Realizzata e collaudata la “control room”, riattivato l’impianto di videosorveglianza


Dopo oltre due anni e mezzo di stop, telecamere e rilevatori tornano in funzione, il sindaco: «Insieme alle “sentinelle del territorio” e allo sportello “antiusura e antiracket”, potenziamo il controllo del territorio per garantire più sicurezza e legalità»

La “control room” è ubicata accanto all’ufficio del Comandante della Polizia municipale

L’impianto di videosorveglianza presente sul territorio comunale è stato riattivato. Le undici postazioni di rilevamento e monitoraggio disseminate sul territorio cittadino, dopo una fase di collaudo durata alcune settimane, sono tornate ufficialmente in funzione dopo oltre due anni e mezzo di stop. Ad annunciarlo è il sindaco Giuseppe Spagnuolo.

Sindaco, come mai c’è voluto così tanto tempo?

Nel 2018 è entrato in vigore un nuovo regolamento per il trattamento e la protezione dei dati personali e, perciò, è stato necessario adeguare il sistema di videosorveglianza, attivato nel 2013, alla nuova normativa. 

In particolare?

I passaggi sono stati molteplici. Innanzitutto era necessario, alla luce della nuova normativa, individuare le criticità dell’impianto attraverso una consulenza esterna, reperire le risorse economiche, adeguarlo sotto ogni profilo, con interventi anche piuttosto importanti come la realizzazione di una cosiddetta “control room”, cioè una sala dove ospitare i computer e i monitor sui quali scorrono le immagini riprese dalle telecamere, accessibile esclusivamente a personale autorizzato e qualificato garantendo la protezione dei dati personali.

Perché è stato così complicato allestire la “control room”?

L’impianto è costituito da 11 postazioni di rilevamento oltre quella della Prefettura

Intanto bisognava realizzare una nuova stanza all’interno del Comando di Polizia municipale separata dagli uffici e che avesse un accesso indipendente, eseguire i lavori sia edili che elettrici, realizzare un sistema di aerazione forzata, acquistare ed installare le necessarie apparecchiature, effettuare il collaudo e così via, dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni sia alla Sovrintendenza che alla Prefettura. 

E dove è ubicata?

Abbiamo individuato un locale di fianco all’ufficio del Comandante della Polizia municipale prima utilizzato dagli agenti come spogliatoio. I lavori sono stati ultimati meno di sei mesi fa e nel frattempo è stata individuata un’altra stanza dove sistemare gli armadietti del personale della Polizia municipale.

Come “funziona” l’impianto?

Sul territorio comunale sono dislocate una serie di telecamere, installate fra il 2013 ed il 2017, alcune con funzioni di lettura automatica della targa delle auto, altre cosiddette “di contesto”, cioè di tipo fisso con un’ampia visuale. Le prime sono piazzate all’ingresso di contrada Alvanite, all’inizio di via Manfredi, in via Roma e in via Appia ed hanno sostanzialmente la funzione di verificare in tempo reale la “regolarità” delle auto in transito, cioè intercettare veicoli rubati, non assicurati o non revisionati. Le telecamere fisse, invece, presenti in Piazza, via Fiume, via Manfredi, rotatoria della Maddalena e Alvanite hanno la funzione di sorvegliare ampie zone del territorio o specifici luoghi. Nel 2017, infatti, dopo le ripetute intrusioni notturne all’Ufficio tecnico comunale, decidemmo di ampliare l’impianto esistente con telecamere piazzate in largo Pergola, in piazza Municipio e nella villa comunale. E contiamo di aggiungerne presto altre: una nella piazzetta degli artisti, dove si sono spesso verificati atti di vandalismo, una a contrada Alvanite, nella zona dove si registrano sversamenti abusivi di rifiuti e, per la stessa ragione, un’altra in via Tufarole. I filmati vengono conservati, come per legge, per dieci giorni e sono a disposizione anche degli organi inquirenti. Tutte le telecamere, comunque, saranno collegate anche con le centrali operative delle forze dell’ordine dopo la sottoscrizione di uno specifico patto di “sicurezza urbana” fra le varie istituzioni.

Il fronte sicurezza è tornato recentemente “caldo”…

Il sindaco Giuseppe Spagnuolo

Gli episodi che si sono verificati recentemente ritengo siano isolati e circoscritti e non sintomo di un fenomeno in preoccupante espansione: il tessuto sociale ed economico della nostra città è certamente sano. Tuttavia, non bisogna trascurare che Atripalda, soprattutto per la sua posizione geografica, è esposta a contaminazioni esterne e, quindi, è necessario avere la guardia molto alta, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo, caratterizzato da difficoltà economiche crescenti a causa della pandemia che possono determinare condizioni di fragilità. La riattivazione dell’impianto di videosorveglianza, insieme al progetto di “controllo del vicinato” già operativo ed allo “sportello antiusura e antiracket” di prossima attivazione, può rappresentare una valida risposta alla crescente richiesta di sicurezza e legalità.

Il “controllo del vicinato” sta funzionando?

In più di una occasione, grazie alle segnalazioni dei cittadini, è stato possibile individuare presenze sospette sul nostro territorio, quasi certamente legate ai furti che sono registrati nelle zone più periferiche. Al momento le “sentinelle del territorio” credibili ed affidabili che svolgono costante attività di segnalazione al comando di Polizia municipale sono una decina, ai quali, chi vorrà potrà aggiungersi proponendosi al comandante Giannetta. 

Lo sportello “antiusura e antiracket” in cosa consiste?

Nei giorni successivi all’episodio della bomba carta alla formaggeria di via Fiume il prefetto ha convocato un tavolo tecnico per sollecitare una maggiore collaborazione fra istituzioni e cittadini attraverso il collegamento ad una rete già esistente in altre realtà. Ed è così che abbiamo avviato contatti con “Sos Impresa Avellino”, una associazione iscritta all’albo delle associazioni antiracket e riconosciuta dalla Prefettura, il cui referente avevamo già avuto modo di conoscere all’inizio della pandemia quando c’era necessità di reperire mascherine, all’epoca introvabili. Il protocollo d’intesa che a breve sottoscriveremo consentirà non solo di aumentare il livello di cooperazione fra cittadini ed istituzioni, ma anche di attivare servizi di supporto sia informativo che psicologico per le vittime di truffa, usura e racket.

E nello specifico?

Ad Atripalda, sia presso il Comune che attraverso vari canali di comunicazione, verranno pubblicizzati numeri verdi e contatti utili per chiedere, gratuitamente, ogni tipo di assistenza, anche su come attingere alle misure di ristoro previste dal fondo nazionale antiracket. A breve ci sarà una presentazione ufficiale dello sportello, a cui seguirà una fitta attività di promozione e divulgazione che passerà anche attraverso le scuole, le famiglie e le attività produttive. Chi avesse bisogno di rapportarsi personalmente con i consulenti messi a disposizione dall’associazione c’è una sede operativa nel centro sociale “Pasquale Campanello” di Mercogliano.



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