Evangelista: Il Partito democratico deve cambiare
La neo-segretaria punta a ricomporre le divisioni
interne ad e costruire un partito nuovo
È la più grande scommessa ed, insieme, la svolta che il Partito democratico di Atripalda abbia messo in campo da un anno a questa parte: Luana Evangelista, 23 anni, proveniente direttamente dalla Sinistra giovanile dei Diesse, ha il compito di guidare e cambiare il partito. La sua elezione a segretario, sostenuta in particolare dalla corrente che fa riferimento al consigliere comunale Luigi Tuccia, è avvenuta, giovedì scorso, a maggioranza (13 favorevoli, 5 astenuti, 1 nullo e 7 assenti), in un clima fortemente logorato da trattative, ripensamenti e tradimenti, tanto da indurre quasi tutta la componente ex Margherita ad astenersi dalla votazione. E il compito di Evangelista è diventato, perciò, ancora più difficile e impegnativo di prima: più che costruire un nuovo partito è necessario anzitutto ricostruire una serie di rapporti fortemente compromessi da quest’ultima esperienza. Il nuovo segretario è molto giovane, forse troppo secondo qualcuno, e anche poco noto non solo all’esterno ma anche all’interno del Partito democratico. Però rappresenta una speranza, per il presente e per il futuro, altrimenti il disastro sarà totale perché brucerà anche i semi del partito appena nato. Ed è quello che pensa anche la diretta interessata: «Ho 23 anni, sono qui per dare una svolta, altrimenti avrò fallito. Occorre ragionare in maniera nuova, diversamente da come si è fatto finora e smarcandoci da certe logiche. Io sono pronta».
La sua elezione non è avvenuta all’unanimità:
rammaricata?
«Sono consapevole che c’è una situazione che va affrontata subito cominciando a lavorare immediatamente per ricomporre il conflitto interno. Spero che il senso di responsabilità ci aiuti a superare in fretta questa fase. Al tempo stesso credo che l’astensione che si è registrata sul mio nome non sia una bocciatura, per cui sono serena e fiduciosa».
Lei è molto giovane e anche poco nota politicamente ad
Atripalda…
«Fino all’anno scorso sono stata segretario provinciale della Sinistra giovanile dei Diesse, con ruoli regionali e nazionali. Ma conosco tutti i dirigenti del PD di Atripalda e conosco la situazione politica cittadina. Da segretario, naturalmente, conoscerò tutto e tutti ancor meglio per il ruolo che sono chiamata a svolgere. A me non dispiace l’idea che un segretario, seppur giovane, abbia già avuto esperienze di confronto politico a diversi livelli. E il Partito democratico di Atripalda ha in sé le risorse per affrontare ogni esigenza. Da parte mia è arrivato il momento di dedicarmi esclusivamente al Partito democratico di Atripalda, il circolo sarà per me come una seconda casa. Ma per ottenere i risultati ho bisogno anche di tante persone disposte a darmi una mano».
Che cos’è per lei il Partito democratico?
«Qualcosa che avrebbe già dovuto esserci da tempo. Diesse e Margherita sono complementari anche se hanno tradizioni e culture diverse. Quando si comincerà a parlare meno di nomi e componenti e più dei problemi se ne accorgeranno in tanti. E scontrarsi sui problemi sarà estremamente più interessante e coinvolgente. Certo, non ho la pretesa che tutti lo ammettano, soprattutto coloro che hanno fatto la storia di questi due grandi partiti, ma il Partito democratico è un partito che si fonda soprattutto sui giovani, i quali non hanno mai avvertito grandi distanze fra loro. Io credo che se prevarrà la cultura del confronto la sintesi è possibile, anche sui valori etici, quelli momentaneamente messi da parte perché affrontati oggi avrebbero esposto il partito a malintesi ed incomprensioni inutili».
E la grande sofferenza che si registra da cosa dipende?
«Da un lato è fisiologica e naturale, dall’altro deriva dal modo in cui è nato il Partito democratico, con una classe dirigente fittizia, nominata senza confronto con il territorio, facendo passare l’idea che si dovesse necessariamente essere dirigenti per contare qualcosa. Ed, invece, la parte più bella dell’esperienza politica è nella militanza, e la base conta più della dirigenza. A mio avviso, perciò, il PD andava costruito al contrario, partendo dai territori e non dagli organismi».
Lei arriva direttamente dalla Sinistra giovanile ed è,
perciò, una persona di sinistra?
«Ovviamente».
Cosa significa per lei essere di sinistra?
«Provengo da una famiglia storicamente di sinistra, che mi ha insegnato i valori del rispetto e dell’umiltà. La mia visione del mondo è fondata sull’uguaglianza e sulla solidarietà, senza classificazioni e pregiudizi»
Da chi sarà composta la sua segreteria?
«Ci sto ancora pensando, e nomi, per una questione di rispetto, non posso farne. Sarà comunque una segreteria snella, formata da persone disposte ad impegnarsi. Un gruppo operativo, efficiente, che si farà carico del lavoro quotidiano, gestire le scadenze, seguire determinate questioni tenendo comunque presente che la direzione politica appartiene al Coordinamento ed all’Assemblea».
In quali occasioni riterrà opportuno coinvolgere
l’intera Assemblea?
«Su questioni di interesse generale, sia della città che del partito. Penso, ad esempio, alla questione del mercato o all’intitolazione del nostro circolo cittadino. E, comunque, ogni qual volta se ne avvertirà l’esigenza».
E come intende relazionarsi col sindaco?
«Sarà un rapporto sinergico, di sostegno e di pungolo».
Attualmente, su quali questioni lo sosterebbe e su
quali lo pungolerebbe?
«In questo momento lo sostengo su tutto. La maggioranza è caratterizzata da un forte senso di responsabilità, probabilmente occorre soltanto far crescere il senso di solidarietà. La valutazione complessiva, comunque, è senz’altro positiva, su questioni specifiche non sono ancora in grado di esprimermi perché ho bisogno di ambientarmi, modificare il mio approccio ai vari problemi e seguire con maggiore attenzione l’attività amministrativa».