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Laptop con schermata di consenso ai cookie in italiano e mano sul trackpad, su scrivania con tazza e smartphone
Schermata di consenso ai cookie su un laptop, con le opzioni per accettare, rifiutare o gestire le preferenze di privacy.

Google mostra agli utenti europei, anche oggi 1 luglio 2026, una schermata di consenso su cookie e dati personali prima dell’accesso ai suoi servizi, per spiegare come vengono raccolte le informazioni, perché sono usate e quali scelte può compiere chi naviga.

Google, cosa compare nella schermata sui cookie

La pagina, intitolata “Before you continue to Google”, si presenta come un passaggio preliminare all’uso di Ricerca Google, YouTube o altri servizi del gruppo. Il messaggio informa l’utente che Google utilizza cookie e dati per “fornire e mantenere i servizi”, monitorare eventuali interruzioni, contrastare spam, frodi e abusi e misurare il coinvolgimento del pubblico. È il classico avviso che molti utenti scorrono in fretta, magari dal telefono, prima di premere un pulsante. Eppure, in quelle righe, sono riassunte alcune delle attività centrali del funzionamento della piattaforma: sicurezza, statistiche, qualità del servizio e gestione dell’esperienza di navigazione.

Google specifica inoltre che la raccolta dei dati serve a comprendere come i servizi vengono utilizzati e a migliorarne la qualità. Non si tratta, nel testo mostrato, di una comunicazione commerciale in senso stretto, ma di una informativa operativa legata alla privacy online. L’utente viene messo davanti a una scelta immediata: accettare tutto, rifiutare tutto o aprire le opzioni aggiuntive. Tre strade diverse. Con conseguenze diverse.

Accetta tutto o rifiuta tutto: le opzioni per l’utente

Se l’utente seleziona “Accept all”, Google dichiara che userà cookie e dati anche per sviluppare e migliorare nuovi servizi, misurare l’efficacia degli annunci, mostrare contenuti personalizzati e proporre pubblicità basata sulle impostazioni dell’account o del browser. In altre parole, la navigazione può diventare più aderente agli interessi ricostruiti attraverso le attività precedenti. Una ricerca fatta ieri, un video guardato la sera prima, una preferenza salvata: tutto può contribuire a rendere più mirati risultati, suggerimenti e inserzioni.

La scelta “Reject all”, invece, esclude l’uso dei cookie per queste finalità aggiuntive. Google precisa che, in quel caso, non utilizzerà i dati per personalizzare contenuti e annunci oltre quanto necessario per fornire e proteggere i servizi. Resta comunque possibile che vengano mostrati contenuti non personalizzati, determinati da elementi più generali, come la pagina visualizzata in quel momento, l’attività della sessione di ricerca attiva o la posizione approssimativa. È una distinzione sottile, ma rilevante: rifiutare non significa scomparire dal sistema, significa limitare alcuni usi dei dati.

Pubblicità personalizzata e contenuti non personalizzati

Nel testo Google chiarisce che i contenuti non personalizzati possono dipendere dal contenuto che l’utente sta guardando, dalla ricerca in corso e dalla posizione generale. Lo stesso vale per gli annunci non personalizzati, influenzati dal contesto della pagina e dall’area geografica indicativa. Un esempio semplice: chi cerca un ristorante a Milano potrebbe vedere risultati o inserzioni legati alla città, anche senza una profilazione basata sulla cronologia. La differenza, spiegano le informative del gruppo, sta nel livello di adattamento all’utente.

I contenuti personalizzati e gli annunci su misura, invece, possono includere risultati più pertinenti, raccomandazioni e pubblicità calibrate sulle attività precedenti del browser, comprese eventuali ricerche Google già effettuate. Il testo cita anche l’adattamento dell’esperienza all’età, “se pertinente”, un riferimento che riguarda la protezione degli utenti più giovani e la modulazione dei contenuti disponibili. Non è un dettaglio secondario, soprattutto in un contesto europeo in cui autorità nazionali e istituzioni comunitarie seguono da anni il tema della tutela dei minori online.

Privacy, impostazioni e gestione dei dati

La schermata invita chi non vuole decidere subito con un clic secco a selezionare “More options”, cioè “Altre opzioni”, per consultare informazioni aggiuntive e gestire le impostazioni di privacy. Google indica anche l’indirizzo g.co/privacytools, raggiungibile in qualunque momento, come punto di accesso agli strumenti per controllare preferenze, personalizzazione e attività salvate. È lì che l’utente può intervenire con maggiore dettaglio, modificando scelte già espresse o verificando quali dati risultano collegati alla propria esperienza d’uso.

Il tema resta quello, concreto, del rapporto tra servizi gratuiti, pubblicità e protezione dei dati personali. Le piattaforme digitali si reggono anche sulla misurazione dell’uso e sulla vendita di spazi pubblicitari; gli utenti, dall’altra parte, chiedono controlli più chiari e meno opachi. La schermata di Google prova a sintetizzare questo equilibrio in poche righe e tre pulsanti. Poi la decisione passa a chi naviga, spesso in pochi secondi, davanti a una pagina che sembra solo un ostacolo prima della ricerca. Ma non lo è soltanto.

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