Si è spenta Livia Capaldo, colta donna di fede. Oggi pomeriggio la messa del Settimo


La secondogenita della famiglia Capaldo, vedova del “capitano” Maio Di Maio, ha insegnato religione al liceo “De Caprariis”. Il ricordo del prof. Lello La Sala

Livia Capaldo e Mario Di Maio in occasione del matrimonio della figlia Chiara celebrato nel febbraio 2004

Ci ha accompagnato in questi lunghi anni di silenzio, a noi che l’abbiamo conosciuta e che le abbiamo voluto bene, il ricordo di Livia. Che improvvisamente ci lasciò, senza che potessimo neppure salutarla, mentre continuava a vivere in un presente inerte e senza memoria, in un limbo senza passato e senza futuro.

Ciao Livia, arrivederci… avrei voluto dirle allora, abbracciandola un’ultima volta nella sua solenne e un po’ rigida compostezza. Livia, che era sempre Livia e non era più Livia, prigioniera del doloroso crepuscolo che dissolve e abrade ricordi e sentimenti; Livia, la confidente, la collega, l’amica silenziosa e discreta, con la quale si condividevano idee, inquietudini, progetti, sogni, speranze. Tanto era sobria e misurata, quanto era gioviale e sbrigativo il marito Mario, ‘o capitano, con la sua risata larga e il vocione un po’ sopra le righe.

Livia era una donna colta e di profonde letture, salda nella difesa dei valori (la famiglia, la moralità pubblica, il senso del dovere), sostenuta, nella vita familiare e professionale (era stata apprezzata docente di Religione nel Liceo “De Caprariis” di Atripalda), da una fede provvidenziale e salvifica che si sostanziava in concrete azioni di solidarietà. Austera e rigorosa, talvolta poteva apparire (e a taluni appariva) persino ‘severa’: una ‘mistica’ insomma, un po’ demodé, lontana dai modelli semplificati del laicato cattolico, eppure era come pochi sinceramente disposta all’ascolto, a farsi carico dei bisogni, a manifestare sostegno e vicinanza, laicamente aperta al confronto.

Conoscevo da sempre per contiguità topografica, tra via Aversa e via Cammarota, tutti i Capaldo, almeno quelli più prossimi alla mia generazione (Gianpaolo, Mario, Sergio, Mirella, Anna Maria, Brunella) e i fuori quota Consiglia e Gerardo, per precoci e non occasionali frequentazioni ‘pubbliche’, e successivamente anche con il prof. Pellegrino.

Livia, invece, la incontrai alla fine degli anni ’70 grazie a P. Pasquale Caporale ofm (che era per me un amico fraterno e disponibile, prima che il coltissimo uomo di chiesa, esegeta biblico e grande conoscitore delle lingue classiche). Ne nacquero conversazioni e letture in un appassionante sodalizio intellettuale che si spezzò il 27 giugno del 1982. Ma la improvvisa ed inattesa scomparsa di P. Pasquale rese ancora più ricca ed intensa la familiarità con Livia, con Mario, che quando non ne poteva più ci lasciava ai nostri libri, e poi con Checco, Carmen e Chiara, ai quali oggi ancor più mi sento fraternamente vicino.

Fino al buio, al vuoto che ha tenuto Livia in tutti questi anni: Livia che oggi trova la sua pace e incontra quella verità che ha sempre cercato nella fede. Sono certo che nel luogo dell’anima in cui vivono i sentimenti sente il calore di chi le ha voluto e le vuole ancora bene.

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La messa del Settimo sarà celebrata oggi, martedì 15 gennaio, alle ore 18:30 nella chiesa di Sant’Ippolisto.

Raffaele La Sala



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