta. Ma, ha chiarito, lo strumento resta uno strumento: «Lo spirito dell’animazione è legato al contenuto, alla sceneggiatura, alla storia». Una posizione netta, detta senza nostalgia, piuttosto con la cautela di chi conosce il mestiere.
Il confronto ha toccato anche l’intelligenza artificiale, tema ormai presente in ogni discussione sul futuro delle immagini. D’Alò l’ha definita una tecnologia «sorprendente» e uno strumento molto potente, aggiungendo però un avvertimento: «Non dobbiamo dimenticare che la parola animazione contiene in sé la parola anima». In chiusura, il regista ha accennato alla possibilità, ancora solo allo stato di idea, di una futura lavorazione animata tratta dal suo romanzo “Oceani di carta”. Nulla di annunciato, per ora. Solo una traccia, lasciata lì, nel segno delle storie che continuano a cercare il proprio volo.





