Panorama

Teheran si ferma per l’addio all’ayatollah Khamenei

Folla in abiti neri con bandiere nere e transenne davanti al Grand Mosalla di Teheran, sotto cielo grigio
Migliaia di persone in nero si radunano davanti al Grand Mosalla di Teheran per una commemorazione funebre.

A Teheran, sabato mattina, migliaia di persone vestite di nero si sono radunate davanti al Grand Mosalla per il primo giorno delle commemorazioni funebri dell’ex guida suprema iraniana Ali Khamenei, ucciso a fine febbraio nei raid congiunti di Stati Uniti e Israele, mentre le autorità preparano sei giorni di cerimonie tra Iran e Iraq e una sepoltura prevista giovedì a Mashhad.

Folla al Grand Mosalla per l’ultimo saluto ad Ali Khamenei

Nel grande complesso religioso del Grand Mosalla di Teheran, fin dalle prime ore del mattino, file compatte di fedeli e sostenitori del sistema islamico hanno atteso di rendere omaggio alla salma di Ali Khamenei, esposta per tre giorni nella capitale. Bandiere nere, ritratti dell’ex leader e slogan contro gli Stati Uniti hanno accompagnato l’avvio di una cerimonia costruita nei dettagli, sotto un forte dispositivo di sicurezza e con ampie aree del centro cittadino chiuse al traffico.

Le autorità iraniane prevedono, secondo le stime diffuse alla vigilia, una partecipazione complessiva tra 15 e 20 milioni di persone nelle commemorazioni previste in Iran e in Iraq. Numeri che, se confermati, collocherebbero il funerale tra i più imponenti mai organizzati in rapporto alla popolazione del Paese. “Siamo venuti perché avevamo promesso alla guida suprema che saremmo rimasti con lui fino alla fine”, ha detto all’Afp Reza, 37 anni, professore, nel cortile del Mosalla. Poi una pausa, quasi a cercare le parole: “Per anni abbiamo detto che avremmo dato la vita per il leader, ma è stato lui a sacrificarsi per noi”.

Slogan contro gli Stati Uniti e richieste di vendetta

La morte di Khamenei, avvenuta secondo la ricostruzione ufficiale durante gli attacchi israelo-statunitensi di fine febbraio, ha segnato una nuova fase nello scontro regionale e ha lasciato un’impronta profonda nella propaganda interna iraniana. Sabato, tra la folla, il tema della vendetta è tornato più volte, gridato nei cori e ripetuto nelle dichiarazioni raccolte dalle agenzie internazionali.

“Chi è qui vuole vendicare il sangue della propria guida suprema”, ha confidato a Reuters Arash Rahimi, 40 anni, uno dei partecipanti alla cerimonia. “Come ha detto il nostro leader, abbiamo un conto di sangue con gli Stati Uniti. I nostri rapporti con Washington non saranno mai buoni”. Parole dure, pronunciate mentre dagli altoparlanti venivano diffusi canti religiosi e messaggi di fedeltà alla Repubblica islamica. In quel momento, tra i presenti, molti tenevano in mano fotografie di Khamenei e piccoli cartelli con richiami alla “resistenza”.

Il contesto resta teso. Il presidente americano Donald Trump, parlando venerdì dei negoziati per fermare il conflitto, ha sostenuto che il governo iraniano sarebbe “ansioso di chiudere” un accordo di pace dopo una prima intesa preliminare. Poi la frase destinata a far discutere: “Abbiamo dato loro una settimana libera per il funerale, perché siamo gentili”. A Teheran, almeno nelle prime reazioni, quelle parole sono state lette come una provocazione.

Il corteo tra Qom, Najaf e Karbala

Il programma delle esequie prevede una lunga processione religiosa e politica. Dopo i tre giorni al Grand Mosalla, la salma di Ali Khamenei sarà trasferita martedì a Qom, a sud di Teheran, dove un alto religioso sciita guiderà la preghiera funebre a Jamkaran, uno dei luoghi di culto più rilevanti per la tradizione sciita iraniana.

Mercoledì il feretro varcherà il confine e arriverà in Iraq, a Najaf, per una processione presso il santuario dell’Imam Ali, il primo imam dello sciismo. Le cerimonie proseguiranno poi a Karbala, altro centro religioso centrale per milioni di fedeli, prima del rientro in Iran. Solo allora, giovedì, è prevista la sepoltura definitiva a Mashhad, presso il santuario dell’Imam Reza, l’ottavo imam sciita e principale meta di pellegrinaggio del Paese.

Accanto al corpo dell’ex guida suprema, al Grand Mosalla, sono esposti anche i resti di alcuni familiari rimasti uccisi negli stessi raid. Una scelta dal forte valore simbolico, spiegano i media statali iraniani, per legare il lutto personale alla narrazione del sacrificio collettivo. Le commemorazioni non finiranno con la sepoltura: eventi ufficiali sono stati annunciati per i successivi 40 giorni, con iniziative già programmate fino al primo anniversario della tumulazione.

Il ruolo di Mojtaba e le incognite sulla successione

Sul piano politico, l’attenzione resta concentrata su Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex leader e suo successore alla guida della Repubblica islamica. Da quando ha assunto l’incarico, Mojtaba non è apparso in pubblico, alimentando interrogativi sul suo stato di salute e sulla gestione concreta del potere in una fase segnata dalla guerra, dalle trattative con Washington e dalla pressione interna.

La sua eventuale presenza al funerale è considerata una delle incognite principali della cerimonia. Un’apparizione, anche breve, avrebbe un peso politico rilevante: servirebbe a mostrare continuità istituzionale e controllo, dopo mesi di tensione. La sua assenza, invece, aprirebbe nuovo spazio alle speculazioni, già circolate negli ambienti diplomatici e sui media della regione.

Per ora, la regia ufficiale punta sul lutto e sull’unità nazionale. A Teheran, tra transenne, controlli e gruppi arrivati da diverse province, il messaggio è chiaro: trasformare il funerale di Ali Khamenei in una manifestazione di forza della Repubblica islamica. Eppure, dietro la coreografia, restano le domande. Sul futuro della leadership, sul negoziato con gli Stati Uniti, e sulla guerra che ha portato fino a questo lungo addio.

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