Vertenza delle cooperative della Capaldo Spa, l’ex sindaco indagato per concorso in corruzione


Dopo la denuncia del sindacato è finita nel mirino della Procura l’assunzione del figlio del direttore dell’Ispettorato del lavoro, già ristretto ai domiciliari. L’imprenditore si difende: «Non abbiamo beneficiato di alcun favoritismo»

L’ex sindaco Gerardo Capaldo, in qualità di amministratore delegato della “Capaldo Spa”, è indagato dalla Procura di Avellino per concorso in corruzione per aver assunto il figlio di un dirigente dell’Ispettorato del Lavoro di Avellino, l’ing. Renato Pingue, ristretto agli arresti domiciliari nella serata di venerdì scorso con l’accusa di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. E insieme a Gerardo Capaldo è indagato anche Giovanni Attanasio di Salerno, legale rappresentante della “Natana.Doc Spa”, la società che forniva la manodopera per la movimentazione merci alla “Capaldo Spa”. La Procura ha chiesto, inoltre, il sequestro preventivo di 2 milioni di euro, disposto su circa 30 conti correnti riconducibili alle due società per congelare l’eventuale “profitto derivante da condotte ritenute estorsive attuate dai due imprenditori in concorso”. Non è escluso il coinvolgimento di altre persone, forse 14, i cui nomi sono ancora coperti da omissis, tutte indagate per estorsione aggravata, tentata e consumata.

L’inchiesta prende avvio dalla denuncia presentata dall’Usb (Unione sindacale di base) nel febbraio 2016 dopo alcuni mesi di vertenze portate avanti a colpi di manifestazioni e mobilitazioni al fianco dei 129 lavoratori delle cooperative reclutati in subappalto dalla “Capaldo Spa”. La denuncia mirava ad accertare la correttezza dell’operato dell’ing. Renato Pingue, all’epoca direttore facente funzioni dell’Ispettorato provinciale del lavoro di Avellino, nei confronti dell’arch. Valeria Santurelli, funzionario ispettore tecnico e ufficiale di polizia giudiziaria, la cui autonomia di controllo nei cantieri sarebbe stata fortemente condizionata da continue ingerenze e pressioni. Successivamente, nell’aprile del 2016, l’Usb denunciava anche l’assunzione presso la “Capaldo Spa” a tempo pieno ed indeterminato dell’ing. Luca Pingue, figlio del direttore dell’ufficio che avrebbe dovuto verificare ed accertare eventuali irregolarità nella fornitura dei servizi fra le due società, una committente e l’altra appaltatrice.

Le attività investigative, disposte dai sostituti procuratori Cecilia De Angelis e Luigi Iglio e sviluppate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, con l’ausilio di consulenti esterni, hanno fatto emergere che i due imprenditori, con condotte minatorie, avrebbero costretto 83 lavoratori, minacciando finanche il licenziamento, a firmare verbali di conciliazione sindacale e ad accettare liquidazioni inferiori a quelle realmente dovute. Il dirigente statale, invece, avrebbe dato disposizioni affinché nelle comunicazioni ai lavoratori, che riuniti in cooperative svolgevano servizi in favore delle due società, venissero omesse indispensabili informazioni obbligatorie (ai sensi dell’art. 29 del d.lgs. 276/2003) che avrebbero consentito agli stessi di esercitare appieno il diritto di rivalersi per spettanze e contributi mai percepiti.

L’ex sindaco Gerardo Capaldo, attraverso il suo legale, l’avv. Luigi Petrillo, ha osservato che “il sequestro preventivo è frutto di un marchiano errore di fatto e di diritto. Quanto alle ipotesi di corruzione deve escludersi, nel modo più assoluto, che l’ing. Pingue abbia favorito la Capaldo Spa: basti pensare che lo stesso Pingue ha applicato alla ditta penalità per circa 6 milioni di euro nel maggio 2016, subito dopo l’assunzione del figlio ingegnere”. Il dirigente dell’Ispettorato, difeso dagli avvocati Ettore Freda e Giuseppe Fusco, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip Fabrizio Ciccone ha sostenuto che tutte le procedure furono effettuate seguendo scrupolosamente le normative, che le aziende furono pure sanzionate, per cui non ci sarebbe stata alcuna agevolazione. I sostituti De Angelis e Giglio hanno preso due giorni di tempo per decidere se revocare o meno gli arresti domiciliari di Pingue e dissequestrare eventualmente i due milioni di euro.



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