L’Aipa, l’associazione che per anni ha gestito il canile comunale di Atripalda, è intervenuta nella serata di domenica 21 giugno 2026 dopo le parole del sindaco Paolo Spagnuolo sul rientro dei 26 cani nel rifugio rinnovato. Il punto sollevato è semplice: perché il Comune non ha prima completato la ristrutturazione e nominato il direttore sanitario, per poi procedere con il nuovo affidamento?
Aipa replica al sindaco: «Bene i lavori, ma perché solo adesso?»
La risposta dell’associazione arriva dopo l’annuncio del sindaco Paolo Spagnuolo, che nei giorni scorsi aveva parlato di un ritorno ormai vicino dei 26 cani nella struttura comunale, descritta come sistemata e pronta ad accoglierli. Una notizia attesa, certo. Ma che non ha chiuso il confronto sul futuro del rifugio di Atripalda. Semmai lo ha riaperto.
L’Aps Aipa, in una nota dai toni amareggiati ma molto chiari, riconosce il valore degli interventi conclusi e della scelta del direttore sanitario. Poi però mette sul tavolo la questione centrale. «Bene, il canile di Atripalda è stato ristrutturato ed hanno pure trovato il direttore sanitario», scrive l’associazione. Subito dopo arriva la domanda: perché non farlo prima?
Per l’Aipa il problema non è soltanto il cambio di gestione. È l’ordine delle decisioni. Secondo l’associazione, lavori e nomina sanitaria erano passaggi a carico dell’amministrazione comunale, proprietaria della struttura, dei terreni e degli animali. Da qui la critica: mandare a gara la gestione prima di risolvere quei problemi avrebbe reso più difficile la partecipazione delle associazioni.
Gare deserte e lavori del Comune: il passaggio che l’Aipa contesta
Nella ricostruzione dell’Aipa, il nodo più delicato riguarda le gare per l’affidamento del canile, che sarebbero andate deserte da parte delle associazioni. Il motivo, sostiene la nota, sarebbe legato proprio alle condizioni iniziali della struttura e alla mancanza, in quel momento, del direttore sanitario. Due aspetti che per un’associazione di volontariato possono pesare molto.
«Le associazioni non hanno fondi né potere per assolvere a quelle mancanze», osserva l’Aipa, richiamando la differenza tra responsabilità pubbliche e possibilità concrete del volontariato. Una frase che riassume il cuore della vicenda: chi doveva intervenire prima e con quali tempi. Non una questione di forma, ma il punto da cui nasce tutto il confronto.

Una volontaria interagisce con i cani nel corridoio di un canile rinnovato, tema al centro del dibattito sul rifugio comunale.
Secondo l’associazione, se il Comune di Atripalda avesse provveduto prima alla ristrutturazione del canile e alla nomina del responsabile sanitario, «magari qualche associazione avrebbe risposto ai bandi». Una valutazione prudente, ma il messaggio è netto: il percorso scelto dall’amministrazione avrebbe inciso sull’esito delle procedure e, di conseguenza, sul futuro del rifugio.
Direttore sanitario e canile rinnovato: ora si apre una nuova fase
Con i lavori conclusi e il direttore sanitario individuato, il canile comunale di Atripalda si prepara a una nuova fase. Il rientro dei cani, annunciato come imminente dal sindaco, dovrebbe chiudere una parentesi complicata e aprire la gestione affidata a un nuovo soggetto. Su questo, l’Aipa evita attacchi personali.
L’associazione precisa infatti di non mettere in dubbio le capacità del nuovo gestore. Nella nota viene citata l’esperienza del canile di Montella, dove — secondo quanto osservato dall’Aipa anche sui social — i cani avrebbero visibilità e la struttura apparirebbe ordinata. «Ritengo quindi offrirà un buon servizio», scrive l’associazione. Un passaggio che abbassa i toni, senza però cancellare la critica di fondo.
La domanda resta quella di partenza: se in pochi mesi il Comune è riuscito a sistemare la struttura e a risolvere il nodo sanitario, non sarebbe stato più lineare farlo prima, lasciando poi alle associazioni la possibilità di partecipare ai bandi in condizioni diverse? L’Aipa richiama anche una strada che, a suo giudizio, sarebbe stata più economica: mantenere la gestione precedente e realizzare comunque gli interventi poi eseguiti.
Volontari e cani, il legame che pesa sul ritorno ad Atripalda
Accanto agli aspetti amministrativi, nella replica dell’Aipa c’è anche il rapporto costruito negli anni tra i cani del rifugio e i volontari. L’associazione rivendica una gestione definita «una perla rara in Irpinia», fatta di presenza quotidiana, conoscenza degli animali e legami nati nel tempo. Abitudini, volti, routine. Per un cane di canile contano anche queste cose.
È qui che la nota assume un tono più umano. I volontari, scrive l’Aipa, per molti animali sono stati «l’unica famiglia»: persone presenti ogni giorno tra box, ciotole, guinzagli e cure ordinarie. L’auspicio è che, una volta tornati ad Atripalda, i cani possano ritrovare non solo la loro casa, ma anche chi li ha seguiti per anni.
La vicenda, quindi, non sembra destinata a chiudersi con la sola riapertura della struttura. Il rientro dei 26 cani sarà il primo banco di prova della nuova fase, mentre resta aperto il confronto sul metodo seguito dall’amministrazione. «Ormai ciò che è fatto è fatto», ammette l’Aipa. Ma la domanda resta lì: prima ristrutturare e poi affidare, non sarebbe stato meglio?





