Gli Stati Uniti hanno lanciato nella notte tra giovedì e venerdì una nuova serie di attacchi contro l’Iran, per il sesto giorno consecutivo, colpendo — secondo Washington — obiettivi militari lungo la costa meridionale del Paese, mentre Teheran denuncia danni a infrastrutture civili e la tensione resta alta nello Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il petrolio mondiale.
Raid Usa sull’Iran, Centcom: “Colpite capacità militari”
Il Comando centrale americano, il Centcom, ha spiegato che i raid avevano l’obiettivo di “degradare ulteriormente le capacità militari iraniane”. Nella comunicazione ufficiale si parla di decine di obiettivi: siti di sorveglianza costiera, difese aeree, infrastrutture logistiche militari e mezzi legati alle operazioni marittime. Aerei, droni e navi, secondo la ricostruzione statunitense, hanno operato lungo la fascia costiera del sud dell’Iran, in particolare nelle province di Khuzestan, Bushehr, Hormozgan e Sistan-Baluchestan.
La versione iraniana è diversa. Media di Stato e autorità locali hanno riferito di colpi su ponti, una stazione ferroviaria e l’aeroporto di Iranshahr, nel sud-est del Paese. In Hormozgan, secondo le autorità provinciali, sarebbero morte sette persone. La Bbc, attraverso il proprio servizio di verifica, ha confermato danni al ponte Gariveh, a ovest di Bandar Abbas, collegamento stradale tra Bandar Abbas, Bandar Khamir e Lar. Nei video notturni si vede una fiamma alta sulla carreggiata, con le auto ferme a distanza; nelle immagini del mattino, un tratto d’asfalto ceduto e macerie sparse attorno alla struttura.
Teheran denuncia danni civili e risponde nel Golfo
L’Iran sostiene che gli Stati Uniti abbiano colpito anche la zona dell’isola di Qeshm, Bandar Abbas e Bushehr, dove si trova una centrale nucleare. Alcuni media iraniani hanno parlato di interruzioni di corrente nella provincia di Hormozgan, attribuite ai danni alla rete elettrica provocati dagli attacchi. Il Centcom, nella sua nota, non ha citato ponti o infrastrutture civili tra i bersagli. Alla richiesta di chiarimenti, riferisce la Bbc, non è arrivata per ora una risposta pubblica.
I Guardiani della rivoluzione iraniana hanno dichiarato di aver reagito colpendo siti radar per la sorveglianza marittima statunitense in Oman, oltre a obiettivi in Kuwait e Bahrein. La stessa forza militare ha rivendicato anche un attacco contro un centro di comando per operazioni speciali Usa ad al-Tanf, in Siria, vicino al confine con la Giordania: sarebbe stata, secondo Teheran, una risposta all’uccisione di soldati iraniani avvenuta due giorni prima. Né Washington né Damasco hanno commentato la rivendicazione. Più tardi, l’esercito giordano ha fatto sapere di aver abbattuto tre missili iraniani, senza vittime né danni.
Stretto di Hormuz chiuso, timori per energia e traffici
La crisi ruota anche attorno allo Stretto di Hormuz, chiuso di fatto da Teheran dopo gli attacchi statunitensi e israeliani. È un passaggio stretto, ma decisivo: da lì transita una quota rilevante del petrolio esportato dal Golfo. Il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, ha ammesso giovedì sera la propria preoccupazione per le forniture globali. “Dobbiamo essere preoccupati, e io lo sono, se la situazione non migliora nelle prossime settimane”, ha detto.
Il Centcom ha inoltre riferito che i marines hanno abbordato una petroliera nel Golfo di Oman nell’ambito del rinnovato blocco dei porti iraniani, iniziato martedì notte. Tre navi commerciali, secondo gli Stati Uniti, sarebbero state “reindirizzate” mentre tentavano di violare il blocco. Venerdì, l’United Kingdom Maritime Trade Operations ha segnalato che una petroliera era stata colpita il giorno precedente da un proiettile non identificato vicino a Khasab, in Oman; l’equipaggio risulta in salvo. In passato, tra il 13 aprile e il 18 giugno, le forze americane avevano disabilitato nove imbarcazioni e reindirizzato oltre 140 navi, sempre secondo dati diffusi da Washington.
Diplomazia in bilico, Cina e Pakistan chiedono negoziati
Mentre gli attacchi si allargano, Cina e Pakistan hanno chiesto a Stati Uniti e Iran di fermare i combattimenti e tornare al tavolo. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha detto giovedì che Donald Trump resta aperto alla diplomazia, pur mantenendo una linea dura. “Il presidente li riterrà responsabili quando voltano le spalle alle parole date agli Stati Uniti”, ha spiegato ai giornalisti, aggiungendo però che “è sempre aperto alla diplomazia”. Poi il punto politico: “Non permetterà loro di sparare sulle navi nello stretto senza pagarne le conseguenze”.
Da Teheran, il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha detto mercoledì che l’Iran non ha “nessuna ragione” per rispettare un accordo che non porti benefici al Paese. La sicurezza nazionale, ha aggiunto, dipende dal mantenimento di quelle che ha definito “disposizioni iraniane” nello Stretto di Hormuz. Sullo sfondo resta anche il caso di Dena Karari, cittadina americana che Trump ha detto essere stata liberata dopo una detenzione “ingiusta” iniziata nel dicembre 2024. L’avvocato Jared Genser ha riferito che la donna è in viaggio verso gli Stati Uniti; la magistratura iraniana, però, ha negato che vi sia stato un rilascio o uno scambio di prigionieri dalle proprie carceri.





