La Regione Campania ha ottenuto il finanziamento dei progetti AMA DE e AMA ES, due interventi pensati per rafforzare formazione, lavoro e accompagnamento sociale per le persone detenute e per chi sconta la pena fuori dal carcere. Le risorse rientrano nel Programma nazionale “Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027” e nell’avviso “Una giustizia più inclusiva”.
Oltre 22 milioni per reinserimento e formazione nelle carceri campane
Il Ministero della Giustizia ha ammesso a finanziamento le due proposte presentate dalla Regione Campania, con una dotazione complessiva di oltre 22 milioni di euro e un periodo di attività previsto dal 2026 al 2029. I fondi arrivano dal Fondo sociale europeo Plus e, per una parte di AMA ES, anche dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Non si tratta solo di migliorare l’organizzazione interna degli istituti penitenziari. Il punto è più concreto: fare in modo che la pena non resti soltanto detenzione o controllo, ma diventi anche un’occasione per abbassare il rischio di recidiva. In una regione dove l’esclusione sociale pesa su molti percorsi personali, investire su competenze, lavoro, sostegno psicologico e collegamento con i servizi del territorio significa provare a intervenire prima che l’uscita dal carcere, o la pena scontata all’esterno, si trasformi in un nuovo ritorno ai margini.
AMA DE, corsi certificati e laboratori produttivi negli istituti penitenziari
Il progetto AMA DE Campania, finanziato interamente con risorse FSE+ per 10.482.203 euro, è rivolto alle persone detenute e internate negli istituti penitenziari della regione. Sono previsti percorsi di formazione certificata, costruiti sui bisogni rilevati nelle carceri campane, con il coinvolgimento di enti di formazione accreditati e realtà del Terzo settore. Accanto ai corsi, il programma punta a rafforzare lavorazioni e laboratori già presenti negli istituti, nei settori agroalimentare, agricolo, artigianale, sartoriale, tipografico e manifatturiero. L’obiettivo è rendere il tempo della detenzione più utile, soprattutto sul piano delle competenze da spendere fuori. Non una formazione fine a sé stessa, quindi, ma un percorso con possibili sbocchi. Il progetto prevede anche orientamento, counselling e supporto psicologico, con attività legate alle competenze relazionali, alla responsabilità personale e al rientro graduale nella società, in raccordo con direzioni penitenziarie, PRAP e servizi di welfare territoriali.
AMA ES, cinque hub provinciali per chi sconta la pena fuori dal carcere
AMA ES riguarda invece gli adulti in uscita dagli istituti, in esecuzione penale esterna o sottoposti a sanzioni di comunità, seguiti dagli Uffici di esecuzione penale esterna. Il progetto può contare su 11.828.875 euro: quasi 5 milioni dal FESR e oltre 6,8 milioni dal FSE+. Il piano prevede la nascita di cinque hub di inclusione, uno per ciascuna provincia campana. Saranno centri chiamati a offrire orientamento, presa in carico sociale, sostegno psicologico, aiuto amministrativo e legale, mediazione familiare e linguistica. A questi servizi si aggiungeranno corsi di formazione professionale e linguistica, tirocini extracurriculari e lavori di pubblica utilità. Un passaggio rilevante riguarda la riqualificazione di cinque immobili, preferibilmente confiscati alla criminalità organizzata, destinati a diventare sedi stabili degli hub. Un segnale dal valore pratico e simbolico: beni sottratti ai circuiti criminali trasformati in presidi sociali permanenti.
Dalla casa al lavoro, gli obiettivi attesi entro il 2029
Uno dei nodi più delicati dei due progetti è la continuità tra il periodo della pena e la vita dopo. È spesso lì che si gioca la possibilità di evitare nuove fratture. Per AMA DE, il risultato atteso è costruire una rete capace di collegare formazione, attività produttive dentro gli istituti e opportunità di lavoro dopo la detenzione. Per AMA ES, invece, l’obiettivo è creare centri territoriali in grado di seguire le persone in esecuzione penale esterna anche sui bisogni più urgenti: documenti, rapporti familiari, salute psicologica e soprattutto abitazione. Sono infatti previste forme di accoglienza residenziale temporanea per chi non dispone di risorse familiari, economiche o abitative adeguate. La riuscita dipenderà dalla capacità di tenere insieme istituzioni, Terzo settore, formazione, imprese e servizi sociali. Perché il reinserimento non si misura soltanto con il numero dei corsi avviati, ma con la possibilità concreta di costruire percorsi stabili, riconoscibili e accessibili per chi, finita la pena o mentre la sconta fuori dal carcere, deve tornare in una comunità che spesso fatica ad accoglierlo.





