Cronaca

Cocaina in Irpinia, la mappa di un’emergenza: traffici locali, mini-dosi e crack tra i giovanissimi

L'Irpinia diventa sempre più terra di spaccio. L'emergenza cocaina sembra aver oramai permeato il territorio in modo drammaticamente capillare.

Strada di un paese al crepuscolo con tre ragazzi in ombra sul marciapiede e lampeggianti blu in lontananza
Un vicolo di provincia al crepuscolo, con giovani in ombra e un posto di blocco in lontananza, richiama l’allarme droga sul territorio.

La provincia di Avellino fa i conti con una presenza sempre più larga della cocaina. Non più un fenomeno confinato a pochi giri o a vecchie mappe criminali, ma una rete che passa per i comuni dell’Irpinia, si muove su traffici locali e collegamenti più mobili, e arriva sul mercato con mini-dosi, prezzi più bassi e derivati come il crack. Sequestri e indagini delle forze dell’ordine raccontano ormai qualcosa che non riguarda solo la criminalità: riguarda anche il tessuto sociale.

La nuova geografia dello spaccio: Altavilla, Serino, Avellino e Ariano

La mappa della cocaina in Irpinia non segue più soltanto i vecchi confini dei clan o le aree considerate da sempre più esposte. Le ricostruzioni investigative degli ultimi anni indicano un quadro più largo: Altavilla Irpina, il comprensorio di Serino, il capoluogo Avellino e l’area di Ariano Irpino. Zone diverse, ma legate da strade, contatti criminali e da una domanda che continua a crescere. Altavilla, per la sua posizione, resta uno snodo delicato: è un punto di passaggio tra Irpinia, Sannio e Valle Caudina, con aree boschive e collegamenti utili a chi deve spostare droga senza dare troppo nell’occhio. In passato, secondo diverse indagini, qui sarebbero arrivati canali di rifornimento legati anche a gruppi esterni alla provincia, fino a contatti con ambienti della criminalità calabrese e con circuiti internazionali.

A Serino, invece, pesa la vicinanza con il Salernitano. Le pendici del Terminio diventano una porta verso l’agro nocerino-sarnese e verso reti attive nella provincia di Salerno. Una recente inchiesta della Guardia di Finanza di Avellino, condotta insieme ai colleghi salernitani, ha ricostruito l’attività di un’organizzazione locale collegata al clan Fezza-De Vivo, con canali di importazione di droga da Spagna e Albania. Nell’ottobre scorso le Fiamme gialle avellinesi hanno fermato un’auto con circa 300 chili di sostanze stupefacenti. Un carico enorme. E, per gli investigatori, non un fatto isolato.

Nel capoluogo, Avellino, il quadro è più frastagliato. Dopo l’operazione della Dia dell’ottobre 2019 contro il Nuovo Clan Partenio, il mercato della droga si sarebbe diviso tra più gruppi e singoli referenti. Ad Ariano Irpino, negli ultimi mesi, diversi sequestri hanno portato al recupero di oltre quattro chili di cocaina, confermando che anche l’area ufitana è ormai dentro le rotte dello spaccio provinciale.

Dai clan storici alla gestione fluida: come cambiano i traffici in Irpinia

Per anni la provincia di Avellino ha conosciuto una presenza criminale divisa per zone. Dalla Valle Caudina alla Valle del Sabato, fino all’Alta Irpinia, gruppi diversi hanno controllato pezzi di territorio, spesso evitando scontri troppo visibili. Ci sono state eccezioni, anche sanguinose, come la faida tra i clan Graziano e Cava, che ha segnato una stagione della criminalità irpina. Ma lo schema, in molte fasi, è stato quello di un equilibrio territoriale. Oggi, secondo le prime letture investigative, quel modello appare meno rigido.

Veduta aerea al tramonto di una cittadina tra colline, con strade illuminate e cielo scuro

Una cittadina di provincia al crepuscolo: strade e quartieri collegati tra colline, sfondo dell’articolo sui traffici di cocaina in Irpinia.

Lo spaccio di cocaina passa da organizzazioni strutturate, piccoli gruppi autonomi e singoli capaci di muoversi in fretta. Una gestione più fluida, meno riconoscibile. E proprio per questo più difficile da colpire. Un investigatore, parlando del fenomeno in termini generali, la mette così: “Non c’è sempre una catena lunga e riconoscibile. A volte bastano pochi contatti, un’auto, un telefono pulito”. Il punto centrale è il rifornimento. Fino a qualche anno fa molte realtà criminali irpine dipendevano in modo forte dai gruppi napoletani. Ora questa dipendenza sembra essersi ridotta. Alcuni gruppi locali, sulla base delle indagini più recenti, avrebbero costruito canali propri, più diretti, anche fuori regione e fuori dall’Italia. È il segnale di una criminalità meno periferica, in grado di trattare partite di droga senza passare sempre dai vecchi intermediari.

Mini-dosi, prezzi bassi e qualità variabile: la cocaina diventa accessibile

Il cambiamento non riguarda solo le rotte. Riguarda anche il modo in cui la cocaina viene venduta. Quella che per anni è stata raccontata come la “droga dei ricchi” è diventata, anche in Irpinia, una sostanza reperibile in piccole quantità e a costi più bassi. Le mini-dosi, spesso chiuse in capsule o piccoli involucri, possono essere comprate anche a 20 o 30 euro, secondo quanto emerge dal racconto di chi osserva da vicino il fenomeno. È una soglia d’ingresso bassa, pensata per intercettare consumatori occasionali e giovani con pochi soldi in tasca. La dose piccola incuriosisce, sembra meno impegnativa, dà l’idea di un consumo gestibile. Poi, però, la dipendenza porta molti a cercare quantità maggiori. Il passaggio al “grammo”, nel linguaggio dello spaccio, arriva spesso dopo. Non sempre subito. Ma arriva. La qualità, intanto, cambia molto da partita a partita.

Accanto a dosi considerate più pure, circolano sostanze molto tagliate, mescolate con composti che aumentano i rischi per la salute. Su questo gli operatori sanitari sono prudenti, ma chiari: senza sapere cosa ci sia davvero dentro una dose, ogni assunzione è un rischio. Non solo per gli effetti della cocaina, ma per quello che viene aggiunto e che spesso il consumatore ignora. Anche i luoghi del consumo sono cambiati. Non più soltanto ambienti chiusi o cerchie adulte, ma piazze, feste private, serate di movida, piccoli gruppi nei comuni dell’hinterland. “La trovi più facilmente di quanto si immagini”, ha confidato un ragazzo ascoltato in uno dei contesti giovanili del capoluogo. Una frase breve. E difficile da liquidare.

Crack tra i 13 e i 20 anni: quando l’emergenza criminale diventa sociale

Il fronte che preoccupa di più è quello del crack, derivato della cocaina ottenuto attraverso la cottura della polvere e consumato con modalità diverse. In provincia di Avellino, secondo quanto riferito da fonti investigative e da chi lavora con i giovani, il consumo sarebbe cresciuto soprattutto tra adolescenti e ragazzi molto giovani, nella fascia tra i 13 e i 20 anni. Età fragili, spesso lontane dai servizi di aiuto. Il crack ha un effetto rapido e una capacità di aggancio molto forte. Costa meno, si consuma in piccoli gruppi, crea dipendenze difficili da spezzare.

In città, ad Avellino, il fenomeno viene segnalato con preoccupazione crescente. Non ci sono numeri pubblici completi per misurare con precisione quanto sia esteso il problema, ma sequestri, controlli e testimonianze restituiscono già un quadro serio. Le forze dell’ordine continuano a intervenire con arresti, sequestri e attività di osservazione sul territorio. La risposta repressiva, però, da sola non basta. Quando una sostanza entra nelle abitudini di ragazzi poco più che bambini, la questione esce dal solo terreno giudiziario e chiama in causa famiglie, scuole, servizi sociali, Comuni e strutture sanitarie. “Qui non parliamo solo di spaccio”, ha ammesso un operatore impegnato nel disagio minorile. “Parliamo di solitudine, soldi facili, paura di restare fuori dal gruppo”. La cocaina in Irpinia, dunque, non è più nascosta in pochi ambienti. È diventata una presenza diffusa, adattabile, economicamente accessibile. E il crack tra i giovanissimi è il segnale più duro: dietro la mappa dei traffici c’è una provincia costretta a fare i conti con una dipendenza nuova nella forma, ma già pesante nei suoi effetti.

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