L'Editoriale

Irpinia, consumi in picchiata: famiglie con carrelli sempre più vuoti e commercio locale in affanno

In Irpinia le famiglie fanno i conti con carrelli della spesa più vuoti e negozi sempre più in affanno.

Carrello della spesa quasi vuoto in un piccolo supermercato, tra scaffali con etichette dei prezzi visibili
Un carrello con pochi prodotti in un supermercato di quartiere, simbolo dei consumi in calo e dei budget familiari più stretti in Irpinia.

Confesercenti Avellino, partendo dai dati Istat sulle vendite al dettaglio di aprile, segnala un nuovo passo indietro dei consumi: pesano la perdita di potere d’acquisto, la ripresa dei prezzi e bilanci familiari ormai stretti. «Le vendite al dettaglio in Irpinia continuano a calare, soprattutto nel comparto alimentare», ha spiegato Giuseppe Marinelli, presidente provinciale dell’associazione. Un quadro che preoccupa il commercio locale, a cominciare dai piccoli negozi.

I dati Istat di aprile: spesa ferma, prodotti in meno nel carrello

Il punto di partenza sono i numeri di aprile, letti da Confesercenti Avellino sulla base delle rilevazioni diffuse dall’Istat. Rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio restano quasi ferme in valore, ma scendono dello 0,3% in volume. In pratica, le famiglie spendono più o meno la stessa cifra, però comprano meno. Una differenza che nei supermercati e nelle botteghe di quartiere si vede subito: alla cassa, sugli scaffali, dentro le buste della spesa.

Il confronto con l’anno scorso conferma la stessa direzione. La spesa cresce appena in termini nominali, con andamenti diversi tra i vari prodotti, ma i volumi restano in calo dello 0,3%. Marinelli parla di una situazione “stazionaria solo in apparenza”. Perché il dato economico, da solo, non racconta fino in fondo quello che succede nei bilanci di casa. I soldi girano, sì. Ma valgono meno.

Alimentari giù del 2,2%: il carrello irpino si svuota

Il segnale più pesante arriva dagli alimentari. Secondo le elaborazioni di Confesercenti, il settore registra una flessione del 2,2% in volume rispetto al 2025. E qui il calo si sente di più, perché riguarda la spesa di tutti i giorni: pane, pasta, latte, carne, frutta, prodotti per la dispensa. Non acquisti di lusso. Non spese che si possono rimandare facilmente. Eppure qualcosa, alla fine, resta fuori dal carrello.

Nelle famiglie irpine, secondo l’associazione, si fa strada una linea fatta di piccole rinunce: confezioni più piccole, meno prodotti freschi, più attenzione alle promozioni, qualche marca lasciata sullo scaffale per scegliere alternative meno care. «Il budget resta quasi invariato, ma la quantità di merci nel carrello diminuisce», ha osservato Marinelli. Una frase semplice, ma efficace. Lo scontrino non crolla. Il sacchetto, però, pesa meno.

Inflazione, energia e bilanci familiari: dove nascono le nuove rinunce

A frenare i consumi è soprattutto la ripresa dell’inflazione, che rende più difficile mantenere le abitudini di acquisto degli anni scorsi. Per Confesercenti Avellino, la pressione sui bilanci familiari non è finita, anche se il mercato appare meno teso rispetto ai momenti più duri. Restano però zone di forte incertezza. Una riguarda l’energia.

Il settore energetico, ha spiegato l’associazione, continua a risentire della situazione geopolitica internazionale e di spinte speculative che incidono sui costi. Per molte famiglie, la spesa alimentare è solo una delle voci da tenere sotto controllo. Bollette, carburanti, affitti, rate e servizi assorbono una parte importante del reddito mensile. Così il carrello diventa il punto in cui si aggiusta tutto il resto. Si taglia dove si può, spesso senza dirlo apertamente.ù

Cestino della spesa con pochi prodotti essenziali in un piccolo negozio, scaffali parzialmente vuoti sullo sfondo

Un carrello più leggero in un negozio di vicinato racconta il rallentamento dei consumi e la pressione sul commercio locale in Irpinia.

L’effetto, poi, arriva anche sul territorio. Meno acquisti vogliono dire incassi più bassi per le attività, minore rotazione delle merci e più cautela negli ordini ai fornitori. Nelle aree interne, dove la rete commerciale è già fragile e vive su bacini di clienti limitati, lo spazio per reggere nuovi cali è poco. A volte bastano poche settimane fiacche per cambiare i conti di un negozio.

Negozi di vicinato sotto pressione, e-commerce in crescita: l’allarme di Confesercenti

Le difficoltà maggiori, secondo Confesercenti, ricadono sui negozi di vicinato. Sono quelli più esposti al calo dei consumi e meno attrezzati per sostenere la sfida sui prezzi. La grande distribuzione resiste, ma anche lì il confronto con lo scorso anno mostra un arretramento dei volumi. Il cliente entra, confronta, sceglie con più attenzione. E spesso compra solo quello che aveva già deciso.

In direzione opposta va il commercio elettronico, che ad aprile cresce dell’8,7% in volume rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e segna un aumento del 9% nei primi quattro mesi del 2026. È un dato chiaro: una parte degli acquisti si sposta sempre di più verso piattaforme online, offerte digitali e consegne a domicilio. Per il commercio tradizionale irpino, però, questo passaggio pesa. Toglie presenze nei centri urbani e riduce le occasioni di vendita nei piccoli esercizi.

Non tutti i settori, comunque, arretrano. Crescono i prodotti farmaceutici, con un aumento del 5,2%, spinto anche dal rialzo dei prezzi. Seguono i prodotti per la cura della persona e la profumeria, insieme all’arredamento, entrambi al 3,4%. Telefonia e informatica segnano invece un 2,9%. Ma il quadro generale resta cauto. «In uno scenario di grande incertezza, garantire equilibrio e concorrenza leale fra le diverse forme distributive diventa prioritario per la tenuta dell’intero sistema economico», ha concluso Giuseppe Marinelli. Un messaggio alle istituzioni, ma anche al territorio. Perché in Irpinia il calo dei consumi non è solo una questione di percentuali: passa dalle cucine di casa, dai banchi dei negozi, dalle serrande che ogni mattina si alzano con un’incertezza in più.

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