L'Editoriale

Atripalda, la base ideale per scoprire l’Irpinia tra archeologia, vino e colline

Atripalda è un punto di partenza icona e comodissimo per andare alla scoperta dei tesori dell'Irpinia.

Irpinia che cosa vedere
Irpinia, guida a partire da Atripalda (IlSabato.it)

Ad Atripalda, a pochi chilometri da Avellino, l’Irpinia si scopre senza correre. La cittadina è una base comoda, vera, adatta a chi vuole tenere insieme archeologia romana, centro storico, colline di vigne e cucina locale senza passare il weekend in auto. È una Campania interna, più quieta delle mete di mare: piazze raccolte, forni accesi già al mattino, filari sui pendii e strade che in poco tempo portano verso borghi, cantine e sentieri. La misura è quella giusta. Piccola abbastanza da girare a piedi, viva abbastanza da non sembrare immobile. “Qui si viene per rallentare, non per spuntare tappe”, ripetono spesso gli operatori locali a chi arriva per qualche giorno.

Abellinum e Sant’Ippolisto: la storia è dietro l’angolo

Il primo motivo per fermarsi ad Atripalda è la sua storia. Non una storia lontana, da leggere soltanto sui pannelli, ma qualcosa che affiora a pochi passi dal centro, nel Parco Archeologico di Abellinum, a sud dell’abitato. Qui restano le tracce dell’antico insediamento romano sorto nell’area dell’attuale città: strade, muri, ambienti legati alla vita quotidiana di duemila anni fa. Si arriva in pochi minuti, con scarpe comode e senza fretta. Il sito non è di quelli da attraversare di corsa. Conviene fermarsi, seguire le linee delle mura, guardare le pietre e immaginare il rapporto tra la città romana e la valle del Sabato.

Tornando verso piazza Umberto I, il paesaggio cambia passo: portali, vicoli stretti, voci dalle case, odore di pane. La tappa più riconoscibile è la Chiesa di Sant’Ippolisto Martire, con il portale barocco e un interno raccolto, dove la luce scivola su stucchi e tele con la calma delle chiese di provincia. Se c’è un custode, spesso il consiglio è sempre lo stesso: “guardate senza fretta”. E qui funziona davvero.

Dal Sabato alle colline, l’Irpinia da camminare piano

Appena fuori dal centro, il fiume Sabato accompagna Atripalda con un paesaggio discreto: argini, verde, scorci che cambiano soprattutto al tramonto, quando l’acqua prende il colore del cielo e l’aria si fa più fresca. Non servono grandi imprese. Bastano camminate brevi, anche mezz’ora, per lasciare il ritmo della città e salire verso le prime colline irpine, dove i vigneti si alternano a case sparse, campanili e filari ordinati. In primavera si cammina tra erbe alte e fiori selvatici. In autunno arrivano l’odore della terra umida, le foglie secche e il movimento della vendemmia.

Viaggio Irpinia

Viaggio in Irpinia, tutto quello che c’è da sapere (IlSabato.it)

Chi ha più tempo può spingersi verso le aree del Terminio o del Partenio, note agli escursionisti campani per boschi, castagneti e aria di montagna. Ma la forza di Atripalda sta proprio nella vicinanza. Si esce dal centro, si lascia alle spalle il rumore delle auto e, in pochi minuti, la vista si apre. Una pausa vera, senza grandi preparativi.

Fiano, Greco e Aglianico: il vino disegna il territorio

Intorno ad Atripalda il vino non è un richiamo turistico messo lì per caso. È parte della geografia locale. Le colline dell’Irpinia rientrano nell’area di alcune tra le denominazioni più note della Campania: dal Fiano di Avellino DOCG al Greco di Tufo DOCG, fino all’Aglianico, vitigno da cui nasce anche il Taurasi DOCG nelle zone vocate e secondo i disciplinari previsti. Le cantine del territorio, spesso familiari o legate a una lunga storia agricola, propongono degustazioni che raccontano suoli, altitudini e vendemmie meglio di molte etichette.

Il Fiano, nelle versioni più diffuse, richiama frutta secca, miele e mandorla. Il Greco ha in genere un profilo più teso e minerale. L’Aglianico porta struttura, tannino e profondità. “Il bicchiere qui si capisce guardando le colline”, spiegano alcuni produttori durante le visite. Meglio prenotare, soprattutto nei fine settimana, e organizzarsi con taxi locali o accompagnatori se si prevedono più assaggi. Il vino irpino chiede tempo. E anche un po’ di attenzione.

Quando andare, come muoversi e cosa mettere nel piatto

Un weekend ad Atripalda funziona in ogni stagione, ma l’autunno resta il momento più ricco per chi cerca vendemmia, castagne, luce morbida e tavole più generose. La primavera è ideale per le passeggiate, l’estate porta serate all’aperto e vita di piazza, mentre l’inverno restituisce un’Irpinia più silenziosa, fredda e raccolta. Il centro si visita bene a piedi, facendo attenzione alle pietre lisce dopo la pioggia. Per raggiungere cantine, borghi vicini o aree naturalistiche, invece, conviene avere un’auto oppure affidarsi a brevi tratte in taxi e collegamenti locali, da verificare in base al giorno.

A tavola la cucina è schietta: baccalà alla pertecaregna, caciocavallo alla brace, pasta fresca, zuppe di legumi, pane da forno, olio nuovo e castagne nei mesi giusti. Nelle osterie il servizio ha spesso un ritmo familiare, con consigli detti a voce più che scritti sul menu. Se piove, si può ripiegare su chiese, enoteche e piccoli luoghi culturali della zona. Se il cielo è limpido, vale la pena allungare fino ad Avellino o ai borghi collinari. Atripalda resta lì, comoda e concreta: una porta d’ingresso all’Irpinia senza effetti speciali, ma con molte ragioni per tornare.

Change privacy settings
×