L’Irpinia può guardare all’estate 2026 con meno apprensione rispetto agli ultimi due anni. Le sorgenti dell’area avellinese si sono ricaricate tra autunno e inverno e il rischio di una nuova crisi idrica sembra più basso. Ma la partita non è chiusa: l’Alto Calore deve ancora fare i conti con una rete fragile, tra provincia di Avellino e parte del Sannio, dove basta poco per trasformare l’acqua disponibile in disagi ai rubinetti.
Sorgenti ricaricate, dopo due anni di emergenza l’Irpinia respira
Dopo le interruzioni a ripetizione del 2024 e del 2025, arrivate anche in periodi in cui l’emergenza sembrava fuori stagione, il quadro della disponibilità idrica in Irpinia oggi appare meno pesante. Le principali fonti del sistema gestito da Alto Calore Servizi hanno beneficiato di ricariche importanti durante l’ultimo autunno-inverno, con un andamento descritto come costante. Per un territorio abituato a seguire il livello delle sorgenti quasi come un bollettino quotidiano, è una notizia che pesa.
Il dato più evidente riguarda il surplus del sistema. Nel comprensorio servito da Alto Calore, l’afflusso registra 501,2 litri al secondo in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il confronto con la media storica è più contenuto, ma resta positivo: 63,03 litri al secondo in più. Numeri tecnici, certo. Ma nei comuni dell’Alta Irpinia, dell’hinterland avellinese e della Valle del Sabato vogliono dire una cosa molto concreta: meno rischio di chiusure notturne, serbatoi in affanno e rubinetti a secco nei mesi più caldi.
La prudenza, però, resta d’obbligo. Un tecnico che segue il dossier idrico, interpellato nei giorni scorsi, l’ha messa così: “La risorsa oggi c’è, ma non basta avere acqua alle fonti se poi la rete non regge”. È qui che si giocherà la stagione. Le sorgenti ricaricate sono una boccata d’ossigeno, non la soluzione definitiva.
Osservatorio idrografico, Avellino passa in severità bassa
Il segnale istituzionale più importante arriva dall’Osservatorio del Distretto idrografico dell’Appennino Meridionale, che ha riclassificato la provincia di Avellino nella fascia di severità bassa. Per mesi, nella fase più difficile della crisi, il territorio era rimasto in severità media: una classificazione che raccontava bene lo squilibrio tra domanda, acqua disponibile e capacità delle infrastrutture di distribuirla.
Il miglioramento non riguarda solo l’Irpinia. Anche altri territori del Mezzogiorno, tra cui Basilicata e Sicilia, mostrano segnali meno critici rispetto al periodo più duro della siccità. La Sicilia, in particolare, è stata tra le regioni più esposte negli ultimi anni, con invasi ridotti e razionamenti in diversi comuni. Nel caso avellinese, però, il passaggio in fascia bassa ha anche un peso politico e amministrativo: permette di programmare l’estate con meno pressione addosso, senza però mettere il problema in archivio.

Una sorgente con canale e tubazioni in collina, simbolo di acqua disponibile ma reti idriche da ammodernare in Irpinia.
Nei municipi serviti da Alto Calore, 118 in provincia di Avellino e 31 in provincia di Benevento, il tema resta delicato. Sindaci e cittadini ricordano bene gli avvisi serali sulle sospensioni, le contrade rimaste senz’acqua e i serbatoi riempiti in fretta. “Quest’anno speriamo di non dover rincorrere le emergenze”, ha confidato un amministratore dell’area irpina. Una frase semplice, più di sollievo che di ottimismo.
Estate 2026, caldo in arrivo ma piogge nella media: resta la prudenza
Le previsioni stagionali invitano a non dare nulla per scontato. Per il trimestre giugno-luglio-agosto 2026, l’Ispra indica temperature sopra le medie del periodo. Dunque un’estate tendenzialmente calda e secca, anche se con margini di variabilità. Per le precipitazioni, invece, i segnali sono in linea con le medie stagionali. In parole povere: il caldo potrebbe farsi sentire, ma al momento non emergono indicazioni di un deficit di piogge marcato come nelle annate peggiori.
Il condizionale resta necessario, soprattutto in una provincia dove la domanda d’acqua cresce in fretta tra luglio e agosto. Nei piccoli comuni dell’Irpinia interna pesano il rientro degli emigrati e l’aumento delle presenze estive. Nei centri più popolosi, da Avellino ad Atripalda, la rete lavora spesso al limite nelle ore di punta. Una rottura improvvisa, una pompa ferma, un serbatoio alimentato male: basta poco per trasformare una situazione sotto controllo in un disagio diffuso.
La differenza, rispetto agli ultimi due anni, è che la crisi non sembra partire dalla mancanza di acqua alla fonte. E questo cambia il modo di affrontare l’estate. Non solo misure tampone, autobotti e turnazioni notturne, ma una gestione più ordinata dei volumi disponibili. Sempre che le infrastrutture reggano. Perché il punto, adesso, si sposta dalle sorgenti alle condotte.
Reti colabrodo e investimenti, il banco di prova per Alto Calore
Le criticità principali restano quelle della rete infrastrutturale: perdite, guasti, condotte vecchie, impianti elettromeccanici da rafforzare. È il nodo storico dell’Alto Calore, società con sede in corso Europa ad Avellino, chiamata a gestire un sistema vasto e fragile, costruito in epoche diverse e spesso con materiali non più adatti. Le interruzioni tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 lo avevano mostrato con chiarezza: anche nei mesi freddi, quando i consumi calano, la rete può andare in sofferenza.
Negli ultimi mesi la gestione guidata da Michelangelo De Felice, con il direttore generale Andrea Palomba, ha aperto un confronto con Regione Campania e Governo nazionale per provare a recuperare il ritardo accumulato. Sul tavolo ci sono richieste per 111 milioni di euro nel Piano nazionale per la sicurezza del settore idrico, fondi destinati al potenziamento degli impianti elettromeccanici e alla captazione di nuove fonti. A queste risorse si aggiungono i finanziamenti assegnati ai singoli Comuni, per un valore complessivo indicato in circa 300 milioni di euro.
Con Palazzo Santa Lucia, nel Piano regionale strategico, risultano finalizzati 42 interventi, di cui 6 già in cantiere, per un totale di 104,4 milioni di euro. C’è poi l’accordo tra Alto Calore Servizi e l’Autorità distrettuale di Bacino dell’Appennino Meridionale, che punta a un controllo più preciso della rete irpino-sannita e alla ricerca di nuove fonti, tra sorgenti e pozzi. L’obiettivo dichiarato è conoscere meglio il territorio servito e aumentare la capacità di captazione.
Per l’estate 2026, dunque, l’Irpinia può guardare ai prossimi mesi con una cautela diversa. Le sorgenti piene abbassano il rischio di una crisi idrica generalizzata, ma le reti da rifare restano il vero banco di prova. Se l’acqua c’è e riesce ad arrivare fino ai rubinetti, la provincia potrà tirare un sospiro di sollievo. Almeno per una stagione.





