A Caivano torna sotto i riflettori il traffico di cocaina legato agli ambienti del clan Sautto-Ciccarelli. La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito quattro misure cautelari nei confronti di un gruppo che, secondo l’accusa, avrebbe continuato a rifornire il mercato della droga tra le province di Napoli e Caserta. Una rete con una forte impronta familiare, costruita su legami stretti e ruoli ben definiti.
Blitz della Guardia di Finanza: quattro misure tra carcere e domiciliari
L’operazione è stata condotta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, su ordinanza del gip e nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. I provvedimenti riguardano quattro indagati: uno è finito in carcere, gli altri tre ai domiciliari. Al centro dell’indagine c’è un presunto gruppo criminale attivo nel traffico di droga, soprattutto cocaina, con base riconducibile al territorio di Caivano, zona già segnata da inchieste su clan, piazze di spaccio e canali di rifornimento.
Secondo gli investigatori, il gruppo sarebbe stato guidato da una persona legata da rapporti di parentela a Nicola Sautto, ritenuto capo dell’omonimo clan di camorra e oggi detenuto. Il quadro giudiziario resta da verificare nelle prossime fasi del procedimento, ma per l’accusa la rete sarebbe stata stabile, organizzata e capace di andare avanti anche dopo sequestri e arresti precedenti.
La regia dalla Puglia e il peso dei legami familiari
Uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine riguarda la presunta capacità del capo del gruppo di continuare a gestire gli affari illeciti pur trovandosi ai domiciliari in Puglia. Per la Dda, l’uomo avrebbe mantenuto il controllo sull’arrivo e sulla vendita di grosse quantità di droga, seguendo a distanza contatti, consegne e denaro. La struttura descritta dagli inquirenti avrebbe avuto una gestione quasi di casa, con compiti divisi tra persone legate da rapporti familiari: la moglie, secondo l’accusa, avrebbe custodito sia lo stupefacente sia la cassa del gruppo, mentre altri parenti si sarebbero occupati del trasporto della sostanza.
Un dettaglio non secondario, perché racconta come certi gruppi criminali puntino su vincoli di fiducia stretti, difficili da rompere e utili a ridurre il rischio di tradimenti. Per un territorio come Caivano, dove la presenza criminale pesa sulla vita quotidiana ben oltre le singole operazioni di polizia, significa fare i conti con reti che non vivono solo in strada, ma dentro rapporti consolidati e meccanismi di controllo economico.
Dai 19 chili di cocaina alla rete di spaccio tra Napoli e Caserta
Il punto di partenza dell’inchiesta risale al marzo 2023, quando due persone ritenute vicine al clan Sautto-Ciccarelli furono arrestate dopo essere state trovate con 19 chili di cocaina. Da quell’episodio i finanzieri della sezione Goa del Gico di Napoli hanno allargato gli accertamenti, ricostruendo diversi passaggi legati all’arrivo, alla custodia e alla vendita dello stupefacente.
La droga, secondo quanto emerso, sarebbe stata destinata alle piazze di spaccio tra le province di Napoli e Caserta, dove la cocaina resta una delle principali fonti di guadagno per i gruppi criminali. Quantità simili valgono molto e, una volta divise in dosi per la vendita al dettaglio, possono fruttare somme ben più alte del costo iniziale. È un circuito che alimenta intimidazione, dipendenze, debiti e controllo del territorio. L’inchiesta conferma così quanto sia centrale colpire le filiere della droga, non solo sequestrando sostanze, ma spezzando i legami tra fornitori, custodi, corrieri e piazze di vendita.





