Chiesto il processo per il consigliere Landi, accusato di abusivismo finanziario in concorso


La Procura di Avellino ha confermato i capi di imputazione formulati a Como: a maggio l’udienza preliminare

Domenico Landi è stato assessore alle finanze nella giunta di Paolo Spagnuolo dal 2012 al 2017

La Procura di Avellino, confermando in toto l’impianto accusatorio della Procura di Como, ha chiesto il rinvio a giudizio per 25 persone, fra le quali figura il consigliere comunale Domenico Landi, ritenute a vario titolo coinvolte in una attività internazionale finalizzata al collocamento di prodotti finanziari abusivi nonché alla truffa ed al riciclaggio. I pubblici ministeri avellinesi Fabio Del Mauro e Roberto Patscot, titolari del fascicolo trasmesso per competenza territoriale dai colleghi comaschi nel luglio dello scorso anno, hanno ottenuto nei giorni scorsi dal giudice per le indagini preliminari, Marcello Rotondi, il decreto di fissazione dell’udienza preliminare per il 6 maggio prossimo. La Procura di Avellino, nel frattempo, attraverso il giudice per le indagini preliminari Paolo Cassano, aveva confermato anche le misure cautelari già disposte dalla Procura di Como, sequestrando somme e beni nella disponibilità degli indagati per oltre 2 milioni di euro, di cui oltre 37mila euro a Domenico Landi.

Delle 25 persone indagate, 16 vengono accusate di associazione a delinquere (art. 416 c.p.) “perché si associavano fra loro al fine di commettere plurimi delitti di abusivismo finanziario, riciclaggio e truffa che seguono attraverso una collaudata e stabile organizzazione”, collocando prodotti finanziari attraverso una rete di consulenti finanziari ritenuti abusivi. Domenico Landi è accusato, invece, in concorso con altri indagati, di “aver svolto senza abilitazione, in maniera professionale e continuativa, attività di offerta al pubblico di prodotti finanziari di investimento e/o di gestione collettiva del risparmio per conto di società non autorizzate ad operare in Italia (art. 110 c.p. e 166 T.u.f.), con l’aggravante del reato transnazionale consumato con il contributo di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività in più di uno Stato nonché di una rete finanziaria per il tramite delle quali veniva effettuata in Italia un’attività abusiva di collocamento di prodotti finanziari, nonché plurime operazioni di truffa e riciclaggio, fra l’aprile 2014 e l’agosto 2017”.

Le indagini, anche di natura tecnica, e gli accertamenti economico-patrimoniali avrebbero fatto emergere come i gestori ed i loro sodali fossero riusciti ad effettuare una raccolta di denaro sulle piazze di Avellino, Milano, Napoli, Caserta, Bari, Campobasso, Catania, Potenza e Matera, attraverso oltre 750 contratti di investimento fatti sottoscrivere a circa 350 clienti-risparmiatori, per un valore complessivo stimato in 22 milioni di euro, dirottando le somme verso conti correnti esteri, non destinate alle attività di investimento proposte, bensì ripartite tra i componenti dell’organizzazione ed in parte utilizzate per pagare gli elevati rendimenti sugli investimenti sottoscritti dai vari clienti, anche al fine di stimolare la raccolta di ulteriori somme di denaro presso il pubblico.

Alcuni degli indagati, nel frattempo, su suggerimento dei propri legali, avrebbero già provveduto a restituire alle vittime le somme investite e si preparano nell’udienza del prossimo 6 maggio a chiedere il rito abbreviato dichiarando di non essere mai stati a conoscenza della frode e di aver comunque rivestito un ruolo marginale. Tuttavia, se la Cassazione, chiamata ad esprimersi il prossimo 29 gennaio, accoglierà l’eccezione di competenza sollevata dalla Procura di Modena, destinataria di un’altra parte del fascicolo, non è escluso che il procedimento possa essere nuovamente riaccorpato e riaffidato alla Procura di Como.



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