Musto: «Siamo preoccupati per le conseguenze della pandemia sul settore del commercio»


L’assessore delegato confida: «Molti esercenti, spinti anche da noi, hanno fatto domanda per i “buoni spesa” perché sono in difficoltà. Dispiace registrare sterili polemiche sui social»

La crisi del commercio diventa ogni giorno più grave. Di questo e di altro (buoni spesa, pacchi, controlli e così via) si parla in questa intervista con l’assessore Mirko Musto.

Assessore, i commercianti non ce la fanno più, cosa può fare l’Amministrazione comunale?

«Li capisco e sono preoccupato. Atripalda ha un tessuto economico fortemente dipendente da quello commerciale, composto perlopiù di negozi al dettaglio e, perciò, fra i più colpiti dall’emergenza. E nel commercio sono impiegate come dipendenti tante persone che in questo momento sono fra le prime vittime della crisi. Hanno tutta la nostra solidarietà».

Quindi?

«Dobbiamo fare certamente qualcosa. Per esempio cominciare a riaprire qualche attività il prima possibile ed erogare un sostegno concreto. Detto questo, l’Amministrazione comunale non può fare molto, stiamo verificando se e quando sarà possibile azzerare o quantomeno ridurre i tributi comunali a carico dei commercianti, ai quali dico che l’ultima cosa di cui devono preoccuparsi ora sono proprio i tributi comunali. Personalmente sono in contatto costante con l’assessore regionale allo sviluppo, Corrado Matera, il quale mi conferma che, al momento, non c’è alcuna iniziativa concreta neanche da parte della Regione, ma non appena ci saranno novità mi preoccuperò di informare i commercianti atripaldesi».

Nel settore si nota, però, un certo “scollamento”…

«Preferisco non entrare nelle relazioni che intercorrono fra i singoli o i gruppi di commercianti. Ho notato anche io che in questo periodo i commercianti non parlano con una sola voce, mentre sono dell’avviso che mai come in questo momento ci sia bisogno di essere uniti. Li invito, perciò, a fare squadra».

Ci sono anche tanti commercianti fra i cittadini che hanno presentato domanda per i “buoni spesa”?

«Tanti. E non nascondo che molti, inizialmente restii, sono stati spinti proprio da noi a presentare la richiesta ritenendo che vi fossero le condizioni socio-economiche per vederla soddisfatta».

A proposito di “segnalazioni”, come vi siete regolati, per esempio, sulla distribuzione dei pacchi alimentari?

«Per quanto mi riguarda non ho difficoltà a dire che personalmente ho segnalato all’assistente sociale che lavora al Comune almeno una decina di persone affinché verificasse, attraverso un’indagine, la sussistenza dei requisiti per la consegna del pacco alimentare. E posso assicurare che non c’è stato un solo pacco consegnato a qualcuno che non ne avesse davvero bisogno. Detto questo, se qualcuno, agitando questo aspetto, pensa di offendermi, si sbaglia perché personalmente non ho alcuna difficoltà a rivendicare il fatto di conoscere, e quindi seguire personalmente, molti concittadini con origini umili perché anche le mie lo sono e non me ne vergogno. Mi vergognerei molto, invece, se, per esempio, fossi un ladro e, perciò, invito chiunque fosse a conoscenza di opportunità concesse a persone che non ne avevano diritto a rivolgersi ai Carabinieri. Altrimenti è solo squallida speculazione politica, che ovviamente non accetto e che respingo con forza».

E, su questi aspetti, con l’opposizione consiliare come vi siete rapportati?

«Premettendo che in tragedie come queste non esiste alcuna differenza fra maggioranza ed opposizione perché l’obiettivo comune dovrebbe essere quello di alleviare le sofferenze dei nostri concittadini, tutti i consiglieri comunali avevano ed hanno la possibilità di segnalare casi di necessità, sia per i pacchi alimentari che per i “buoni spesa”. E la minoranza certamente non può dire di non essere stata coinvolta».

Quando per esempio?

«Premesso che a quanto mi risulta il confronto fra consiglieri di maggioranza e opposizione è abbastanza costante, il gruppo consiliare “Noi Atripalda” è stato formalmente coinvolto quando sono stati stabiliti i criteri per l’accesso ai “buoni spesa”. Il giorno prima della pubblicazione dell’avviso, infatti, al Comune si è svolta una riunione per presentare al capogruppo della minoranza una bozza del bando allo scopo di apportare eventuali correzioni e miglioramenti. E né in quella sede, né nelle successive 24 ore sono state presentate proposte di modifica, anzi, fu dichiarato che i criteri individuati erano più che ragionevoli. Ne approfitto, perciò, per invitare tutti i consiglieri di minoranza a farsi vedere più spesso al Comune per dare una mano concreta rispetto alle molte cose da fare visto che in questo momento possiamo contare sulla presenza fisica di quattro soli dipendenti comunali».

A cosa si riferisce in particolare?

«Mi riferisco al fatto che a parer mio nessuno debba scandalizzarsi se in questo periodo un assessore o un consigliere, così come lo stesso sindaco, svolgano mansioni di competenza dei dipendenti, come distribuire gli avvisi ai commercianti o bollinare i “buoni spesa”: ci avrebbe fatto senz’altro comodo poter contare su altre braccia, facendoci guadagnare anche tempo prezioso. Invece di limitarsi alla critica stavolta era davvero il caso di rimboccarsi le maniche. Noi lo abbiamo fatto, lo stiamo facendo e lo faremo fino alla fine dell’emergenza. Dispiace leggere o ascoltare sterili polemiche sui social, chi vuole può aggiungersi a noi in qualunque momento».

Sta parlando della distribuzione dei “buoni spesa”?

«Evidentemente sì. Per quanto ci riguarda abbiamo fatto il possibile sia per individuare criteri quanto più inclusivi possibile sia le più favorevoli condizioni di spendibilità con i tagli da 10 euro anzichè da 25 o 50. Due scelte che hanno comportato un po’ di rallentamento perché da un lato tutte le domande, circa 370, sono state accolte e dall’altro è stato necessario progettare, stampare, bollinare, timbrare, firmare, scrivere a mano il nome dell’assegnatario, imbustare e consegnare circa 8.600 buoni. Mentre parlo con lei i miei colleghi di maggioranza stanno ancora facendo esattamente questo, così come il sindaco ha timbrato personalmente, ad uno ad uno, tutti i “buoni spesa”».

Quanti ne sono avanzati? E come li utilizzerete?

«Abbiamo soddisfatto tutte le richieste pervenute e sono avanzati circa 6-700 buoni, pari a 6-7mila euro. Quasi certamente la settimana prossima pubblicheremo un nuovo avviso, dando priorità a chi eventualmente non ha ricevuto ancora nulla. Nel frattempo, naturalmente, avvieremo i necessari controlli per verificare se quanto dichiarato con l’autocertificazione risponde al vero e nei casi in cui dovessimo riscontrare difformità non ci sottrarremo dal segnalarle alle autorità competenti».

E come va l’approvvigionamento di derrate alimentari da inserire nei pacchi?

«Finora abbiamo avuto una consegna importante da parte di Conad e altre sono pronte quando ve ne sarà necessità. Sono d’accordo con la collega De Vinco che quando le derrate per i pacchi cominceranno a scarseggiare avviseremo le altre aziende che si sono già dichiarate disponibili a rifornirci gratuitamente. Ma tanto stanno anche facendo sia alcuni imprenditori con le donazioni che i cittadini con la “spesa solidale”, per cui posso rassicurare tutti che i pacchi alimentari difficilmente mancheranno».

Un’ultima cosa sui controlli: come stanno procedendo e con quali risultati?

«Fino al 15 aprile sono state fermate 907 persone, 3 delle quali sono state denunciate, mentre gli esercizi commerciali controllati sono stati 289, uno dei quali è stato chiuso perché non rispettava le misure restrittive in vigore. I Vigili urbani, nonostante l’organico sottodimensionato, stanno facendo fino in fondo il proprio dovere e, se tutto va bene, dal mese prossimo si aggiungerà la nuova unità già selezionata attraverso la procedura di mobilità».



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