Un presidio salvavita, donato meno di un anno fa al Comune dall’associazione Officina 83042, pensato per permettere un intervento rapido in caso di emergenza sanitaria in uno degli spazi pubblici più frequentati della città, è stato trafugato ieri.
Sono aperte le indagini.
Parco delle Acacie, sparito il defibrillatore donato al Comune
La notizia ha fatto presto il giro della città, lasciando amarezza tra i volontari e tra i residenti della zona. Quel dispositivo era lì, nella sua postazione a Parco delle Acacie, un luogo vissuto ogni giorno da famiglie, ragazzi e anziani, soprattutto nel pomeriggio. Secondo le prime ricostruzioni circolate a livello locale, il defibrillatore pubblico sarebbe stato staccato dalla struttura in cui era sistemato e portato via da ignoti. Non un oggetto qualunque, ma uno strumento che può servire nei minuti più delicati dopo un arresto cardiaco, quando arrivare prima può fare la differenza.
Il presidio era stato consegnato all’amministrazione comunale come bene a disposizione di tutti. Un gesto semplice, ma concreto. La sua presenza in un’area aperta al pubblico serviva proprio a questo: rendere più vicino un primo intervento, in attesa dell’arrivo dei sanitari del 118. Il furto, arrivato a meno di un anno dalla donazione, ha acceso subito rabbia e incredulità, sui social e nelle conversazioni in paese. “Non si può rubare una cosa che serve a salvare vite”, ha scritto un residente sotto il post dell’associazione.
Officina 83042 denuncia: «Un gesto vile contro un bene della comunità»
A raccontare pubblicamente l’accaduto è stato Giovanni D’Ercole, portavoce dell’associazione Officina 83042, con un messaggio pubblicato sui social martedì. Poche parole, amare e dirette. «Purtroppo nel 2026 capitano ancora cose del genere. Noi ce la mettiamo tutta, però probabilmente l’educazione non è nel codice di tutte le persone», ha scritto D’Ercole, dando voce allo sconforto dei volontari dopo la scoperta del furto.

Un defibrillatore in teca aperta, simbolo del presidio salvavita al centro della denuncia per il furto ad Atripalda.
Il riferimento è a un presidio che, ormai, non era più soltanto dell’associazione. Era della comunità di Atripalda. «Hanno rubato il defibrillatore donato dall’associazione Officina 83042 al Comune. È durato meno di un anno», ha aggiunto il portavoce. Poi la frase più dura, quasi amara: «L’avevamo messo in preventivo, perché purtroppo sappiamo bene di non vivere in Svizzera, ma non ci aspettavamo un gesto così vile». Il messaggio ha raccolto molte reazioni, tra solidarietà e indignazione. L’associazione, però, non si ferma: D’Ercole ha ricordato che l’attività dei volontari andrà avanti e che il prossimo evento dedicato “a chi non c’è più” è già fissato per il 12 luglio.
Dalla raccolta fondi all’installazione: così era nato il presidio salvavita
Il defibrillatore di Parco delle Acacie era stato acquistato grazie a una raccolta fondi promossa da Officina 83042, associazione attiva da tempo sul territorio con iniziative sociali e di memoria. L’idea era chiara: dare ad Atripalda uno strumento utile in caso di emergenza, facile da individuare e sistemato in un punto frequentato della città. Meno di un anno fa la consegna al Comune, poi l’installazione. Una di quelle iniziative che magari passano con qualche foto e pochi ringraziamenti, ma che diventano decisive quando c’è bisogno di intervenire in fretta.
I defibrillatori semiautomatici esterni, conosciuti anche come Dae, sono dispositivi pensati per guidare anche chi non è un sanitario nell’assistenza a una persona colpita da arresto cardiaco, con indicazioni vocali e visive. La loro presenza negli spazi pubblici è considerata un passaggio importante nella catena dei soccorsi. Per questo il furto pesa più del semplice danno economico: toglie alla città una possibilità di intervento immediato. E lascia scoperto un punto che era stato scelto proprio per la sicurezza di tutti.
Presidi pubblici, sicurezza e controlli: cosa può cambiare dopo il furto
Il caso riapre anche il tema della sicurezza dei presidi salvavita sistemati nei luoghi pubblici. Negli ultimi anni molti Comuni hanno scelto teche con allarme, sistemi di geolocalizzazione o collegamenti con centrali operative per limitare furti e danneggiamenti. Soluzioni che hanno un costo, certo, ma che possono proteggere dispositivi comprati con fondi pubblici, donazioni o raccolte organizzate da associazioni locali. Ad Atripalda, al momento, non risultano comunicazioni ufficiali su eventuali nuove misure da parte dell’amministrazione comunale.
Resta il danno alla comunità. Non solo per il valore del defibrillatore rubato, ma per quello che rappresentava: un gesto di cura collettiva, nato da contributi, tempo e fiducia. Dall’associazione arriva comunque un messaggio che prova a tenere insieme rabbia e speranza. Se chi lo ha portato via dovesse usarlo per salvare una vita, hanno lasciato intendere i volontari, almeno quel presidio non sarebbe stato sottratto invano. Ma la ferita resta. A Parco delle Acacie, da oggi, manca uno strumento che era stato messo lì per tutti.





