Federica Ammaturo dal Pontefice per discutere di sviluppo sostenibile e futuro dell’umanità


La 23enne, insieme ad altri duecento giovani studenti e imprenditori provenienti da tutto il mondo, ha partecipato alle giornate di studio promosse dal Papa

Federica Ammaturo, 23 anni, ha partecipato al villaggio tematico “Agricoltura e Giustizia”

Federica Ammaturo, da giovedì 19 novembre fino a domenica 22, ha partecipato in qualità di delegata al convegno “The Economy of Francesco”, una “chiamata” partita direttamente da Papa Francesco il quale ha coinvolto 2000 giovani economisti, ricercatori, imprenditori di tutto il mondo per riflettere su un nuovo modo di pensare lo sviluppo, non più basato sulla mera crescita economica ma volto a modelli più sostenibili e rispettosi delle persone e dell’ambiente. Federica, che fa parte del Meg Italia (Movimento Eucaristico Giovanile), ci racconta i dettagli di questa splendida esperienza.

Come è nato il tuo coinvolgimento nel convegno “the economy of Francesco”?

Il mio coinvolgimento è avvenuto attraverso una “chiamata” di Papa Francesco! Ovviamente è solo una metafora per dire che il Papa, spinto dalle contraddizioni che viviamo nel mondo, ha lanciato un invito a giovani ricercatori, economisti e imprenditori di tutto il mondo, per riunirsi e discutere in modo nuovo di economia e sviluppo. Circa un anno fa è stato bandito un concorso per la partecipazione a questo evento che si sarebbe tenuto a marzo ad Assisi. Io ero in partenza per l’India, dove avrei speso due mesi per la ricerca della mia tesi che ha trattato la relazione tra aree urbane e rurali e delle conseguenze socioeconomiche ed ecologiche dovute a processi di sviluppo troppo incentrati sull’accumulazione delle risorse, sul consumo di suolo e sull’esclusione sociale, specialmente nelle aree in transizione. Pur non essendo un economista, ma un pianificatore territoriale, ho pensato di fare domanda e dopo qualche mese sono stata selezionata, insieme a 2000 giovani che da tutti i continenti, sono stati coinvolti.

Il Covid ne ha condizionato l’organizzazione?

Il COVID ha ovviamente condizionato anche questo evento. Posso dire però che più che averlo limitato, ne ha allargato gli orizzonti. La conferenza di marzo, spostata a novembre, nella speranza di poterci vedere dal vivo ad Assisi, è poi diventata un evento completamente online; nonostante ciò, in primavera tutti noi giovani iscritti siamo stati coinvolti in un vero e proprio percorso fatto di seminari, lavori di gruppo e scambi di opinioni tra noi ed esperti internazionali che ci ha accompagnato fino ad oggi. In più, l’evento finale è diventato automaticamente disponibile a tutti, attraverso le dirette streaming.

Di cosa avete discusso durante questi appuntamenti?

Il “villaggio” tematico a cui ho preso parte, “Agricoltura e Giustizia”, è stato un gruppo di lavoro molto attivo e ha organizzato incontri sulla problematica del giusto prezzo dei prodotti alimentari e sui diritti dei lavoratori dell’agricoltura, ma anche su agricoltura sociale, sul ruolo delle donne nella gestione delle aziende agricole nel sud del mondo, fino ai diritti delle comunità indigene. Abbiamo incontrato docenti universitari, imprenditori, esperti del mondo della cooperazione internazionale e delle Nazioni Unite, per poi scrivere delle proposte per uno sviluppo più sostenibile che sono state consegnate al Papa e potrebbero essere il punto di partenza per un cambiamento reale. 

Qual è la tua idea riguardo uno sviluppo sostenibile?

La mia idea di sviluppo sostenibile si inserisce in queste grandi tematiche, e tiene conto soprattutto dell’armoniosa relazione tra uomo e ambiente, raggiungibile attraverso la progettazione condivisa tra tutti i gruppi sociali a livello locale, che possa trasformare il nostro habitat con rispetto. Credo anche che, come ci suggerisce la spiritualità francescana l’umanità di oggi abbia bisogno di indagare sulle sue aspirazioni e le sue priorità economiche. Guardando al mondo come ad una casa, e noi che la abitiamo come una madre che se ne prende cura, possiamo riflettere su se siamo ancora disposti a trattare iniquamente i nostri figli e scambiare la salute della nostra famiglia con un conto in banca sempre in crescita. 



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