“Spesa sospesa”, Mazzariello raggiunge 150 famiglie, ma avverte: «C’è tanto da fare, subito!»


L’iniziativa finanziata dal consigliere comunale ha intercettato esigenze reali: «Ora tocca al Comune, ma bisogna fare presto perché la situazione è drammatica»

Franco Mazzariello (foto di Sabino Battista)

Si è esaurita nel giro di pochi giorni l’iniziativa “la spesa sospesa” finanziata dal consigliere comunale e presidente de “L’Indipendente”, Franco Mazzariello. E, com’era prevedibile, non è stato difficile intercettare famiglie atripaldesi in difficoltà economiche.

«Da giovedì a domenica sono state circa 150 le famiglie, di cui un centinaio residenti a contrada Alvanite, che hanno ricevuto una busta contenente buoni spesa da utilizzare presso cinque piccole attività cittadine: una macelleria, una pescheria, un ortofrutta e due alimentari – spiega il consigliere –. Pur rispondendo personalmente ad ogni richiesta, mi dispiace non essere riuscito a soddisfarle tutte perché ho dovuto necessariamente fare una selezione in base alle informazioni che mi venivano date, privilegiando in particolare le persone rimaste senza lavoro, le famiglie numerose e gli anziani malati».

Un esperimento, quello della “spesa sospesa”, che ha intercettato un’esigenza primaria ed indifferibile: «In attesa degli interventi statali – ha osservato Mazzariello – c’era bisogno di un aiuto immediato e concreto per l’acquisto di derrate alimentari. Me ne sono reso conto alcuni giorni fa in un supermercato, quando ho visto una donna rinunciare all’acquisto di alcuni alimenti poiché sprovvista del denaro necessario. È stata una scena che mi ha toccato e ho capito che bisognava fare qualcosa subito. E spero che arriveranno presto anche i buoni che il Comune si appresta erogare perché le persone ne hanno davvero bisogno».

Che realtà è emersa? E quanta “fame” c’è ad Atripalda? Domande a cui l’imprenditore oggi riesce a dare una risposta più precisa, anche se preferisce rimandare il discorso a quando l’emergenza sarà finita: «In questi giorni ho visto cose gravi, che certamente racconterò a tempo debito. Per ora mi limito a segnalare che, seppure conoscessi personalmente almeno la metà delle persone a cui ho provveduto personalmente a consegnare i buoni, mi sono reso conto che la situazione è davvero drammatica, gli aiuti non stanno arrivando come dovrebbero e servono interventi più rapidi».



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