Cronaca

Truffe agli anziani, il convento sventa il raggiro: così padre Marco ha fermato i falsi benefattori

Può sembrare un telefilm ma così non è: un parroco è stato veramente protagonista di una truffa sventata.

Mano anziana che apre una porta socchiusa, con tre visitatori sfocati nel cortile di un edificio in pietra
Una mano anziana osserva con cautela tre visitatori all’ingresso, immagine che richiama i raggiri e le truffe agli anziani.

È successo martedì 16 giugno 2026, in provincia di Avellino, dove tre persone originarie del Napoletano sono state denunciate dopo essersi presentate in convento per chiedere denaro con una storia che, fin da subito, è apparsa poco chiara. A fermarli sono stati il sangue freddo di padre Marco Masi e l’intervento dei carabinieri della stazione di Forino, con il supporto della polizia municipale di Contrada.

I tre impostori arrivati al convento con una richiesta di denaro

Si sono presentati al convento dei Padri Passionisti di Forino con modi educati, una richiesta precisa e una storia pensata per sembrare credibile. Un uomo e due donne, tra i 50 e i 75 anni, tutti provenienti dall’area napoletana, avrebbero chiesto soldi per aiutare un presunto conoscente del posto in difficoltà economiche. Una scena normale, almeno a prima vista. Una di quelle richieste che, in un luogo religioso, possono trovare ascolto prima ancora che diffidenza.

Qualcosa, però, non tornava. Secondo le prime ricostruzioni, i tre avrebbero insistito sul bisogno urgente di denaro, puntando sulla disponibilità all’aiuto e sulla fiducia. È il terreno su cui si muovono molte truffe agli anziani e alle persone fragili: niente violenza, niente minacce aperte. Solo una storia preparata bene, raccontata con calma, quasi con familiarità. A Forino, questa volta, il meccanismo si è inceppato.

Il sospetto di padre Marco e la chiamata ai carabinieri

Padre Marco Masi, parroco della chiesa di Forino, priore del convento e cappellano del carcere di Avellino, li ha ascoltati senza interromperli. Poi ha iniziato a mettere insieme i dettagli. La persona da aiutare, la provenienza, la fretta, forse anche il modo in cui la richiesta veniva ripetuta. Non c’era una prova, certo. Ma abbastanza per non far finta di nulla.

Il sacerdote, senza creare allarme nel convento, ha chiamato i carabinieri. Una scelta favorita anche dagli incontri di prevenzione organizzati dall’Arma nei paesi irpini, pensati proprio per spiegare a cittadini e comunità come riconoscere i tentativi di raggiro. “Quando qualcosa non convince, bisogna chiamare subito”: è il messaggio che i militari ripetono da settimane in provincia. In questo caso, quel consiglio è diventato un gesto concreto. Rapido, discreto. E decisivo.

Il fermo sull’utilitaria e la denuncia per tentata truffa

Quando i tre hanno capito che l’aria stava cambiando, si sarebbero allontanati in fretta dal convento. Non abbastanza, però, da far perdere le proprie tracce. I carabinieri della stazione di Forino, affiancati dalla polizia municipale di Contrada, li hanno intercettati poco dopo mentre viaggiavano a bordo di un’utilitaria. Un’auto comune, senza segni particolari, forse scelta proprio per passare inosservata.

Frate al portone mentre telefona; tre persone incappucciate vicino a un’auto e pattuglie sullo sfondo

Un frate avverte le forze dell’ordine mentre tre sospetti si allontanano in auto: scena simbolica delle truffe sventate agli anziani.

I tre sono stati fermati, portati in caserma e identificati. Al termine degli accertamenti è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Avellino per tentata truffa in concorso. Le verifiche vanno avanti per capire se il gruppo possa essere collegato ad altri episodi avvenuti in Irpinia nelle ultime settimane. Per ora resta un fatto: il presunto raggiro al convento non è riuscito. E, in un territorio già colpito da casi simili, non è poco.

Dai falsi benefattori al finto maresciallo: l’allarme anziani in Irpinia

L’episodio di Forino si inserisce in una serie di raggiri ai danni degli anziani in Irpinia. Solo una settimana fa, a Mercogliano, una donna di 80 anni è stata truffata da un uomo che si sarebbe presentato come maresciallo dei carabinieri. Prima la telefonata, poi la visita a casa: il figlio era nei guai, servivano soldi subito. La donna, spaventata, ha consegnato contanti, gioielli e oggetti in oro. Quando ha capito di essere stata ingannata, il falso militare era già sparito.

Con modalità simili, secondo le ricostruzioni degli investigatori, altri sei anziani del Mandamento sarebbero stati presi di mira nelle settimane precedenti. In quei casi, però, le vittime designate non hanno ceduto. Alcune avevano partecipato agli incontri informativi dei carabinieri, altre erano state messe in guardia da familiari e conoscenti. Hanno riconosciuto la trappola: la telefonata agitata, il riferimento a un figlio o a un nipote, la richiesta di denaro immediata, l’invito a non dire nulla a nessuno.

La prevenzione, in storie come queste, può pesare quanto un intervento in flagranza. Lo dimostra anche il comportamento di un’anziana di Forino che, dopo aver seguito una delle iniziative dell’Arma, avrebbe riconosciuto in tempo un tentativo di raggiro e chiamato i militari. Segnali piccoli, ma concreti. Perché il bersaglio di queste truffe non è solo il denaro: è la fiducia. Quella di persone sole, abituate ad aprire la porta, a rispondere al telefono, a credere che una richiesta d’aiuto sia davvero tale. A Forino, questa volta, qualcuno ha guardato meglio. E ha fermato tutto prima.

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