Panorama

Traghetto con 116 passeggeri affonda al largo della Guyana, scatta l’allarme delle autorità

Soccorritori tirano a bordo naufraghi con giubbotti arancioni durante un salvataggio notturno in mare
Operazioni di soccorso notturne in mare dopo l’affondamento di un traghetto al largo della Guyana.

Un traghetto con 116 passeggeri a bordo, il MV Barima, è affondato nella notte di oggi al largo della Guyana, vicino a Iron Punt, mentre era in navigazione da Georgetown a Port Kaituma: secondo le autorità locali, al momento 53 persone sono state tratte in salvo, mentre proseguono le operazioni di ricerca coordinate dal governo dopo una richiesta di soccorso arrivata alle 23.01 ora locale.

Il naufragio del MV Barima al largo della Guyana

Il MV Barima si è capovolto in mare durante la tratta che collega la capitale Georgetown con Port Kaituma, nel nord-ovest del Paese, una rotta utilizzata anche da residenti e lavoratori delle aree interne. La zona indicata dalle autorità è quella di Iron Punt, lungo la costa della Guyana, dove le condizioni della navigazione e la distanza dai centri maggiori rendono più complesso ogni intervento di soccorso.

La notizia è stata confermata dal ministro dei Lavori pubblici, Juan Edghill, con una comunicazione diffusa sui social media. Nel messaggio, il ministro ha spiegato che una chiamata di emergenza è stata ricevuta alle 23.01, ora locale, facendo scattare l’intervento immediato di mezzi pubblici e privati. In quel momento, ha riferito, era già chiaro che la situazione richiedeva una risposta rapida.

Secondo le prime informazioni, a bordo si trovavano 116 passeggeri. Non è stato precisato, finora, se tra loro vi fossero anche membri dell’equipaggio conteggiati separatamente o inclusi nel numero complessivo. Un dettaglio non secondario, che le autorità dovranno chiarire nelle prossime ore.

Cinquantatré persone salvate, ricerche ancora in corso

Le autorità della Guyana hanno riferito che 53 persone sono state soccorse dopo l’affondamento del traghetto. Il dato, comunicato nelle prime fasi dell’operazione, resta provvisorio: non è ancora chiaro quante persone risultino disperse e se i soccorritori ritengano ancora possibile individuare altri superstiti in mare.

La macchina dei soccorsi, ha indicato Juan Edghill, coinvolge imbarcazioni statali e mezzi privati, mobilitati dopo la richiesta di aiuto. In contesti come questo, le prime ore sono decisive: buio, correnti e distanza dalla costa possono rallentare le operazioni, specie quando non sono ancora disponibili informazioni complete sulla dinamica del capovolgimento.

Il governo non ha fornito, al momento, un bilancio definitivo. La situazione dell’operazione resta quindi aperta, con aggiornamenti attesi da parte delle autorità marittime e della Protezione civile locale. “Stiamo coordinando le risorse disponibili”, ha fatto sapere il ministro, lasciando intendere che l’intervento non si è ancora concluso.

La nave costruita nel 1939 e i dispositivi di sicurezza a bordo

Il MV Barima, secondo una scheda pubblicata da VesselFinder, risulta costruito nel 1939 e lungo circa 40 metri, pari a 131 piedi. Si tratta dunque di un’unità datata, un elemento che potrebbe entrare nelle verifiche tecniche successive, anche se al momento non sono state indicate cause ufficiali dell’incidente.

Il ministro Edghill ha precisato che il traghetto era dotato di 250 giubbotti di salvataggio, due zattere rigide e sei zattere gonfiabili. Numeri che, sulla carta, superano il numero dei passeggeri indicati dalle autorità. Resta da capire, però, quanto tempo sia trascorso tra il capovolgimento e l’evacuazione, e se tutti siano riusciti ad accedere ai dispositivi di emergenza.

Le indagini dovranno stabilire anche le condizioni del mare, lo stato dell’imbarcazione, il carico a bordo e la distribuzione dei passeggeri al momento dell’incidente. Per ora, su questi punti, non ci sono conferme ufficiali. Solo allora sarà possibile ricostruire con maggiore precisione cosa sia accaduto al largo di Iron Punt.

Il governo segue la crisi, attesi nuovi aggiornamenti

A guidare la risposta del governo sarebbe il primo ministro Mark Phillips, indicato dai media locali e dalle comunicazioni istituzionali come il referente politico dell’emergenza. La priorità, in questa fase, resta il salvataggio dei passeggeri e il coordinamento tra autorità marittime, forze di sicurezza e operatori privati presenti nell’area.

La tratta tra Georgetown e Port Kaituma è rilevante per i collegamenti interni della Guyana, un Paese dove fiumi, costa e vie d’acqua hanno un ruolo centrale nei trasporti. Per molte comunità, i traghetti non sono solo mezzi di spostamento, ma collegamenti essenziali con servizi, lavoro e famiglie. Anche per questo l’incidente ha avuto una forte risonanza nel Paese.

Nelle prossime ore sono attesi nuovi dati sul numero delle persone recuperate, sull’identità dei passeggeri e sulle cause dell’affondamento. Fino a quel momento, il bilancio resta parziale: 53 salvati, 116 persone a bordo, un traghetto capovolto nella notte e una ricerca che continua, tra mare aperto e informazioni ancora frammentarie.

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