I genitori dei bambini in cura alla cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi di Napoli manifesteranno giovedì 23 luglio, alle 15.30, davanti al nosocomio collinare per chiedere chiarezza sulla gestione del reparto e sul futuro delle cure, dopo settimane segnate da incertezze, trasferimenti in altre strutture e tensioni seguite alla vicenda della morte del piccolo Domenico Caliendo.
La protesta davanti al Monaldi di Napoli
La mobilitazione è stata annunciata dall’associazione costituita da 186 genitori di bambini seguiti nel reparto di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, una delle strutture di riferimento per le famiglie campane e del Sud Italia. L’appuntamento è fissato per il pomeriggio di giovedì, all’ingresso dell’ospedale, dove madri e padri intendono esprimere — spiegano — il proprio dissenso nei confronti della direzione generale sulla gestione della vicenda. Non una protesta generica, nelle intenzioni dei promotori, ma una richiesta precisa: capire cosa stia accadendo a un servizio considerato da loro “essenziale” per bambini spesso fragili, con percorsi di cura lunghi e interventi programmati da mesi. “Vogliamo risposte, non rassicurazioni a metà”, ha confidato uno dei genitori coinvolti nell’iniziativa, sintetizzando il clima che si respira tra le famiglie. In molti, raccontano, vivono da giorni con il telefono in mano, in attesa di indicazioni su visite, controlli e interventi.
Le famiglie: bambini costretti a trasferirsi per cure urgenti
Al centro della denuncia c’è una situazione definita di “grande incertezza”, che secondo l’associazione avrebbe già spinto diversi piccoli pazienti a spostarsi verso altre strutture per ricevere cure urgenti. Alcune famiglie parlano di viaggi organizzati in fretta, cartelle cliniche da raccogliere, contatti con ospedali fuori regione e bambini costretti ad affrontare ulteriori disagi in una fase già delicata. Sono racconti che, al momento, vanno collocati nel quadro delle ricostruzioni fornite dai genitori, mentre dalla direzione sanitaria non risultano, in questa fase, nuovi elementi pubblici sui singoli casi. Il punto, per l’associazione, resta però la tenuta del reparto: “Non possiamo vivere nell’attesa di sapere dove curare i nostri figli”, ha spiegato un’altra madre, riferendosi ai percorsi interrotti o riorganizzati. In queste parole c’è la fatica quotidiana di chi conosce bene corridoi, sale d’attesa, esami preoperatori. E c’è anche la paura che una struttura costruita negli anni attorno a professionalità riconosciute possa perdere continuità proprio quando serve di più.
Il caso del dottor Guido Oppido e la morte del piccolo Domenico Caliendo
Nella nota diffusa dall’associazione emerge anche il “profondo dispiacere” per il trattamento riservato al dottor Guido Oppido, indicato dai genitori come un professionista di grande valore. Il suo nome viene legato alla vicenda della morte del piccolo Domenico Caliendo, caso che ha acceso il confronto interno e pubblico sulla gestione della cardiochirurgia pediatrica. Le famiglie, tuttavia, contestano l’idea che la responsabilità possa essere ricondotta a un solo medico. “Non crediamo che tutto possa essere scaricato su una persona”, hanno fatto sapere, sostenendo di ritenere impensabile che la direzione generale del Monaldi fosse all’oscuro della situazione. Si tratta, va precisato, della posizione espressa dai genitori, mentre eventuali accertamenti formali seguono percorsi distinti e devono basarsi su atti, documenti e verifiche tecniche. Ma sul piano umano la frattura è già evidente: chi ha affidato i propri figli a quel reparto chiede di conoscere passaggi, responsabilità organizzative e decisioni prese nei giorni precedenti e successivi al caso. Solo allora, dicono, sarà possibile ricostruire un rapporto di fiducia.
La richiesta: chiarezza e ripristino del servizio
La richiesta finale dell’associazione è netta: chiarezza sulla vicenda e ripristino di un servizio essenziale per i bambini cardiopatici seguiti al Monaldi. Le famiglie chiedono che vengano indicate tempi, modalità e garanzie per la piena operatività della cardiochirurgia pediatrica, senza lasciare i genitori nell’incertezza tra rinvii, telefonate e soluzioni provvisorie. In un ospedale come il Monaldi, punto di riferimento per patologie complesse, la continuità delle cure non è un dettaglio amministrativo: significa programmare interventi, evitare trasferimenti quando possibile, mantenere un rapporto stabile tra équipe medica, pazienti e famiglie. La manifestazione del 23 luglio alle 15.30 nasce dunque come pressione pubblica, ma anche come appello istituzionale. “Chiediamo solo che i nostri figli possano essere curati qui, con sicurezza e trasparenza”, ha ammesso un genitore, prima di aggiungere che nessuno intende trasformare il dolore in scontro fine a sé stesso. La piazza davanti al Monaldi, giovedì pomeriggio, servirà a dare forma a questa domanda. Una domanda semplice, e per questo difficile da eludere.





