Un corteo organizzato da Apple Pie Arcigay Avellino per rimettere al centro i diritti civili, la visibilità LGBTQIA+ nelle aree interne e il contrasto a pregiudizi e discriminazioni che, nella vita di tutti i giorni, continuano a pesare. In provincia, il messaggio è arrivato chiaro: il diritto di esistere non può dipendere dal luogo in cui si nasce o si vive.
Il corteo torna ad Atripalda: sette tappe per rompere il silenzio
Sette tappe, un corteo, una piazza che per un pomeriggio ha scelto di farsi sentire. L’Irpinia Pride è tornato ad Atripalda, la città che nel 2019 aveva ospitato la prima edizione, confermando un legame forte con il territorio. La manifestazione, dedicata quest’anno alla memoria di Mario Barretta, ha riunito lungo il percorso associazioni, volontari, amministratori locali e persone comuni, arrivate anche dai paesi vicini. Bandiere, cartelli scritti a mano, famiglie, giovani. E soprattutto una richiesta precisa: non permettere che la provincia diventi un posto dove i diritti si abbassano di voce fino a sparire.
«È stato un anno di lunghissima fatica ed è finalmente arrivata questa giornata», ha detto Christian Coduto, presidente di Apple Pie Arcigay Avellino, aprendo gli interventi. Una festa, sì. Ma anche un momento di confronto pubblico, perché, ha ricordato, «i Pride sono sempre stati momenti di riflessione».
“Non è contagioso, è favoloso”: lo slogan e la visibilità nelle aree interne
Lo slogan scelto per il Pride 2026, «Tranquillo, non è contagioso. È favoloso», ha accompagnato il corteo con un tono leggero, quasi ironico, senza togliere forza al messaggio politico. In una terra come l’Irpinia, dove nei paesi e nelle città medie ci si conosce quasi tutti, la visibilità non è mai una parola astratta. Mostrarsi, dichiararsi, chiedere rispetto può voler dire affrontare sguardi, commenti, solitudine. Anche per questo il Pride nelle aree interne ha un peso particolare: meno grandi numeri rispetto alle metropoli, ma più vicinanza alla vita quotidiana.

Partecipanti al Pride sfilano in una piazza di provincia tra bandiere arcobaleno e edifici storici, richiamando diritti e visibilità LGBTQIA+.
«È fondamentale fare il Pride nelle piccole realtà, nelle città di provincia e nelle isole», ha spiegato Priscilla, presente alla giornata atripaldese. Per lei, proprio questi appuntamenti conservano lo spirito originario delle mobilitazioni: meno sponsor, meno palchi imponenti, più militanza. «Non dobbiamo mai dare per scontati i diritti acquisiti», ha aggiunto, lasciando alla piazza una frase netta: «Bisogna continuare a manifestare e non chiedere mai il permesso di esistere».
Dal palco attivisti, sindaci e testimonianze: diritti ancora in bilico
Dal palco sono arrivate voci diverse, unite dallo stesso filo: la difesa della pari dignità e il rifiuto di ogni esclusione. Il sindaco di Atripalda, Paolo Spagnuolo, ha partecipato alla manifestazione e ha parlato di un impegno che non può fermarsi alla presenza istituzionale. «Dispiace che dopo sette anni esistano ancora le stesse esigenze», ha detto, ricordando che i pregiudizi continuano a produrre discriminazioni. Per Spagnuolo, il Pride serve anche a ribadire che i rapporti affettivi, qualunque sia l’orientamento delle persone coinvolte, «fanno stare bene le persone e la comunità». Più duro l’intervento di Porpora Marcasciano, figura storica del movimento LGBTQIA+ italiano, che ha parlato di una fase di stallo sui diritti e di un dibattito pubblico che, in alcuni casi, arriva a mettere in discussione «la nostra stessa esistenza».
C’era anche don Vitaliano Della Sala, che ha ricordato la scelta fatta ventisei anni fa, quando sostenere il primo Pride italiano significava pagare un prezzo personale alto. «La Chiesa e la società hanno compiuto passi avanti significativi», ha riconosciuto, aggiungendo però che «i diritti non sono mai acquisiti per sempre». Dal fronte istituzionale è intervenuto anche Nello Pizza, sindaco di Avellino, richiamando il principio costituzionale del rispetto della persona «indipendentemente dalle proprie differenze e dal proprio orientamento».
Verso il 2027, la battaglia resta nei luoghi di ogni giorno
Quando il corteo si è sciolto, nel tardo pomeriggio, ad Atripalda è rimasta l’eco di una giornata fatta più di presenza che di proclami. Apple Pie Arcigay Avellino ha già indicato il prossimo appuntamento, nel 2027, ma il messaggio arrivato dalla piazza guarda prima di tutto alla vita di tutti i giorni: scuola, lavoro, famiglie, uffici pubblici, bar di paese. È lì che si misura davvero il contrasto a omofobia, esclusione e parole discriminatorie. Lo ha detto anche Alessio Marzilli, chiudendo gli interventi: «C’è ancora molto da fare. Serve soprattutto la volontà politica di garantire a tutti gli stessi diritti».
Per molti partecipanti, i Pride di provincia contano proprio perché nascono dal basso e aiutano i più giovani a sentirsi meno soli. Non cambiano tutto in un pomeriggio. Però aprono uno spazio. E nei territori dove il silenzio pesa più del rumore, anche questo può fare la differenza.





