Panorama

Dai blockbuster di Hollywood al cinema d’autore: i ruoli indimenticabili di Sam Neill

Sedia da regista vuota in un cinema, con cappello beige e camicia azzurra, accanto a fossili e pennello
Una sedia da regista vuota con cappello e camicia, tra poltrone deserte e un fascio di proiezione, evoca un addio al cinema d’avventura.

Sam Neill, attore neozelandese noto al grande pubblico per il ruolo del paleontologo Alan Grant in Jurassic Park, è morto all’età di 78 anni: la notizia, diffusa oggi, chiude una carriera lunga oltre quarant’anni, costruita tra Hollywood, cinema d’autore, televisione britannica e produzioni internazionali che ne hanno fatto uno dei volti più riconoscibili del grande schermo.

Sam Neill, da Damien a Hollywood: gli inizi di una carriera fuori schema

Prima dei dinosauri, prima del cappello impolverato e dello sguardo incredulo davanti al brachiosauro di Steven Spielberg, Sam Neill aveva già attraversato generi molto diversi. Uno dei suoi primi ruoli di peso arrivò nel 1981, quando interpretò Damien Thorn, l’Anticristo adulto, in The Omen III: The Final Conflict. Un personaggio cupo, distante, che contribuì a fissare nell’immaginario quel volto elegante e ambiguo, capace di passare dal fascino alla minaccia in pochi secondi.

Nato in Irlanda del Nord e cresciuto in Nuova Zelanda, Neill portava con sé una recitazione asciutta, mai troppo caricata. Negli anni Ottanta si impose con una presenza diversa da quella delle star americane del periodo: meno muscolare, più trattenuta. Nel 1989 recitò accanto a Nicole Kidman nel thriller psicologico Dead Calm, diretto da Phillip Noyce, film che consolidò la sua credibilità internazionale. Tre persone su una barca, il mare aperto, la tensione che sale piano. Neill funzionava anche lì, nel silenzio.

Il successo con Jurassic Park e il ritorno di Alan Grant

Il ruolo che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita arrivò nel 1993, con Jurassic Park, diretto da Steven Spielberg e tratto dal romanzo di Michael Crichton. Nei panni del dottor Alan Grant, paleontologo scettico e poco incline ai bambini, Sam Neill divenne il punto di equilibrio umano in un film dominato da effetti speciali, paura e meraviglia controllata. Accanto a lui c’erano Laura Dern, Jeff Goldblum, Richard Attenborough e Martin Ferrero.

La scena in cui Grant vede per la prima volta i dinosauri vivi resta una delle immagini più citate del cinema popolare degli anni Novanta. Neill non gridava, non cercava la battuta a effetto: abbassava gli occhiali, restava senza parole. Bastava quello. Nel 2001 tornò nel ruolo in Jurassic Park III, mentre molti anni dopo, nel 2022, riprese ancora una volta il personaggio in Jurassic World Dominion, insieme agli altri protagonisti originali della saga. Fu, per molti spettatori, un congedo affettuoso. “Un ultimo giro”, avrebbe detto qualcuno sul set.

Dal cinema d’autore a The Piano: un attore difficile da incasellare

Ridurre Sam Neill a Jurassic Park, però, sarebbe ingiusto. Nel 1990 apparve accanto a Sean Connery in Caccia a Ottobre Rosso, thriller sottomarino diretto da John McTiernan, in cui interpretava il capitano Borodin. Tre anni dopo, nello stesso periodo del successo spielberghiano, prese parte a Lezioni di piano (The Piano) di Jane Campion, film vincitore della Palma d’Oro a Cannes e di tre Oscar. Un’opera lontana dai blockbuster, ruvida, intima, costruita su silenzi e desideri trattenuti.

Quella doppia presenza, nel cinema commerciale e in quello d’autore, raccontava bene la sua traiettoria. Neill poteva muoversi in produzioni ad alto budget senza perdere misura, e allo stesso tempo adattarsi a film più severi, dove ogni gesto pesava. Nel 1997 si spinse anche nello spazio con Event Horizon, thriller fantascientifico diventato negli anni un titolo di culto. L’anno dopo interpretò Merlino nella miniserie televisiva Merlin, ruolo ripreso poi nel seguito del 2006. Un’altra trasformazione, senza troppe smancerie.

Peaky Blinders, gli ultimi ruoli e l’eredità di Sam Neill

Negli ultimi anni Sam Neill aveva trovato una nuova generazione di pubblico grazie alla televisione. In Peaky Blinders, serie della BBC, interpretò il maggiore Chester Campbell, poliziotto duro, vendicativo, ossessionato dal controllo. Di fronte al Tommy Shelby di Cillian Murphy, il suo personaggio portava in scena una violenza fredda, istituzionale, quasi burocratica. Non era un villain sopra le righe. Era peggio: sembrava credere davvero nella propria missione.

Tra i lavori più recenti figurava anche la serie Apples Never Fall, mystery drama con Annette Bening, ulteriore conferma di una carriera rimasta attiva fino agli ultimi anni. Attore di cinema, televisione e teatro, Neill non cercò mai di restare prigioniero di un solo ruolo, anche se Alan Grant lo rese familiare a milioni di spettatori. Con il cappello in testa, la camicia azzurra e quello sguardo a metà tra scienza e stupore, è lì che molti continueranno a ritrovarlo. Ma dietro quel paleontologo c’era molto di più: un interprete solido, mobile, capace di attraversare generi diversi senza perdere la propria voce.

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