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Mano sul trackpad davanti a un laptop con finestra di consenso cookie sullo schermo, su scrivania con tazza e taccuino
Un utente davanti a una schermata di consenso sui cookie: la scelta tra accettare o rifiutare i dati di navigazione.

Google informa gli utenti europei, anche in Italia, attraverso la schermata “Before you continue to Google” che compare prima dell’accesso ai servizi, spiegando oggi, 30 giugno 2026, quali cookie e dati vengono raccolti per mantenere attive le piattaforme, proteggere gli account e gestire contenuti e annunci in base alle scelte sulla privacy.

Google e il consenso sui cookie: cosa vede l’utente

La schermata, mostrata prima di proseguire verso i servizi di Google, chiarisce che l’azienda utilizza cookie e dati per “fornire e mantenere” i propri servizi, monitorare eventuali interruzioni e proteggere gli utenti da spam, frodi e abusi. È il passaggio che molti incontrano aprendo una ricerca, YouTube o altri prodotti del gruppo, spesso in pochi secondi, tra un clic e l’altro.

Il messaggio distingue tra funzioni necessarie e usi aggiuntivi. Se l’utente sceglie “Accetta tutto”, Google potrà impiegare i dati anche per sviluppare nuovi servizi, misurare l’efficacia degli annunci e proporre contenuti personalizzati o pubblicità su misura. Con “Rifiuta tutto”, invece, questi impieghi ulteriori non vengono attivati, almeno secondo quanto indicato nella stessa informativa. Una scelta semplice, in apparenza. Ma con effetti concreti sulla navigazione quotidiana.

Dati, annunci e personalizzazione: la distinzione nel messaggio

Nel testo Google precisa che i contenuti non personalizzati possono comunque essere influenzati da elementi come la pagina visualizzata, l’attività nella sessione di ricerca in corso e la posizione dell’utente. Lo stesso vale per gli annunci non personalizzati, che possono basarsi sul contenuto consultato e sull’area geografica generale, senza ricorrere alla cronologia individuale.

Diverso è il caso dei contenuti e degli annunci personalizzati. In quel caso, spiega l’informativa, entrano in gioco segnali legati all’attività precedente del browser, per esempio ricerche effettuate in passato, risultati consultati o preferenze dedotte dall’uso dei servizi. Google aggiunge che i cookie e i dati possono servire anche ad adattare l’esperienza all’età dell’utente, quando questa informazione è disponibile o rilevante. Un dettaglio non secondario, soprattutto per gli account usati da minori o in contesti familiari.

La piattaforma rimanda poi alla voce “Altre opzioni”, dove è possibile leggere informazioni aggiuntive e modificare le impostazioni. Nel messaggio viene indicato anche l’indirizzo g.co/privacytools, raggiungibile in qualsiasi momento per gestire alcuni strumenti legati alla riservatezza online. È, di fatto, il punto in cui l’utente può uscire dalla scelta rapida e intervenire con maggiore precisione.

Il quadro europeo e il nodo del consenso

La presenza di schermate di questo tipo si inserisce nel più ampio quadro delle norme europee su protezione dei dati personali e consenso informato, a partire dal Regolamento generale sulla protezione dei dati, il Gdpr, applicato nell’Unione europea dal 2018. Le aziende digitali devono spiegare in modo comprensibile quali informazioni raccolgono, per quali finalità e con quali margini di controllo da parte dell’utente.

Negli ultimi anni, le autorità europee per la privacy hanno chiesto alle grandi piattaforme maggiore chiarezza sui meccanismi di accettazione e rifiuto dei cookie, soprattutto quando riguardano pubblicità comportamentale e tracciamento tra servizi diversi. Non si tratta solo di formule legali: la posizione dei pulsanti, le parole usate e il numero di passaggi necessari possono orientare la decisione finale. Anche per questo, ogni modifica alle schermate di consenso viene osservata con attenzione da regolatori, associazioni dei consumatori e operatori del mercato pubblicitario.

Google, nelle sue informative pubbliche, sostiene di offrire strumenti per controllare la personalizzazione degli annunci e la raccolta dei dati. Le autorità, dal canto loro, continuano a valutare se le modalità adottate garantiscano una scelta libera, specifica e informata. È un equilibrio delicato: da una parte servizi gratuiti finanziati in larga misura dalla pubblicità, dall’altra il diritto degli utenti a sapere cosa accade ai propri dati. In mezzo, milioni di clic quotidiani.

Cosa cambia per chi sceglie “Accetta” o “Rifiuta”

Per l’utente comune, la differenza più visibile riguarda la qualità percepita dei risultati e degli annunci. Con “Accetta tutto”, l’esperienza può diventare più aderente alle abitudini di navigazione: ricerche, raccomandazioni e inserzioni tendono a riflettere interessi già mostrati in passato. Con “Rifiuta tutto”, Google dichiara di non usare i cookie per quelle finalità aggiuntive, pur continuando a impiegare dati necessari al funzionamento, alla sicurezza e alla misurazione essenziale dei servizi.

La scelta non impedisce, dunque, l’uso di Google, né cancella ogni forma di trattamento dei dati. Riduce però l’impiego per pubblicità personalizzata e contenuti modellati sul profilo dell’utente, secondo quanto indicato nella schermata. Chi vuole un controllo più fine deve entrare nelle impostazioni, verificare le preferenze salvate e, se necessario, modificarle servizio per servizio.

Resta un punto pratico, spesso trascurato: queste decisioni non sono definitive. Le preferenze sulla privacy digitale possono essere riviste, soprattutto quando si cambia dispositivo, browser o account. E in un ambiente online in cui la profilazione è parte dell’esperienza quotidiana, capire cosa si accetta — o cosa si rifiuta — diventa un gesto meno automatico di quanto sembri.

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