Al Comune scoppia la grana delle indennità


Il sindaco ha rinnovato i “poteri di firma” ai capisettore solo fino al 28 febbraio perché alcuni funzionari hanno chiesto un riequilibrio delle spettanze

La polemica sollevata la scorsa settimana sulle carenze gestionali in tema di personale dalla consigliera di minoranza, Fabiola Scioscia, ha sortito due effetti: l’immediata firma dei decreti di nomina dei capisettore da parte del sindaco e la “scoperta” che, in realtà, sotto la cenere dell’oblìo… covava un bel po’ di brace. 

L’ex delegata al personale della passata amministrazione sembra aver davvero messo il dito nella piaga perché se è vero che la mancanza dei decreti sindacali alla data del 20 gennaio non rappresentava una novità (anche in passato sono stati firmati grosso modo a fine gennaio senza provocare drammi) è altrettanto vero che quest’anno il ritardo aveva, a quanto pare, una ragione ben precisa. E anche piuttosto seria.

Leggendo, infatti, i decreti ci si accorge che, a differenza degli anni scorsi, le nomine non hanno la consueta durata annuale, ma bimestrale, ovvero scadranno il prossimo 28 febbraio. Il sindaco Spagnuolo, infatti, ha conferito solo temporaneamente il cosiddetto “potere di firma” ai capisettore (gli stessi), confermando anche il medesimo trattamento economico del passato spalmato su tredici mensilità. Ricordiamo, infatti, che gli otto capisettore (oltre il segretario comunale che gode di un trattamento a parte) si dividono complessivamente una torta di oltre 73mila euro (59mila euro all’anno a titolo di “indennità di posizione” a cui si aggiunge normalmente un’altra bella fetta di oltre 14mila euro a titolo di “indennità di risultato”), con un minimo di circa 7mila euro fino ad un massimo di 12.500 euro lordi all’anno cadauno. 

Una disparità di trattamento che, però, a qualche caposettore non sta più bene, soprattutto ai responsabili dell’Ufficio tecnico che, rispetto ai colleghi degli uffici amministrativi, percepiscono un’indennità inferiore anche del 40-45% assumendosi, viceversa, responsabilità notevoli, come quella sulla sicurezza dei plessi scolastici, finita recentemente anche al centro di una lunga e complessa indagine della Procura. Il confronto economico, inoltre, non reggerebbe neanche rispetto ad altri colleghi che, invece, pur non avendo responsabilità dirette derivanti dal cosiddetto “potere di firma”, percepiscono ugualmente le “indennità di funzione” che, in alcuni casi, sommate ad altre “indennità di condizione” arrivano anche a toccare i 3mila euro all’anno lordi.

Oltre ai capisettore, infatti, molti altri dipendenti comunali, più di una trentina, percepiscono emolumenti aggiuntivi in busta paga in ragione di specifiche mansioni, che vanno dai cento ai circa tremila euro all’anno. Lo scorso anno, infatti, 29 dipendenti si sono divisi una torta di 11.290 euro per aver lavorato in condizioni di rischio, disagio o aver maneggiato valori. Un’altra mezza dozzina di dipendenti, invece, percepisce una indennità di specifica responsabilità di servizio, attribuita dal proprio caposettore nell’ambito dell’organizzazione interna del proprio settore, che varia fra i 1.300 ed i 2.850 euro lordi all’anno. Ed in più ci sarebbero anche le indennità di reperibilità nei giorni festivi che spettano al personale dell’Ufficio tecnico e della Polizia municipale. 

Insomma, quello relativo al trattamento economico dei dipendenti comunali è un caravan serraglio in cui è davvero complicato districarsi. Un delicato sistema di pesi e contrappesi che se non viene governato adeguatamente può determinare scompensi e malumori. Ed è proprio ciò che si sta verificando al Comune di Atripalda. 

Da alcuni mesi, infatti, al sindaco Spagnuolo sarebbe stato chiesto di bilanciare il trattamento economico dei capisettore, riconoscendo un significativo aumento ai tecnici, altrimenti almeno un paio (quelli ad un passo dal pensionamento), se non tutti e quattro, potrebbero decidere di rinunciare all’incarico, affrontare “senza pensieri” l’ultimo anno di servizio e costringere il sindaco a trovare altre soluzioni per mandare avanti l’Ufficio tecnico. E di questi tempi non sembra proprio una missione facile facile.

Una patata davvero bollente che il sindaco, da par suo, avrebbe deciso di far raffreddare mettendola in freezer fino a fine febbraio, se non addirittura oltre, perché avrebbe ancora altri 45 giorni di tempo prima che il caposettore perda la possibilità di occuparsi dell’ordinaria amministrazione oppure di firmare motivati atti urgenti ed indifferibili.

Trovare  un equilibrio, però, non sembra così facile, soprattutto provando a riuscirci, come pare di capire, a saldi invariati. Il sindaco cioè, preoccupato sia delle possibili contestazioni rispetto ad un eventuale aumento delle indennità ai dipendenti comunali (già finite meno di due mesi fa nell’occhio del ciclone), sia di non allentare i cordoni della borsa, vorrebbe provare a chiudere la partita senza scucire altri soldi, ma ottimizzando quelli già in bilancio destinati alle indennità che, a conti fatti, superano i 100mila euro all’anno, in aggiunta alla retribuzione del segretario comunale. Una cifra non certo bassa se pensiamo che attualmente la pianta organica del Comune conta poco più di quaranta dipendenti, chi più, chi meno, quasi tutti “indennizzati”.

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA



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