L’incontro si terrà dalle 9 alle 14 nella Sala Conferenze della Biblioteca Comunale, in piazza Sparavigna. L’obiettivo è chiaro: portare i servizi sociali dentro la preparazione e la gestione delle emergenze, accanto al soccorso tecnico e al sostegno alle comunità colpite da calamità. Una mattinata di confronto, certo. Ma anche un primo passo concreto. Perché nelle crisi non bastano tende, mezzi e procedure: serve anche chi sappia riconoscere, subito, i bisogni sociali delle persone.
Ambito A5, servizi sociali dentro la macchina dei soccorsi
Il percorso promosso dal Consorzio Servizi Sociali A5 nasce da una necessità ormai evidente: inserire in modo più stabile il servizio sociale professionale nelle attività di Protezione Civile, dalla pianificazione agli interventi sul campo. L’idea, spiegano dall’Ambito, è fare in modo che i servizi territoriali non arrivino soltanto dopo, quando l’emergenza ha già travolto famiglie, centri di accoglienza e Comuni colpiti. Devono essere parte della macchina dei soccorsi.
In Italia questa strada è ancora poco battuta rispetto ad alcune esperienze del Nord Europa, dove il supporto psicosociale e la continuità dell’assistenza sono elementi ordinari nella risposta alle calamità. Ad Atripalda si prova a portare quel metodo dentro una realtà locale. Con cautela, ma con una direzione precisa.
Formazione ad Atripalda, il programma e i relatori
La giornata di formazione, dal titolo “Assistente sociale per la Protezione Civile: saper essere e saper fare nell’emergenza”, si aprirà con i saluti del sindaco di Atripalda, Paolo Spagnuolo, e del presidente del Consorzio Servizi Sociali A5, Vito Pelosi. Al centro dei lavori ci sarà l’intervento di Claudia Campobasso, dirigente della Protezione Civile della Regione Campania, che illustrerà il quadro normativo regionale e le forme di collaborazione tra soccorso tecnico e risposta ai bisogni della popolazione. Poi prenderanno la parola i vertici dell’Associazione Assistenti Sociali per la Protezione Civile – A.S.Pro.C.: la vicepresidente nazionale Silvana Mordeglia, la tesoriera nazionale Elena Addessi e la segretaria nazionale Irene Pisani.

Riunione operativa con mappe e radio durante una formazione su welfare e gestione delle emergenze per Protezione Civile e servizi sociali.
Il quadro campano sarà affidato a Filomena Penna, presidente dell’Organismo Operativo Periferico della Campania dell’associazione. Il contributo dell’ordine professionale arriverà invece da Alessio Ruggiero, presidente del Croas Campania. Le conclusioni saranno affidate a Carmine De Blasio, direttore generale del Consorzio A5, che indicherà i prossimi passaggi. Non solo teoria, dunque: si parlerà anche di ruoli, metodo e procedure.
Emergenze e continuità assistenziale, il ruolo dell’assistente sociale sul campo
Nelle emergenze, l’assistente sociale può diventare il punto di raccordo tra istituzioni, soccorritori e cittadini più fragili: anziani soli, minori, persone con disabilità, famiglie già seguite dai servizi, nuclei che perdono casa o riferimenti nel giro di poche ore. È qui che conta la continuità assistenziale, cioè la capacità di non interrompere la presa in carico quando un’alluvione, un sisma o un evento critico cambia di colpo le priorità di un territorio. Chi lavora nel sociale conosce spesso storie, indirizzi, reti familiari, situazioni delicate che non emergono da una scheda tecnica.
“Serve saper stare nell’emergenza senza improvvisare”: è questo il senso del percorso avviato dall’Ambito A5, secondo quanto emerge dalla presentazione dell’iniziativa. Il lavoro sul campo richiede competenze precise: ascolto, valutazione dei bisogni, collegamento con i Comuni, gestione delle informazioni sensibili e presenza nei luoghi in cui la popolazione viene assistita.
Welfare di emergenza in Irpinia, dal modello europeo ai prossimi passi
La prospettiva del welfare di emergenza in Irpinia si lega anche al lavoro svolto dal Consorzio A5 nell’European Social Network, la rete europea di cui l’Ambito è socio da anni e che mette in contatto esperienze, pratiche e modelli dei servizi sociali. Da questo confronto nasce la scelta di aggiornare le competenze locali e costruire una filiera più pronta, capace di dialogare con la Protezione Civile regionale, con gli ordini professionali e con le associazioni specializzate.
Altri momenti formativi sono previsti alla fine dell’estate: un segnale che l’appuntamento del 22 giugno non viene presentato come un episodio isolato. Per l’Ambito A5, la sfida sarà trasformare il confronto in procedure condivise, esercitazioni, protocolli e responsabilità definite. Perché nelle emergenze, anche in quelle che sembrano lontane finché non arrivano, il tempo perso nell’organizzazione pesa sulle persone. E spesso pesa sui più fragili.





