Cimitero saturo, emergenza confermata da tutti: necessario l’intervento della Sovrintendenza


I presidenti delle due società di mutua assistenza cittadina invitano l’Amministrazione a risolvere l’annoso problema. Del Mauro annuncia l’avvio della rotazione per ottobre, ma una soluzione definitiva ancora non s’intravede

Vista dall’alto del cimitero cittadino (foto Antonio Cucciniello)

Il tema della capienza ormai davvero molto limitata del cimitero cittadino è annoso. Già nel 1986, dalle colonne del settimanale “il Ponte”, in occasione della Commemorazione dei defunti, Gabriele De Masi si chiedeva provocatoriamente “Il morto dove lo metto?”. La copia dell’articolo, rispolverata proprio pochi giorni fa da Gioso Tirone e pubblicata su facebook, dimostra come in 32 anni non sia stata trovata una alternativa definitiva alla cronica carenza di spazio per la sepoltura dei cari estinti.

Alcune settimane fa, l’ex assessore e vicesindaco della giunta Laurenzano, Maurizio De Vinco, ha richiamato nuovamente l’attenzione sulla questione, denunciando, tra l’altro, l’episodio che una famiglia è stata costretta a cremare la salma di un proprio congiunto perché non avrebbe trovato un loculo libero, né comunale, né privato.

Un articolo di Gabriele De Masi pubblicato da “il Ponte” nel 1986 e rispolverato pochi giorni fa da Gioso Tirone

Una preoccupazione condivisa dai presidenti delle due istituzioni filantropiche di Atripalda: “L’Indipendente”, presieduto da Fabio Fusco, e “La Filantropia”, guidata da Umberto Colantuoni. Entrambi hanno confermato quanto denunciato da De Vinco: nel cimitero, attualmente, non c’è nessun loculo comunale libero, mentre quelli privati sarebbero pochissimi. Addirittura Fusco rilancia: «Il cimitero ormai è dimenticato da tutti, nonostante i nostri continui appelli. E’ saturo, ma questa vicenda è nota non da una settimana, ma da anni. L’unica soluzione è quella che l’Amministrazione si adoperi al più presto per spostare i resti dei defunti, conservati nei loculi da trent’anni, negli ossuari e liberare così nuovi posti. Ma dubito che l’operazione verrà effettuata presto». Sulla stessa lunghezza d’onda di Fusco, comunque, anche Colantuoni, presidente de “La Filantropia”: «Noi abbiamo disponibili soltanto 26 loculi. Un numero davvero esiguo. E’ necessario effettuare la rotazione. E anche qualche intervento di manutenzione più preciso». Non ci resta che prendere in prestito una battuta effettuata dai due presidenti: “La soluzione è morire altrove”.

Battute a parte, l’Amministrazione comunale, chiamata in causa dalle società di mutua assistenza, non si nasconde dietro un dito: «La rotazione dei loculi è bloccata da oltre 20 anni – ammette l’assessore delegato Massimiliano Del Mauro -. Come amministrazione ci stiamo impegnando a fondo per effettuare finalmente questa pratica, consapevoli però, ed è bene che lo sappiano sia i cittadini che i presidenti delle diverse associazioni coinvolte, che il Comune dispone di soli 280 loculi sui circa 10.000 che occupano il cimitero. Effettuando la rotazione, ovvero spostando negli ossuari che abbiamo a disposizione i resti dei defunti conservati nei loculi da oltre trent’anni, potremmo liberare circa trenta posti – continua Del Mauro – quindi si rende necessario che la stessa operazione venga effettuata anche dalle altre parti in causa se si vuole ottenere un risultato più importante». L’Amministrazione, a riguardo, avrebbe già tutta la documentazione pronta: «Le raccomandate che spediremo alle famiglie interessate sono già pronte. I termini entro cui è possibile effettuare la rotazione, però, vanno dal 1° ottobre fino al 30 aprile. Quindi non credo che riusciremo ad avviare l’iter già in queste settimane. Sicuramente, però, lo faremo nei primi giorni del mese di ottobre». Un’operazione che però non risolverebbe interamente il problema: «Con la rotazione avremo soltanto una piccola boccata d’ossigeno considerando che ogni anno si registrano circa ottanta nuovi ingressi. Di più non possiamo fare, e lo sanno bene anche i presidenti delle varie associazioni».

Viene, però, da chiedersi se è possibile un ampliamento del cimitero, cioè se è possibile allargare il perimetro e ricavare altro spazio. E a quanto pare i progetti di ampliamento non sono mancati, come conferma proprio l’assessore: «Nel 2017 abbiamo ricevuto una buona offerta da parte di un’impresa specializzata nell’edilizia cimiteriale. Dopo vari studi, però, la trattativa si è arenata. La causa principale di questo improvviso stop è da individuare nel confinamento del cimitero con alcuni terreni vincolati dalla Sovrintendenza. Durante la trattativa, inoltre, i responsabili dell’impresa si offrirono addirittura di pagare ogni tipo di attività necessaria per accertare se quei terreni celavano qualche reperto storico». Nel frattempo l’Amministrazione è sempre vigile su possibili finanziamenti: «La struttura necessiterebbe di interventi piuttosto profondi. Basti pensare che una parte del cimitero risale addirittura all’800. Noi, però, già facciamo il massimo, sostenendo costi piuttosto ingenti a fronte di entrate pari a zero. Per questo motivo stiamo in attesa di opportuni finanziamenti». Finanziamenti che a volte possono provenire anche dai privati: «Purtroppo in tutta Italia il cimitero è diventato un business e per un’Amministrazione, spesso bersaglio di numerose critiche ingiuste, non è facile intervenire. A volte, però, giunge un insperato aiuto dai privati. E’ quello che è accaduto con la famiglia Iervolino, che ha finanziato il rifacimento del viale principale investendo una grossa cifra. A loro, ancora una volta – conclude Del Mauro -, va sempre il ringraziamento dell’Amministrazione e dell’intera città».

E nel dibattito è intervenuto spontaneamente anche Antonio Aquino, ex socio de “La Filantropia”, a ribadire l’emergenza che vive la struttura anche sotto altri aspetti: «Manca soprattutto un terreno per l’inumazione, indispensabile se durante le operazioni di rotazione si verifichi il caso di una salma non ancora definitivamente mineralizzata. In alcune occasioni, infatti, per trasferire i resti del defunto dal loculo all’ossuario non sono sufficienti trenta anni, soprattutto quando viene utilizzata una bara in zinco. Secondo me è opportuno cercare un compromesso con la Sovrintendenza perché la situazione è davvero al limite ed occorre individuare al più presto una soluzione condivisa da tutte le parti».



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