Google informa gli utenti, prima dell’accesso ai suoi servizi online, sull’uso di cookie e dati personali per garantire il funzionamento delle piattaforme, misurare l’interazione del pubblico, proteggere da abusi e, solo con consenso, mostrare contenuti e annunci personalizzati: l’avviso compare oggi, 2 luglio 2026, nelle pagine di accesso ai servizi del gruppo, nell’ambito degli obblighi di trasparenza previsti dalle normative europee sulla privacy digitale.
Google e l’avviso sui cookie prima dell’accesso ai servizi
Il messaggio “Before you continue to Google”, visualizzato dagli utenti prima di proseguire verso alcuni servizi del gruppo, riepiloga in modo diretto come Google utilizza cookie, identificatori e altri dati tecnici. La società spiega che queste informazioni servono anzitutto a “fornire e mantenere” i propri servizi, monitorare eventuali interruzioni, contrastare spam, frodi e abusi e misurare il coinvolgimento del pubblico.
Si tratta, in sostanza, della schermata di consenso che molti utenti incontrano entrando su Google Search, YouTube o altri prodotti collegati all’ecosistema della società. L’avviso distingue tra usi necessari al funzionamento delle piattaforme e impieghi aggiuntivi, legati per esempio alla pubblicità o alla personalizzazione dei contenuti. Una separazione non secondaria, perché da quella scelta dipende il tipo di esperienza che l’utente avrà durante la navigazione.
Accetta tutto o rifiuta tutto: cosa cambia per l’utente
Nel testo Google chiarisce che, scegliendo “Accetta tutto”, l’utente autorizza anche l’impiego di cookie e dati per sviluppare nuovi servizi, migliorare quelli esistenti, misurare l’efficacia degli annunci e proporre contenuti personalizzati. La stessa opzione consente di mostrare pubblicità costruite sulle impostazioni e, quando disponibili, sulle attività precedenti associate al browser.
Con “Rifiuta tutto”, invece, Google afferma di non usare i cookie per queste finalità aggiuntive. Restano comunque attivi gli strumenti necessari alla sicurezza, alla manutenzione dei servizi e alle misurazioni essenziali. È una distinzione che l’utente spesso scorre in pochi secondi, ma che incide sulla raccolta e sull’elaborazione dei dati durante la sessione di navigazione.
Il contenuto non personalizzato, precisa l’avviso, può dipendere da elementi come la pagina che si sta consultando, l’attività nella sessione di ricerca in corso e la posizione dell’utente. Anche gli annunci non personalizzati possono essere influenzati dal contenuto visualizzato e dalla localizzazione generale, senza però ricorrere a un profilo pubblicitario costruito sulle attività passate.
Pubblicità, ricerche precedenti e impostazioni sulla privacy
La parte più delicata riguarda la personalizzazione degli annunci e dei risultati. Google segnala che contenuti e pubblicità su misura possono includere risultati più pertinenti, raccomandazioni e inserzioni calibrate sulle attività precedenti svolte dallo stesso browser, incluse eventuali ricerche Google effettuate in passato. Non si parla quindi solo di banner: nel perimetro rientrano anche suggerimenti, video consigliati e risposte adattate al comportamento dell’utente.
Nel messaggio viene citato anche l’adattamento dell’esperienza all’età, “se pertinente”. Questo passaggio riguarda la possibilità di modulare contenuti e impostazioni in base alle informazioni disponibili sull’utente, un tema che negli ultimi anni è entrato spesso nel confronto tra grandi piattaforme, autorità di controllo e associazioni per la tutela dei minori.
Per chi non vuole limitarsi alle due scelte rapide, Google rimanda a “Altre opzioni”, dove è possibile consultare informazioni aggiuntive e gestire in modo più dettagliato le preferenze. La società indica anche il portale g.co/privacytools, accessibile in qualsiasi momento, come punto di riferimento per modificare le impostazioni sulla privacy. Una via meno immediata, certo, ma pensata per chi vuole distinguere tra diverse categorie di consenso.
Il quadro europeo e il peso della trasparenza digitale
Avvisi di questo tipo sono diventati una presenza abituale nella navigazione online, soprattutto in Europa, dopo l’entrata in vigore del Regolamento generale sulla protezione dei dati e delle norme sul consenso ai cookie. Le piattaforme devono spiegare quali dati raccolgono, per quali finalità e con quali possibilità di scelta per gli utenti. Non basta più un consenso generico, né una formula nascosta in fondo alla pagina.
Il punto, per chi naviga, resta la comprensione reale delle opzioni disponibili. “Accetta tutto” è spesso la strada più veloce, mentre “Rifiuta tutto” o la gestione manuale richiedono qualche passaggio in più. In mezzo c’è il nodo della consapevolezza digitale: sapere che una ricerca, una posizione approssimativa o una cronologia del browser possono contribuire a definire ciò che viene mostrato sullo schermo.
Google, nel suo avviso, presenta la scelta come parte della gestione ordinaria dei servizi: sicurezza, misurazione, pubblicità, personalizzazione. Per gli utenti, però, quella finestra prima dell’accesso è anche un promemoria concreto. Ogni clic, anche il più rapido, decide qualcosa sul rapporto tra dati personali, servizi gratuiti e pubblicità online.





