«Ad Alvanite è morta anche la speranza», l’affondo della 23enne Federica Ammaturo


Autrice di una tesi di laurea sul quartiere, la giovane studentessa offre senza giri di parole le sue considerazioni sull’assemblea di domenica scorsa

Antonio Vitiello e la delegazione dell’Amministrazione comunale (nel riquadro Federica Ammaturo)

Si è consumato l’ennesimo teatrino tragicomico la scorsa domenica nella chiesa di S. Pio a contrada Alvanite.

L’assemblea pubblica, organizzata da alcuni cittadini del quartiere per discutere delle pessime condizioni ormai decennali in cui versa una bella porzione del nostro paese, ha avuto vita breve e, ahimè, triste.

La presenza di esponenti dell’attuale amministrazione della città, ha esacerbato una già precaria situazione che vede il quartiere disunito, passivo, fermo, amareggiato, scontento.

Con una maggioranza che ha tentato di mettere un cappello di ipocrisia sul suo immobilismo ormai noto e un’opposizione pronta a gioire di fallimenti che sono anche il suo stesso prodotto (vedi amministrazione “dell’altro” Spagnuolo) la riunione è proseguita tra lamenti, toni di voce più o meno alti e semi-ammissioni di colpe. Una tra tutte, quella della delegata alle periferie e ai quartieri Venezia, che a più di metà mandato ancora “non ha idea di come muoversi ad Alvanite”.

È penoso sapere che le amministrazioni che si sono susseguite negli anni non abbiano saputo fare ciò per cui le abbiamo elette. Evidentemente elettori ed eletti sono fatti della stessa pasta, scotta direi.

Scotta per chi ormai è rassegnato all’idea che così non si può andare avanti. Sono ancora pochi quelli che se ne sono accorti, purtroppo.

Non molti hanno capito che la linea programmatica inesistente di questa amministrazione come della precedente, non lascia spazio a nulla che sia simile ad una riqualificazione del quartiere Alvanite.

Quest’ultima si può portare avanti in modi che i nostri Spagnuolo, Nazzaro, Palladino, Del Mauro e co. non conoscono: partecipando a bandi nazionali ed europei di varia natura; ampliando l’offerta di trasporto pubblico intelligente, creando micro opportunità di lavoro e collaborazione legate alla manutenzione degli spazi pubblici; attuando politiche sociali mirate; promuovendo processi, e non gli eventi tanto cari all’amministrazione, famosa per Giullarte e per luminarie da ben 20.000 euro che hanno “illuminato” le fioche festività natalizie ad Atripalda; persino sfruttando i risultati (opinabili, ma pur sempre concreti) di amministrazioni ormai dimenticate che hanno proposto un progetto, poi approvato e finanziato, di riqualificazione di una parte della contrada. La rosa di soluzioni possibili è vasta, ma è chiaro che né le competenze, né la lungimiranza possano venire incontro a questi nostri “governatori”.

Ad oggi, il torpore diffuso in cui versa la nostra ex ridente cittadina sembra insuperabile.

Non spererei in una ripresa di questa già zoppicante squadra amministrativa, non solo per le premesse, ma anche perché il tempo stringe e realizzare qualcosa di concreto in quel poco che rimane prima delle prossime elezioni è difficile, soprattutto per trovare soluzioni così complesse, che richiedono riflessioni e competenze.

Oppure, ancora una volta, Atripalda cadrà nella trappola delle promesse e delle finte soluzioni?

Federica Ammaturo



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