Nadiem Makarim, cofondatore della super-app indonesiana Gojek ed ex ministro dell’Istruzione, è stato condannato martedì dal tribunale di Giacarta a 10 anni di carcere per corruzione in relazione a una fornitura di laptop Chromebook destinati alle scuole tra il 2021 e il 2022, un appalto che secondo l’accusa avrebbe favorito interessi privati e prodotto perdite per lo Stato.
La condanna a Giacarta e la restituzione da 809 miliardi di rupie
La sentenza contro Nadiem Makarim, 41 anni, chiude almeno per ora uno dei procedimenti più seguiti in Indonesia, perché riguarda una figura simbolo della nuova economia digitale entrata poi nel governo dell’ex presidente Joko Widodo. I giudici lo hanno ritenuto colpevole di aver manipolato l’appalto dei computer scolastici per arricchirsi, accogliendo la linea dei pubblici ministeri, mentre l’ex ministro si era dichiarato non colpevole.
Alla pena principale di 10 anni di carcere si aggiunge l’ordine di restituire 809 miliardi di rupie, circa 45 milioni di dollari, somma che secondo il tribunale corrisponderebbe al beneficio ottenuto. Se non riuscirà a pagarla, Makarim dovrà scontare altri cinque anni. “Di fatto sono stato condannato a 15 anni”, ha osservato l’ex ministro, che deve anche versare una multa da un miliardo di rupie; in caso contrario, sono previsti altri 190 giorni di detenzione.
In aula, al momento della lettura del verdetto, Makarim è apparso provato. Ha pianto, poi ha abbracciato alcuni sostenitori all’uscita. Davanti ai giornalisti ha annunciato ricorso: “Non so quali parole usare per spiegare come mi sento oggi”, ha detto. E ancora: “Non so a chi chiedere aiuto, né dove cercare giustizia. La mia unica speranza è nel popolo indonesiano, in chi crede ancora che la verità esista in questo Paese”.
Il caso Chromebook e il presunto conflitto di interessi con Google
Il procedimento ruota attorno all’acquisto di Chromebook per le scuole indonesiane tra il 2021 e il 2022, quando Makarim era alla guida del ministero dell’Istruzione. Secondo l’accusa, il dicastero avrebbe scelto quei dispositivi nonostante una valutazione interna del 2018 avesse già segnalato un problema: i computer richiedevano una connessione internet stabile, condizione difficile in molte aree remote dell’arcipelago.
I pubblici ministeri hanno sostenuto che il ministero andò avanti dopo un incontro, nel 2020, tra Makarim e rappresentanti di Google. La società era anche investitrice di Gojek, dettaglio che per l’accusa avrebbe creato un conflitto di interessi. Le specifiche della gara, secondo i magistrati, sarebbero state costruite in modo da adattarsi al sistema Chrome, fino a rendere Google “l’unico controllore dell’ecosistema educativo in Indonesia”.
Makarim ha respinto questa ricostruzione. Ha negato che gli investimenti di Google in Gojek fossero collegati alla fornitura e ha sostenuto che la scelta dei Chromebook avrebbe ridotto i costi per lo Stato. Quanto agli 809 miliardi di rupie, l’ex ministro ha spiegato che quei fondi sarebbero rimasti nei conti societari e che lui non li avrebbe mai toccati personalmente. I giudici, però, hanno ritenuto provato il conflitto di interessi, collegandolo ai suoi rapporti con il settore tecnologico.
Dai driver Gojek ai familiari: la protesta fuori dal tribunale
Prima dell’udienza, davanti al tribunale di Giacarta, si sono radunate decine di persone, tra cui diversi autisti con le giacche verdi di Gojek. Alcuni tenevano striscioni bianchi con scritte semplici, quasi da veglia: “We are with Nadiem” e “Free Nadiem”. Non una folla enorme, ma compatta. E rumorosa, soprattutto quando la sentenza è stata letta.
In una sala vicina all’aula, i sostenitori hanno seguito il processo in diretta video. Quando il giudice ha pronunciato la condanna, fuori dall’aula sono partiti fischi e proteste. La suocera di Makarim, Sania Makki, ha raccontato alla BBC la fatica degli ultimi mesi: “È stato difficile per quasi dieci mesi. Come famiglia abbiamo continuato a pregare, a lottare e a stargli accanto”.
La vicenda tocca una figura molto conosciuta nel Sud-est asiatico. Gojek, nata come piattaforma per trasporti e servizi digitali, è diventata una delle super-app più usate della regione, con oltre 170 milioni di utenti per pagamenti, consegne e mobilità. Makarim aveva lasciato l’azienda nel 2019 per entrare nel governo Widodo e ha guidato il ministero dell’Istruzione fino al 2024, mantenendo però una quota di minoranza nella società.
Le critiche al processo e il clima politico in Indonesia
La condanna ha riaperto il dibattito sul rapporto tra giustizia, politica e lotta alla corruzione in Indonesia. Alcuni osservatori ritengono che il caso poggi su prove deboli e si inserisca in una fase di pressione verso figure considerate vicine al precedente governo. “La lotta alla corruzione viene usata per colpire chi non è gradito o chi è critico verso chi detiene il potere”, ha detto alla BBC l’avvocato e attivista Todung Mulya Lubis.
Altri leggono la vicenda come un segnale scoraggiante per i giovani professionisti interessati a lavorare nelle istituzioni. L’artista e attivista politico Andovi da Lopez ha confidato che, nel suo ambiente, cresce una paura concreta: “Se qualcuno arriva da fuori dal governo e prova a fare qualcosa di buono, rischia di essere criminalizzato?”. Il timore, ha aggiunto, è che molti finiscano per dire: “Non lavorare con il governo, non farlo”.
Per Usman Hamid, direttore esecutivo di Amnesty International Indonesia, Makarim è percepito da molti giovani come una persona che voleva “portare cambiamento” ma è rimasta intrappolata in un sistema con problemi strutturali. La sentenza arriva mentre il Paese attraversa una fase di tensione sociale: il costo della vita cresce, la rupia si indebolisce e nelle ultime settimane si sono svolte marce di protesta contro le politiche del governo del presidente Prabowo Subianto, accusate dagli attivisti di aggravare la fragilità economica del Paese.





