Palazzo

Atripalda, ricariche sospette dopo la truffa OTP: 49enne a processo per ricettazione

Un 49enne di Atripalda dovrà comparire il 26 ottobre 2026 davanti al Tribunale penale di Avellino con l’accusa di ricettazione.

Aula di tribunale con fascicoli d’indagine, smartphone con codici OTP, carta di pagamento e martelletto del giudice
Fascicoli, codici OTP sullo smartphone e carta di pagamento in aula: immagine simbolo di presunte truffe informatiche e ricettazione.

Secondo la Procura, sulla sua carta sarebbero finite somme legate a una presunta truffa informatica con codici OTP subita dalla titolare di una cartolibreria di Nettuno, in provincia di Roma.

Ricettazione, fissata l’udienza ad Avellino

L’udienza predibattimentale è stata fissata davanti al giudice Elena Di Bartolomeo. Al centro del procedimento c’è un uomo di 49 anni di Atripalda, difeso dall’avvocato Sabino Rotondi. Deve rispondere dell’ipotesi di ricettazione per alcune somme che, secondo l’accusa, sarebbero il frutto di un precedente accesso abusivo a sistema informatico, commesso da persone al momento non identificate. La contestazione porta la firma del sostituto procuratore della Repubblica di Avellino Chiara Guerriero.

Il passaggio in aula servirà a valutare l’avvio del giudizio e le richieste delle parti. L’imputato, va ricordato, resta presunto innocente fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità. La vicenda risale al settembre 2021 e parte da lontano, dal territorio romano. Poi, secondo gli inquirenti, una traccia bancaria avrebbe portato alla carta Postepay intestata al 49enne.

La telefonata alla cartolibreria di Nettuno e quei codici OTP richiesti al telefono

Secondo quanto ricostruito negli atti, la persona offesa è la titolare di una cartolibreria di Nettuno. La donna sarebbe stata contattata sul telefono fisso del negozio da un numero di cellulare risultato, per l’accusa, di intestazione fittizia. Dall’altra parte della linea, una voce si sarebbe presentata come operatore di City Poste, parlando di verifiche tecniche da completare. La richiesta sembrava di routine: controllare la corrispondenza dei codici OTP con il numero di cellulare della commerciante, collegato al suo account City Poste. Poi l’uomo l’avrebbe invitata a fare un versamento o un bonifico sul conto usato per le ricariche Postepay destinate ai clienti della cartolibreria.

La donna, secondo la Procura, avrebbe seguito le istruzioni. Dopo un versamento di 9mila euro, il presunto operatore avrebbe chiesto una “prova” per chiudere la procedura. A quel punto la titolare avrebbe ricevuto due codici OTP e li avrebbe comunicati al telefono, convinta di trovarsi davanti a un normale controllo. Pochi minuti, forse anche meno. Ma abbastanza, secondo gli investigatori, per aprire la strada alle operazioni successive.

L’app-trappola via sms e il presunto accesso abusivo al conto

Sempre secondo la contestazione, poco dopo la telefonata la donna avrebbe ricevuto un sms da un numero indicato come CPP spa. Nel messaggio c’era un link, smartokenapp/TOKENAPP, per scaricare una presunta applicazione destinata alla generazione dei codici di conferma. Quella app, per gli inquirenti, sarebbe stata invece usata da chi ha commesso il presunto accesso abusivo al sistema telematico per intercettare e leggere i codici OTP ricevuti dalla vittima.

Martelletto del giudice su documenti, con smartphone che mostra una notifica sfocata e libri sullo sfondo

Martelletto e smartphone su una scrivania: immagine simbolica di indagini e processo per presunte truffe con codici OTP.

Un copione ormai noto nelle frodi digitali: la persona viene accompagnata passo dopo passo, con parole tecniche ma rassicuranti, fino a consegnare senza rendersene conto le chiavi del proprio conto. La titolare della cartolibreria si sarebbe accorta dell’anomalia poco dopo. Il saldo, inizialmente di circa 12mila euro, sarebbe sceso nel giro di una ventina di minuti, senza che la donna avesse autorizzato consapevolmente operazioni in uscita. Da lì sono partiti gli accertamenti: movimenti bancari, ricariche, strumenti di pagamento e soggetti collegati.

Due ricariche Postepay da 999 euro: il punto contestato al 49enne

Il nodo dell’accusa riguarda due ricariche Postepay da 999 euro ciascuna, per un totale di 1.998 euro, finite su una carta intestata e riconducibile al 49enne atripaldese. È su questo passaggio che la Procura costruisce l’ipotesi di ricettazione: l’uomo, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto denaro proveniente dalla precedente frode informatica. Al 49enne, almeno sulla base delle informazioni disponibili, non viene attribuita la telefonata alla cartolibreria né l’esecuzione materiale dell’accesso abusivo.

La contestazione riguarda il presunto possesso o uso di somme ritenute provento di reato. Una differenza centrale, destinata a pesare nel confronto davanti al giudice. La difesa potrà chiarire la posizione dell’imputato e contestare la ricostruzione della Procura. L’udienza del 26 ottobre 2026, ad Avellino, sarà il primo snodo giudiziario della vicenda. Fino ad allora restano gli atti, le verifiche sui flussi di denaro e una domanda: come siano arrivate quelle due ricariche sulla carta collegata al 49enne.

Change privacy settings
×