I risultati di un’indagine congiunta tra la Procura di Avellino e l’Istituto Superiore di Sanità sulla contaminazione ambientale e tumori in Irpinia sono stati resi pubblici il 4 novembre 2026, proiettando una luce diretta su un problema che riguarda 86 Comuni della provincia e che chiama le istituzioni locali a risposte concrete e misurabili. Il dossier mette nero su bianco la presenza di 296 siti con potenziali fonti di contaminazione nell’intero territorio, e individua tre Comuni — Atripalda, Avellino e Solofra — come quelli con il massimo indice di rischio combinato tra incidenza tumorale e pressione ambientale.
Un’indagine su 86 Comuni e 296 siti a rischio
Lo studio, condotto dalla Procura di Avellino in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ha analizzato in modo sistematico gli effetti sanitari delle potenziali fonti di contaminazione ambientale presenti nel territorio irpino. Il perimetro dell’indagine coincide con la giurisdizione della Procura avellinese, che abbraccia tutti e 86 i Comuni della provincia di Avellino.
Il dato più immediato e allarmante è quello relativo ai siti censiti: 296 aree con potenziali fonti di contaminazione distribuite su questo territorio. Non si tratta di semplici segnalazioni, ma di luoghi formalmente identificati nell’ambito di un’indagine istituzionale che ha incrociato dati ambientali con dati sanitari, costruendo un quadro di correlazione tra la pressione degli inquinanti e l’incidenza di patologie oncologiche nelle popolazioni residenti.
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Il metodo adottato ha consentito di attribuire a ciascun Comune un indice sintetico che combina la concentrazione di fonti di contaminazione con i dati sull’incidenza tumorale. Il valore massimo, pari a 6, è stato assegnato a tre realtà: Atripalda, il capoluogo Avellino e Solofra. Tre centri tra loro diversi per dimensioni e vocazione produttiva, ma accomunati da una pressione ambientale che l’indagine considera statisticamente rilevante rispetto all’insorgenza di tumori.
Atripalda, Avellino e Solofra: le tre realtà con l’indice più elevato
La convergenza di Atripalda, Avellino e Solofra al vertice della classifica di rischio non è casuale se si considera la storia industriale e infrastrutturale di questi territori. Solofra è storicamente legata alla lavorazione delle pelli, un comparto che ha generato per decenni scarichi e residui difficilmente compatibili con la tutela delle acque e dei suoli. Avellino, in quanto capoluogo, concentra traffico, attività produttive e la maggiore densità abitativa della provincia. Atripalda, contigua al capoluogo e attraversata da importanti assi viari e produttivi, si trova in una posizione di particolare esposizione.
L’indice 6 assegnato a questi tre Comuni rappresenta, nell’ambito dello studio, il livello più critico di sovrapposizione tra rischio ambientale e dato oncologico. Questo non significa automaticamente un nesso causale accertato in sede scientifica — le indagini epidemiologiche richiedono percorsi di validazione più lunghi — ma segnala una priorità d’intervento che le istituzioni non possono ignorare.
La vicesindaca D’Aliasi annuncia il tavolo tecnico permanente
Sul versante istituzionale, la risposta più immediata è arrivata dalla vicesindaca Anna D’Aliasi, che ha annunciato la convocazione di un tavolo tecnico permanente per affrontare l’emergenza. La scelta di strutturare un organismo stabile, e non una risposta episodica, è significativa: indica la consapevolezza che il problema non si esaurisce con la pubblicazione del dossier, ma richiede un monitoraggio continuativo e un coordinamento tra più soggetti — sanitari, ambientali, amministrativi e giudiziari.
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Un tavolo tecnico permanente può svolgere funzioni cruciali: raccogliere e aggiornare i dati sui siti contaminati, coordinare le bonifiche, promuovere campagne di sorveglianza sanitaria attiva e interfacciarsi con l’ASL Avellino e l’ARPAC per le verifiche analitiche sul campo. La sua efficacia dipenderà però dalla frequenza delle riunioni, dalla qualità dei soggetti coinvolti e dalla capacità di tradurre le analisi in azioni concrete con tempi certi.
Il significato dell’indagine per i cittadini irpini
Per chi vive ad Atripalda, Avellino o Solofra — ma anche negli altri 83 Comuni della provincia — la pubblicazione di questo dossier ha un valore che va oltre la dimensione tecnica. Significa che esiste ora una mappa ufficiale dei rischi, costruita da due istituzioni dello Stato, che può essere utilizzata per orientare le politiche di prevenzione, accelerare le bonifiche e rafforzare i programmi di screening oncologico sul territorio.
La questione della contaminazione ambientale e dei tumori in Irpinia non è nuova nel dibattito pubblico locale, ma raramente aveva trovato una base documentale di questa portata. L’indagine della Procura di Avellino e dell’ISS fornisce dati aggregati su scala provinciale che, per la prima volta, consentono un confronto sistematico tra Comuni e una graduatoria di priorità basata su elementi verificabili.
Il passo successivo, atteso dai residenti e dagli amministratori locali, è che il tavolo tecnico annunciato dalla vicesindaca D’Aliasi si traduca rapidamente in un piano operativo: chi bonifica quali siti, con quali risorse e in quali tempi. La disponibilità dei dati è un punto di partenza necessario, ma la tutela della salute pubblica in Irpinia dipenderà dalla qualità delle decisioni che seguiranno.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
