L’idea è dare una mano nei passaggi più delicati: gravidanza, nascita, primi anni, quando tra notti insonni, dubbi e stanchezza ci si può sentire soli.
Il progetto si chiama “Si-amo i genitori”, nasce da un’iniziativa della puericultrice Chiara Consiglia Reppucci ed è promosso dall’amministrazione comunale con il sostegno dell’assessorato alle Politiche sociali, guidato da Fabiola Scioscia.
Atripalda prova a ricostruire il “villaggio” attorno alle famiglie
Dopo l’arrivo di un figlio, molte famiglie scoprono una solitudine difficile da spiegare. Ci sono le notti senza sonno, i pianti, i dubbi sull’allattamento, sui ritmi, sul sonno, sulle cose più semplici della giornata. È proprio lì, tra una visita dal pediatra e il bisogno di parlare con qualcuno senza sentirsi giudicati, che lo sportello di Atripalda vuole entrare. «Chiedere aiuto non è un fallimento», ha detto Reppucci presentando il progetto e ringraziando il sindaco Paolo Spagnuolo e l’assessora Scioscia per la fiducia. Una frase diretta, ma tutt’altro che scontata. Perché la genitorialità viene ancora raccontata come qualcosa che dovrebbe venire naturale.
Nella vita vera, però, ci si arriva spesso stanchi, impreparati, a volte spaventati. “Per crescere un bambino serve un villaggio”, si dice spesso. Il problema, fanno notare gli operatori, è che quel villaggio per molte coppie non c’è più: famiglie lontane, legami più fragili, consigli presi online o da parenti che, invece di chiarire, finiscono per confondere.
Sportello gratuito per i genitori: chi può accedere e come funziona
Lo sportello per i nuovi genitori resterà attivo, in via sperimentale, per tre mesi nella sede comunale di Atripalda. È rivolto ai residenti, ai futuri genitori e alle famiglie con bambini fino a sei anni. Il servizio sarà gratuito e si accederà su prenotazione, così da organizzare meglio i colloqui e garantire un’accoglienza adeguata. L’attività, secondo quanto comunicato dal Comune, si terrà due giorni a settimana; giorni, orari e modalità saranno indicati dall’assessorato alle Politiche sociali. Per la professionista è previsto un rimborso spese di 1.500 euro.
Al termine della fase sperimentale, l’amministrazione valuterà se proseguire. Reppucci ha chiarito anche un punto importante: lo sportello non prende il posto del pediatra, dello psicologo o di altri specialisti. «Per patologie o problemi clinici indirizziamo sempre al professionista competente», ha spiegato. Qui si lavora soprattutto sul benessere quotidiano del bambino e della famiglia: ascolto, indicazioni pratiche, piccoli aggiustamenti nella routine di tutti i giorni.
Sonno, allattamento e prime pappe: quei dubbi che spesso restano senza risposta
Allo sportello arriveranno problemi che molte madri e molti padri conoscono bene, spesso più alle tre di notte che durante una visita fissata in agenda: sonno infantile, risvegli continui, difficoltà nell’allattamento, igiene del neonato, prime pappe, svezzamento, costruzione di una routine. Sono questioni comuni, certo. Ma non per questo leggere. Dormire poco per settimane può togliere lucidità, pazienza, fiducia. E il solito “è solo una fase, passerà” non sempre basta. Lo sportello proverà a dare risposte più concrete, con un confronto su misura.
Reppucci, puericultrice e madre, parte anche dalla propria esperienza: conosce il peso delle notti interrotte e dei giorni in cui ogni scelta sembra sbagliata. «Essere genitori non è qualcosa di naturale e immediato», ha detto. «Ci si diventa, con il tempo e con il giusto appoggio». Nel percorso rientreranno anche passaggi delicati della crescita: l’arrivo di un fratellino, i cosiddetti capricci, l’irritabilità, i cambiamenti improvvisi nel comportamento dei bambini.
Disagio materno e padri presenti: la genitorialità si regge insieme
Il progetto di Atripalda non guarda solo agli aspetti pratici. C’è anche la parte più silenziosa della maternità e della paternità: la fatica emotiva. Molte madri, ha osservato Reppucci, tendono a ridurre il peso della propria stanchezza, a resistere, a non dire davvero quanto stanno male. Ma mesi di silenzi possono diventare un carico pesante per tutta la famiglia. La depressione post partum, secondo gli esperti sanitari, non sempre si manifesta subito in modo chiaro; può emergere più avanti, quando le energie sono già poche e chiedere aiuto sembra ancora più difficile.
Il tema è tornato al centro dell’attenzione anche dopo la tragedia del 22 aprile a Catanzaro, dove, secondo le prime ricostruzioni, una madre di tre figli si è tolta la vita insieme a due bambini, mentre la figlia maggiore è sopravvissuta. Un caso estremo, che ha riaperto il confronto sulla necessità di intercettare prima il disagio materno. In questo percorso anche i padri hanno un ruolo pieno.
«Non sono spettatori», ha detto Reppucci, «e non devono essere considerati tali». La genitorialità condivisa passa anche da qui: riconoscere la fatica, parlarne, entrare in una stanza dove nessuno giudica e riuscire a dire, semplicemente, “non ce la sto facendo da solo”.






