Un presidio salvavita donato al Comune dall’associazione 83042 APS, era stato acquistato grazie a una raccolta fondi promossa sul territorio e venerdì 12 giugno è semplicemente sparito nel nulla.
Furto al Parco delle Acacie: sparito il dispositivo salvavita
Il defibrillatore del Parco delle Acacie non è più al suo posto. Secondo le prime informazioni circolate in città, l’apparecchio sarebbe stato portato via dall’area verde di Atripalda, dove era stato sistemato proprio per essere usato in caso di emergenza. Un presidio piccolo, custodito nel suo alloggiamento, ma fondamentale nei minuti che seguono un arresto cardiaco.
La notizia ha lasciato amarezza tra residenti e frequentatori del parco, uno spazio vissuto ogni giorno da famiglie, sportivi e bambini, soprattutto nel pomeriggio. «Un gesto difficile da comprendere», ha detto un cittadino della zona, commentando quanto accaduto. Poche parole, ma sufficienti a raccontare un sentimento diffuso.
Il furto colpisce un bene pubblico nel senso più concreto: un dispositivo salvavita pensato non per un ufficio, né per una singola associazione, ma per chiunque possa trovarsi in difficoltà in quel punto della città. Al momento, dalle prime ricostruzioni, non risultano dettagli ufficiali sull’orario esatto della sottrazione né sull’eventuale presenza di immagini utili dalle telecamere della zona.
La donazione di 83042 APS, nata da una raccolta fondi
Il defibrillatore rubato ad Atripalda era stato donato al Comune dall’associazione 83042 APS, realtà attiva sul territorio, dopo una raccolta fondi sostenuta da cittadini, volontari e persone che avevano scelto di contribuire a un progetto di prevenzione. Non un acquisto qualunque, quindi, ma il risultato di un’iniziativa costruita passo dopo passo.
La donazione aveva un valore pratico e anche simbolico. Pratico, perché dotare un luogo pubblico di un DAE, cioè un defibrillatore semiautomatico esterno, significa aumentare le possibilità di intervento nei primi minuti di un malore. Simbolico, perché quel dispositivo raccontava una comunità capace di organizzarsi, raccogliere risorse e mettere a disposizione di tutti uno strumento utile.
Chi aveva partecipato alla raccolta, anche con piccole somme, oggi vede sparire non solo un apparecchio dal costo importante, ma anche il senso di un impegno condiviso. «Era stato comprato grazie alla generosità di tante persone», ha spiegato chi conosce la storia dell’iniziativa. Una frase semplice, amara, che rende bene il peso dell’episodio.
Senza defibrillatore pubblico, un danno per tutta la comunità
Restare senza un defibrillatore pubblico in un’area frequentata come il Parco delle Acacie significa perdere una possibilità di intervento rapido in caso di emergenza cardiaca. I protocolli di primo soccorso lo ricordano da anni: nei casi di arresto cardiaco il tempo è decisivo, e ogni minuto può incidere sulle possibilità di sopravvivenza della persona colpita.
Il DAE è pensato per essere usato anche da personale non sanitario formato, grazie a istruzioni vocali e passaggi guidati. La presenza di questi apparecchi nei luoghi pubblici, dalle scuole agli impianti sportivi, dai parchi alle piazze, fa parte di una rete di prevenzione che funziona solo se i dispositivi sono disponibili, controllati e facilmente raggiungibili. Se vengono rubati, quella rete si interrompe.

Alloggiamento del defibrillatore aperto e vuoto in un’area verde, immagine simbolo del furto del presidio salvavita.
Ad Atripalda il danno è quindi doppio: economico e sociale. Da un lato c’è il costo del presidio salvavita, dall’altro la perdita, sia pure temporanea, di una garanzia per cittadini e visitatori. E pesa anche il messaggio lasciato dal furto: colpire uno strumento destinato alle emergenze significa togliere sicurezza a persone che, forse, non si conosceranno mai. È questo a rendere l’episodio ancora più grave.
Verifiche del Comune e appello per recuperare l’apparecchio
Il Comune di Atripalda dovrà ora svolgere le verifiche necessarie per capire quando sia avvenuta la sottrazione e se ci siano elementi utili a risalire ai responsabili. In casi del genere, gli accertamenti possono riguardare l’alloggiamento del dispositivo, eventuali segnalazioni dei residenti e la presenza di sistemi di videosorveglianza nelle vicinanze.
In città l’auspicio, espresso da più parti, è che il defibrillatore sottratto venga restituito o recuperato in tempi rapidi. Anche una riconsegna anonima permetterebbe di rimettere in funzione il presidio, dopo i controlli tecnici necessari. Nessuna spiegazione cancellerebbe il gesto, certo. Ma almeno restituirebbe al parco uno strumento pensato per salvare vite.
Resta l’appello al senso di responsabilità. Chiunque abbia visto movimenti sospetti nell’area del Parco delle Acacie o abbia informazioni utili può rivolgersi agli uffici comunali o alle forze dell’ordine. Perché un defibrillatore donato alla comunità non è un oggetto qualunque: è una possibilità concreta di soccorso, pagata con la fiducia dei cittadini. E quella, una volta tradita, è la parte più difficile da ricostruire.





