Fausto Picone, sindaco di Candida, sfida ieri, 6 giugno 2026, a Palazzo Caracciolo, il presidente uscente Rizieri Buonopane per la guida della Provincia di Avellino. Un voto riservato a sindaci e consiglieri comunali, ma tutt’altro che secondario: in Irpinia pesa sugli equilibri politici, misura alleanze, rapporti personali e capacità di parlare ai territori. Ed è proprio su questa parola, territori, che Picone ha costruito gli ultimi giorni di campagna. «Sarò il presidente dei territori», ha detto, presentando una candidatura «strettamente istituzionale» e, nelle sue intenzioni, oltre i confini dei partiti.
Il voto di secondo livello: la scelta passa da sindaci e consiglieri
Il nuovo presidente della Provincia di Avellino viene eletto con un voto di secondo livello. Dunque niente urne aperte ai cittadini: a decidere sono i sindaci e i consiglieri comunali dei Comuni irpini, con un sistema ponderato in base alla popolazione degli enti rappresentati. Non è la classica campagna elettorale fatta di piazze, comizi e manifesti. Qui contano telefonate, incontri nei municipi, passaggi nei consigli comunali, confronti a margine di riunioni e appuntamenti istituzionali. Tutto più riservato, certo. Ma non per questo meno politico.
Le candidature di Rizieri Buonopane, sindaco di Montella e presidente uscente, e di Fausto Picone, sindaco di Candida, sono state ammesse dall’Ufficio elettorale provinciale dopo la presentazione formale a Palazzo Caracciolo, sede dell’ente. In queste ore il voto serve anche a capire quanto reggano le intese costruite nelle scorse settimane. In una provincia dove il rapporto diretto tra amministratori, spesso, vale quanto le sigle di partito.
Picone contro Buonopane: due sindaci, due reti politiche
Da una parte c’è Buonopane, amministratore di lungo corso, presidente uscente della Provincia, sostenuto, secondo le ricostruzioni della stampa locale, da una parte del Partito democratico, da Noi di Centro e dal Movimento Cinque Stelle. Dall’altra c’è Picone, che prova a proporsi come figura trasversale, vicina all’area di Casa Riformista e sostenuta da riferimenti che guardano a Enzo Alaia, a settori democratici e anche a pezzi del centrodestra, in particolare Forza Italia.
La partita, quindi, non è solo tra due primi cittadini. È anche il confronto tra due modi diversi di intendere la Provincia. Buonopane punta sulla continuità amministrativa e sul lavoro portato avanti nel mandato. Picone, invece, insiste sull’idea di aprire una fase nuova, meno legata agli schieramenti. «Mi sentivo in campo perché sono trasversale», ha spiegato il sindaco di Candida, rivendicando una rete di rapporti costruita negli anni con amministratori di aree politiche diverse. Una frase diretta, ma tutt’altro che casuale. Parla a chi non vuole sentirsi incasellato.
La promessa di Picone: porte aperte, territori al centro e più peso ai consiglieri
Il messaggio di Fausto Picone ruota attorno a tre parole: ascolto, disponibilità e centralità dei consiglieri provinciali. Il candidato ha promesso di «ridare dignità ai consiglieri provinciali», sostenendo che chi siede in Consiglio debba avere un ruolo più forte nel leggere i problemi e nel costruire le risposte amministrative. Non una presenza solo formale, dunque. Ma una partecipazione reale, almeno nelle intenzioni dichiarate. «Le porte già saranno aperte dal 6», ha detto Picone, indicando nel confronto continuo il tratto della sua candidatura.
Nei giorni prima del voto il sindaco di Candida ha intensificato gli incontri nei Comuni, parlando con sindaci, assessori e consiglieri. Sul tavolo temi molto concreti: viabilità provinciale, scuole superiori, manutenzione, collegamenti tra le aree interne. Questioni poco appariscenti, ma decisive per gli enti locali. «Conosco i territori», ha confidato nel confronto politico, provando a trasformare la sua esperienza da amministratore comunale in una carta da giocare nella corsa a Palazzo Caracciolo.
Equilibri irpini alla prova: centrosinistra, civici e aree riformiste
Il voto per la Provincia di Avellino arriva in un momento delicato per la politica irpina, segnato anche dalle trattative sulla nuova giunta comunale ad Avellino e dal confronto interno al cosiddetto campo largo. Per questo la sfida tra Picone e Buonopane viene letta come un test sugli equilibri tra centrosinistra, liste civiche, aree riformiste e centrodestra moderato. A Palazzo Caracciolo non si decide soltanto il nome del presidente. Si misura anche il peso delle relazioni territoriali in vista delle prossime scadenze amministrative.
Picone ha provato a chiudere la campagna con un messaggio rivolto direttamente agli amministratori: «Cerchiamo di impegnarci in questi giorni, in maniera che tutti insieme possiamo scrivere un’altra bella pagina di politica per la nostra Irpinia». Buonopane, dal canto suo, punta sulla continuità e sulla rete costruita durante il mandato. Il risultato dirà quanto contano le appartenenze e quanto, invece, la capacità di parlare Comune per Comune. In Irpinia, spesso, la differenza passa da lì.






